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Abbiamo visto Kinds Of Kindness, il nuovo film di Yorgos Lanthimos presentato a Cannes. Per noi è sorprendente, dall’impostazione indie, libero, sfrenato, povero. In Italia esce il 6 giugno. Un consiglio per la visione? Pensate al teatro dell’assurdo

di Maurizio Ermisino

Il teatro dell’assurdo era un genere di teatro nato negli anni Quaranta, reso famoso da autori come Samuel Beckett ed Eugene Ionesco. Teatro dell’assurdo è la definizione che ci è venuta più spesso in mente durante la lunga visione (due ore e 45 minuti, che non si sentono affatto) di Kinds Of Kindness, il nuovo film di Yorgos Lanthimos, che abbiamo visto ieri a Roma in contemporanea con il Festival di Cannes e che arriverà nei cinema italiani dal 6 giugno distribuito da The Walt Disney Company Italia. È una serie di storie assurde dove tutto, alla fine, sembra trovare un senso. Forse… Kinds Of Kindness (che in italiano suona qualcosa come “vari tipi di gentilezza”) è una favola in tre atti. Un uomo senza scelta che cerca di prendere il controllo della propria vita; un poliziotto preoccupato dal fatto che la moglie scomparsa in mare sia tornata e sembri un’altra persona; una donna determinata a trovare una persona specifica con una speciale abilità, destinata a diventare un prodigioso leader spirituale. Nel cast ci sono la musa del regista e premio Oscar Emma Stone, insieme a Willem Dafoe e Margaret Qualley, tutti quanti visti nel magistrale Povere creature!, e Jesse Plemons, un attore sempre più sorprendente a ogni film. Nel cast, ma solo in uno dei tre episodi, l’ultimo, è presente anche Hunter Schafer, l’attrice transgender lanciata dalla serie Euphoria.

Siamo molto lontani da Povere creature!

È come se Yorgos Lanthimos, una volta arrivato in vetta, una volta raggiunto il successo mondiale e vinti gli Oscar, abbia deciso di fermarsi e di tornare indietro. Avrebbe potuto ripetersi, fare film sempre più spettacolari, costruiti, studiati in ogni aspetto, una sorta di kolossal autoriali. Invece decide di girare un film dall’impostazione indie, libero, sfrenato, povero e apparentemente illogico. Un film che spiazza di continuo. Lanthimos si confronta con l’America, con i suoi spazi, i suoi sfondi e le sue storie. È come se decidesse di prendere ambienti, generi e racconti del cinema americano e li volesse ribaltare, svuotare e rimontare, girare a modo suo. Il primo film sembra un noir surreale alla maniera dei Fratelli Coen. Il secondo un mistery soprannaturale tra fantascienza e stress post traumatico. Il terzo un film un film esistenziale e spirituale. Lanthimos sembra anche confrontarsi con il pulp, con il cinema di Tarantino, anche se toglie da quel mondo tutto quello che c’è di pop e seducente. Ma, come in Pulp Fiction, anche in Kind Of Kindness tre storie slegate tra loro, e sfasate sul piano temporale, alla fine si ricollegano, con una struttura che, se non è proprio circolare, si riavvita comunque su sé stessa.

Lanthimos prende un cast di star e lo usa come una compagnia teatrale.

Detto che tre degli attori principali, Emma Stone, Margaret Qualley e Willem Dafoe, sono gli stessi di Povere creature!, tutti e tre, più Jesse Plemons e altri attori di contorno, ritornano in tutti e tre gli episodi (che funzionano come dei film a sé stanti, con tanto di titoli di coda alla fine di ogni storia) ogni volta con ruoli e con sembianze diverse. Proprio come fa una compagnia teatrale che ogni volta mette in scena una pièce diversa in cui gli attori, comunque affiatati tra loro, si reinventano in ruoli nuovi. Lanthimos prende i suoi attori e li veste con abiti insoliti, anonimi o anche sciatti, per togliere l’aura divistica e renderli credibili nei panni di personaggi allo stesso tempo realistici e iperbolici: reali nel loro apparire, surreali nei loro atti e nella recitazione stralunata e sospesa.

A rendere tutto ulteriormente sospeso è la musica di Jerskin Fendrix.

È una colonna fatta di suoni di pianoforte striduli a acuti, e cori polifonici, suoni stranianti e disturbanti. Il tutto unito a una hit anni Ottanta come Sweet Dreams (Are Made Of This) degli Eurythmics e una versione di How Deep Is Your Love cantata (e stonata) da Margaret Qualley. Sweet Dreams non è lì per caso: durante il film vedremo spesso nominare (e poi apparire, in bianco e nero) dei sogni. Kinds Of Kindness è stato girato immediatamente dopo Povere creature!, sfruttando i lunghi momenti di post produzione.

Yorgos Lanthimos ha scritto il film insieme a Efthimis Filippou.

Lo sceneggiatore è stato già accanto a lui nella stesura degli script di Dogtooth, Il sacrificio del cervo sacro e The Lobster. L’idea di questo film ha sfiorato negli anni diverse forme narrative, per poi evolversi in un’antologia. “Avevamo iniziato con una sola storia, ma man mano che ci lavoravamo, abbiamo pensato che sarebbe stato interessante realizzare un film che avesse una struttura diversa rispetto ai nostri lavori precedenti”, ha spiegato Lanthimos. “Mentre identificavamo le storie successive, volevamo mantenere un filo conduttore tematico, in modo che sembrassero tutte appartenere allo stesso gruppo”. Girare un film di questo tipo è molto diverso. “Con un film che racconta una sola storia, il pubblico è più concentrato, perché ha più tempo per pensare a ciò che sta accadendo e applicare la sua logica alla storia”, ha spiegato il regista. “Con un’antologia si tende ad applicare le nostre impressioni sulla prima storia alla storia successiva. È un’esperienza più complessa e coinvolgente. Persone diverse identificano temi diversi, e questa è una struttura davvero interessante”.

Ed è davvero così. Si affronta la visione del film provando a capire il filo conduttore.

Ci si arrovella per capire che cosa c’entri una storia con la successiva, dove vada a parare il tutto. Si trovano degli elementi ricorrenti in tutte le storie. Tutte hanno a che fare con ferite, incidenti ed ospedali, tutte sono in bilico tra la vita e la morte. Tutte portano avanti le storie con un’ironia amara e acidula. In ogni storia ci sono degli elementi disgustosi e raccapriccianti e torna l’idea del sesso, che è sempre insolito e disturbante. È ricorrente anche la presenza di animali. E allora quel teatro dell’assurdo forse alla fine un senso ce l’ha. Ogni storia ha a che fare con il bisogno di farsi accettare dagli altri, e con il limite fino al quale possiamo spingerci per raggiungerli. Ha a che fare con la capacità di accettare un rifiuto o una perdita, l’assenza. E con la coscienza per accettare l’inevitabile ed evitare l’evitabile. Ha a che fare con l’amore, il potere e il controllo. Quei diversi tipi di gentilezza sono quegli atti che dovremmo fare per avvicinarci all’altro. Qui ognuno sembra incapace di farli. E forse Lanthimos vuole dirci proprio questo (ce lo diceva anche la bellissima serie Kidding con Jim Carrey): è un mondo dove manca la gentilezza e dobbiamo impegnarci a ritrovarla.