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Red Cell: nel 2018, sette gioie e un dolore. C’è pure un tool per ottimizzare la consulenza. Atl e Digital? Basta, tutto è già unito nell’unica cosa che conta: la vita delle persone

Alberto De Martini

Intervista ad Alberto De Martini, Ceo RED CELL.

Come è stato il vostro 2018?

“E’ stato un anno con sette gioie e un grande dolore. Le prime sei gioie sono i nostri nuovi clienti: Bosch, Fidia, SoresinaSan Marco, Scalo Milano, la Federazione Carta e Grafica. Ci hanno permesso di chiudere un anno con una crescita record e di accrescere, attraverso i loro stimoli, le nostre capacità.

La settima gioia deriva dall’aver terminato la progettazione di un nuovo tool che, adesso che c’è, ci appare non solo utile, ma indispensabile. Si tratta di un modello strategico e operativo che, per la prima volta, collega in un’unica visione le tre fasi fondamentali di un progetto di comunicazione. L’abbiamo chiamato Brand Narrative Bridge, perché utilizza come fil rouge le categorie da me definite nel libro Brand Narrative Strategy. Questo filo, però, adesso funziona come criterio-guida anche per le altre due fasi, che precedono e seguono la brand strategy, e cioè il brand assessment e il connection plan.

Sembra accademia, ma non lo è. L’esigenza di un tool unico per le tre fasi è nata dall’esperienza vissuta nel fornire ai clienti percorsi consulenziali sempre più completi e articolati, a partire dalla diagnosi sullo stato di salute del brand, fino alla scelta e al coordinamento dei canali di comunicazione. Tutto ciò ci imponeva e ci impone di sconfinare nei settori delle ricerche e del media planning: territori che utilizzano linguaggi, categorie e visioni coniati e presidiati, fin qui, dagli specialisti delle rispettive discipline. Tre mondi, quindi, che solo apparentemente si parlavano. Perché lo facevano e lo fanno con lingue e culture diverse, rendendo faticoso e imperfetto il collegamento, assolutamente indispensabile, tra loro. Il Brand Narrative Bridge è il primo modello che risolve questo problema. Per questo motivo lo utilizziamo, apprezzandone il maggior livello di fluidità, coerenza e, conseguentemente, di efficacia che riesce a garantire al nostro lavoro per il cliente.

Ah già, non ho ancora detto del dolore. Quest’anno, dopo otto anni di grande lavoro e di grande relazione, abbiamo perso Banca Mediolanum. Complimenti a Roberto Vella che se l’è portato via. Noi siamo pronti a partire per una nuova avventura, con un altro grande player del settore, che sia interessato a sfruttare la nostra forte esperienza nel settore bancario e del wealth management”.

Quale o quali i lavori da segnalare perché significativi?

“Per tutti i nostri clienti abbiamo fatto cose belle e importanti. Una fra le più visibili è stata la campagna per il colorificio San Marco. In tanti l’hanno notata. Le persone comuni, per la sua forza comunicativa e il suo impatto estetico. Gli addetti ai lavori, anche per un approccio strategico coraggioso, che salta d’un balzo l’affermazione di una Usp, per puntare direttamente ad occupare lo spirito di categoria, proponendosi così come leader de facto”.

Cosa prevedi sarà l’elemento caratterizzante della comunicazione 2019 e come vi siete preparati a questo challenge?

“Più che prevedere, spero. Spero che si smetta una volta per tutte di parlare di Atl e di Digital. Chi dice che devono unirsi è già superato. Tutto è già unito nell’unica cosa che conta: la vita delle persone. Quanto a noi, siamo pronti da tempo. Atl vuol dire ‘sopra la linea’. E noi lo sappiamo da un pezzo che quella linea non c’è più”.