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La rilevanza della consulenza. Papa Francesco dedica un incontro alla delegazione di Deloitte Global. ‘Biodiversità imprenditoriale’ e ‘Valorizzazione delle diversità’ al centro del suo discorso, per un benessere che se vuol essere tale è sempre integrale, di tutto l’uomo e di tutti gli uomini

Punit Renjen ,Ad Deloitte, stringe le mani a Papa Francesco

“Ringrazio il Signor Renjen (Punit Renjen Ad Deloitte, ndr) per le parole con cui ha presentato il vostro lavoro: assistere il mondo imprenditoriale nel fare le scelte opportune nelle diverse situazioni. Ho saputo che in ogni momento della giornata ci sono 350.000 persone che lavorano per la vostra Società impegnate a fornire consulenza e assistenza ad altre organizzazioni. Una grande responsabilità!”, ha esordito il Pontefice.

Oggi il mondo sta soffrendo a causa del peggioramento delle condizioni ambientali; molte popolazioni o gruppi sociali vivono in maniera non dignitosa sul piano dell’alimentazione, della salute, dell’istruzione e di altri diritti fondamentali. L’umanità è globalizzata e interconnessa, ma permangono povertà, ingiustizia e diseguaglianze.

Quali sono dunque le condizioni perché un consulente, un coordinatore di consulenti, un professionista esperto possa contribuire a invertire o almeno a correggere la rotta? Come impostare il proprio lavoro in modo da poter camminare verso un mondo più abitabile, più giusto e più fraterno? Provo a suggerirne tre”.

Valorizzare le diversità”, suggerisce Papa Francesco può essere una risposta. Istituzioni, imprese, banche, associazioni, movimenti e tutti gli organismi creati dall’uomo “hanno il diritto, se onestamente e correttamente gestiti, di poter salvaguardare e sviluppare la propria identità”, afferma Papa Francesco, parlando di una “biodiversità imprenditoriale”. Ovvero la “garanzia di libertà di impresa e libertà di scelta dei clienti, dei consumatori, dei risparmiatori e degli investitori”; e anche come “condizione indispensabile di stabilità, di equilibrio, di ricchezza umana”.

Soprattutto, il consulente di oggi – prosegue – è chiamato a proporre indirizzi nuovi per sfide nuove, perché “gli schemi vecchi hanno funzionato solo in parte, in contesti diversi”. In questo senso bisogna essere “consulenti integrali”. Ovvero “Esperti e professionisti che tengono conto delle connessioni tra i problemi e le loro rispettive soluzioni e che aiutano l’uomo anche “a riconoscere la validità di strategie economiche che mirino anzitutto alla qualità globale della vita raggiunta, prima ancora che all’accrescimento indiscriminato dei profitti, ad un benessere che se vuol essere tale è sempre integrale, di tutto l’uomo e di tutti gli uomini”.

Nessun profitto è infatti legittimo quando vengono meno l’orizzonte della promozione integrale della persona umana, della destinazione universale dei beni e dell’opzione preferenziale per i poveri e della cura della nostra casa comune.

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