Il 28 maggio 1961 l’avvocato inglese Peter Benenson diede avvio alla prima campagna di Amnesty International: Appello per l’amnistia. Lo scopo era di liberare i cosiddetti prigionieri di coscienza, persone incarcerate solo per aver espresso le loro opinioni, esercitato il loro credo religioso, aver promosso i propri diritti. Si trattava di un gruppo di studenti arrestati in Portogallo, sotto la dittatura di Salazar, per aver brindato alla libertà.
Oggi, dopo 60 anni, Amnesty International continua a chiedere la scarcerazione dei prigionieri di coscienza, come lo studente egiziano dell’Università di Bologna Patrick Zaki. Dal 1961 ad oggi, sono oltre 50.000 i prigionieri di coscienza che Amnesty International ha contribuito a liberare, spiega la nota.
Per celebrare l’anniversario, Amnesty International Italia ha inaugurato una nuova campagna di brand, con l’obiettivo di avvicinarsi sempre di più alle persone e creare un punto di contatto tangibile tra attivisti, beneficiari, donatori e firmatari.
Oltre a rilanciare la campagna per introdurre i codici identificatici per le forze di polizia, le celebrazioni del 60° vedranno la pubblicazione dell’antologia ‘Sessant’anni dalla parte dei diritti umani’ (Infinito Edizioni); l’uscita del volume ‘Finestre sull’Altrove’ (Il Saggiatore), 60 tavole realizzate dall’artista Matteo Pericoli, ognuna accompagnata dal racconto di una persona rifugiata la cui finestra è narrata nell’immagine, con l’introduzione di Colum McCann (il volume fa parte di un progetto più ampio che prevede mostre e iniziative); la piantumazione di alberi nei giardini e in altri luoghi simbolici di decine di città, la realizzazione della mostra 60 volti per 60 anni a cura dell’artista Gianluca Costantini, Infine, sulla piattaforma globale di apprendimento ai diritti umani Amnesty Academy, sarà disponibile un nuovo corso educativo online su ‘Il diritto di protesta’, pensato per essere proposto a ragazze/i dai 16 anni in su, ma anche a universitarie/i e attivisti/e in genere che vogliano approfondire il tema.