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Brand Cross: addio a chi mortifica il lavoro delle cdp. Il 2021 si chiude in crescita. La pandemia ci ha dato l’opportunità di allargare le tipologie di produzione. Investiamo in progettualità e talenti per clienti, agenzie, brand e broadcast, che sperimentano, dando valore alla professionalità

Emanuela Cavazzini, Ad ed Executive Producer Brand-Cross

Emanuela Cavazzini, Amministratore Delegato ed Executive Producer BRAND-CROSS.

Partiamo dall’anno che si sta per concludere. Se dovessi fare un bilancio di quanto lascia sul campo che parole useresti?

“‘Ne usciremo migliori’ è stato il mantra che ci ha accompagnato nei primi mesi di lockdown del 2020. Forse non è stato poi così vero se pensiamo alle tensioni sociali e politiche che si sono susseguite in questi due anni ormai di pandemia, ma nel mio piccolo voglio spezzare una lancia a favore di quel motto se riferito al nostro settore e soprattutto a Brand-Cross. Se da un lato gli operatori del settore dello spettacolo, dell’intrattenimento e della produzione, seppure molto compromessi dalla pandemia, si sono uniti in uno sforzo comune e condiviso per affrontare più uniti il periodo, le restrizioni e i protocolli, dall’altro come Brand-Cross ne abbiamo tratto vantaggio per fare importanti riflessioni sul presente e sul futuro della nostra impostazione aziendale e della nostra mission”.

Entrando nel merito del vostro bilancio, cosa è successo in questo 2021?

“E’ stato un anno di crescita in termini di fatturato rispetto al 2019 (e ovviamente rispetto al 2020 che non fa testo per quasi nessuno del nostro settore). Una crescita per noi importante perché contraddistinta dalla realizzazione e dall’avvio di produzioni non solo pubblicitarie, o comunque legate alla comunicazione di un brand, ma anche di produzioni broadcast di contenuti diversi: dal format tv alla tv series dal cartone animato al digital e all’evento. Questo ci ha portato a riflettere molto sul nostro percorso e sui nostri obiettivi futuri”.

Cioè?

“Il mercato pubblicitario è sempre più faticoso da sostenere con la passione e la fiducia degli anni passati. I budget sempre più contenuti, i pagamenti sempre più dilazionati, i margini sempre più risicati, la competizione sempre più parcellizzata e a volte poco corretta, la frenesia dei social concorrono a mortificare una professione di tutto rispetto e ancora di grande professionalità come la nostra e ad avvilire il vero valore aggiunto che siamo in grado di dare. Nel mondo broadcast è diverso. Certo i budget sono compressi come pure la marginalità, ma lo spazio per applicare al meglio la nostra professionalità e il nostro know how è come un campo di grano sterminato. E la sperimentazione gioca ancora un ruolo importante perché costruisce linguaggi e personaggi nuovi, o permette a chi si è da sempre solo cimentato con la pubblicità di dare voce al proprio talento anche in ambiti diversi. E poi ci si diverte. Per questo, proprio grazie alla pandemia, possiamo dire di essere cresciuti. Non solo in termini più freddi di numeri, ma soprattutto cresciuti nella consapevolezza che si può ancora fare bene e con passione un lavoro che tanto amiamo”.

E il 2022?

“Ci accingiamo ad affrontarlo con la suddetta nuova consapevolezza, investendo il nostro tempo e anche nuove risorse sia nell’ambito della comunicazione del brand per quei clienti (agenzie) che ci hanno dato fiducia in tutti questi anni e per quelli futuri che vorranno instaurare un rapporto diretto, trasparente e di piena collaborazione che nell’ambito broadcast con nuove produzioni già avviate e con nuovi progetti in fase di sviluppo”.

Dunque, ‘ne siete usciti migliori’?

“Ne siamo usciti migliori. Sì, mi sento proprio di dirlo”.

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