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Cosa sta succedendo ai grandi network di comunicazione? Da WPP a Publicis, l’integrazione è partita accorpando in un unico building le differenti sigle. Ma ora sembra non più essere solo logistico il senso. La nuova decisione Ogilvy, infatti, di far confluire in un unico brand le sue diverse sigle apre nuovi scenari. E prima altrettanto fece Havas. Dunque, trattasi solo di integrazione dell’output al cliente, in ottica sinergica, ottimizzazione risorse e saving, o c’è da ipotizzare il disegno di una nuova mappa della competizione globale? Insomma, la concentrazione è auspicabile pro espansione del mercato? Come cambia in tutto ciò il ruolo delle sigle indipendenti?
Peter Grosser, Ad e Presidente Cayenne: “Questo processo non è certo una sorpresa. Il mondo della comunicazione ha subìto un cambiamento enorme nell’ultimo decennio (senz’altro superiore ai 50 anni precedenti) e questo in una fase di netta contrazione dei fee delle agenzie. I grandi network hanno processi di trasformazione più lunghi e quindi faticano più di altri ad avere organigrammi al passo con i tempi. Inoltre, ragionando su risultati di breve periodo, sono stati i primi a non riuscire a contrastare il calo dei compensi. Ciò li ha portati a cercare sinergie di scala, raggruppando le varie sigle, con il rischio però di fargli perdere loro identità. Da qui l’idea di farle confluire in una sigla unica”.
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