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Nelle aziende c’è uno scollamento percettivo tra come pensano di agire e quanto invece è. Non tutte, infatti, si occupano di ‘lungo’ e della marca, anche se lo credono. Il digitale ha fatto sovrastimare le azioni misurabili. E la finanza ha enfatizzato il breve termine. Il rischio è la commoditizzazione. Ecco, invece, cosa deve essere la marca oggi. Agenzie organizzatevi

Parola di Giuliano Noci,  Ordinario di Marketing e Prorettore delegato del Polo territoriale cinese del Politecnico di Milano, intervenuto quale relatore all’incontro ‘Branding e-volution’ tenutosi ieri a Milano.

La marca è la leva che permette di agire sulla mente umana. Che oggi come sempre ha bisogno di archetipi per semplificare le decisioni, quindi per facilitare le scelte d’acquisto minimizzandone i rischi.

È l’unica chance per uscire dalla competizione di prezzo e per creare barriere all’entrata.

La marca oggi deve essere storytelling evocativo della propria pourpose, ma anche sistema, architettura di interazioni. La marca, quindi, deve avere visione di processo. La marca oggi è anche quello che il consumatore vive (vedi Nike, che passa dalla relazione all’azione in ottica utilità. Compro una scarpa Nike non per apparire atleta ma per essere atleta). Il tutto in una dimensione spaziale ibrida, fatta di digitale e fisico, che soddisfi il breve e il lungo termine.

Per questo marketing e comunicazione devono essere integrati. Sembra banale, ma non lo è.

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