Ieri abbiamo dato spazio alla notizia che Twitter avrebbe puntato in futuro sui contenuti di qualità anche in Italia. Una affermazione che è stata ribadita dal post sul sito corporate che – a distanza di mesi dall’annuncio dell’iniziativa nell’autunno scorso – vuole fare il punto sulle regole di Twitter, e sulla loro implementazione quando sono in gioco contenuti ‘sintetici e manipolati’.
Attraverso un sondaggio sulla bozza iniziale di queste regole, oltre ai Tweet che includevano l’hashtag #TwitterPolicyFeedback, sono state raccolte più di 6.500 risposte da persone di tutto il mondo. Nel complesso, le persone riconoscono la minaccia che i media alterati e fuorvianti rappresentano e chiedo che Twitter intervenga al riguardo: a livello globale, oltre il 70% delle persone che usano Twitter ha dichiarato che “non agire” sui questi contenuti sarebbe inaccettabile. Contenuti che dovrebbero essere etichettati: quasi 9 persone su 10 hanno affermato che sarebbe accettabile posizionare etichette di avvertenza accanto a contenuti significativamente modificati.
Rispetto al posizionamento di etichette di avvertimento, gli intervistati sono stati in qualche modo meno favorevoli a rimuovere o nascondere i Tweet che contenevano contenuti discutibili: tra le opinioni di coloro che si opponevano alla rimozione di tutti i media adulterati hanno citato l’impatto sulla libera espressione e la censura. Ma se un tweet è pericoloso diventa necessario rimuoverlo: oltre il 90% delle persone che hanno condiviso feedback supportano Twitter nella rimozione quando è chiaro che è destinato a causare danni.
Quindi qual è la nuova regola, implementata dopo un congruo periodo di riflessione? Sostanzialmente che è vietato condividere ‘in modo ingannevole’ contenuti manipolati, possibili causa di conseguenze negative. In più, Twitter può etichettare questo genere di tweet per aiutare le persone a comprenderne l’autenticità o meno, e fornire informazioni correlate per creare un contesto aggiuntivo.
“Nel determinare se i media sono stati alterati o fabbricati in modo significativo e ingannevole”, recita la nota di Twitter, “ tra i fattori che prendiamo in considerazione vi sono:
– Se il contenuto è stato sostanzialmente modificato in un modo che altera sostanzialmente la sua composizione, sequenza, tempistica o inquadratura;
– Qualsiasi informazione visiva o uditiva (come nuovi fotogrammi video, audio sovrainciso o sottotitoli modificati) che è stata aggiunta o rimossa; e
– Se i media che raffigurano una persona reale sono stati fabbricati o simulati”.
Sarà anche valutato da Twitter se il contesto in cui i media sono condivisi potrebbe provocare confusione o incomprensioni o suggerire un intento deliberato di ingannare le persone sulla natura o l’origine del contenuto, ad esempio affermando erroneamente che descrive la realtà.
I tweet inoltre potranno essere rimossi quando sono potenzialmente ‘dannosi’. Tra i danni specifici ne vengono elencati alcuni, a titolo d’esempio: minacce alla sicurezza fisica di una persona o di un gruppo; rischio di violenza di massa o disordini civili diffusi, minacce alla privacy o alla capacità di una persona o di un gruppo di esprimersi liberamente o di partecipare a eventi civici.
L’inizio di questa operazione di classificazione è fissato al 5 marzo prossimo.
Nel frattempo Twitter mette le mani avanti: “Questa sarà una sfida e faremo errori lungo la strada – apprezziamo la pazienza. Tuttavia, ci impegniamo a farlo nel modo giusto”, conclude il post. “Aggiornare le nostre regole in pubblico e con la partecipazione democratica continuerà a essere il fulcro del nostro approccio”.
Ed è proprio questo approccio che rischia di essere fonte di dibattiti e di richiami alla censura. Prendiamo per esempio alcuni dei temi che sono ormai dati per scontati negli Stati Uniti, quali la discriminazioni razziale e il ‘me too’: quali saranno le misure prese perché un libro di Mak Twain, che certamente non rispecchia la sensibilità odierna, un commedia di Shakespeare o un film di qualche tempo fa non cada sotto la scure dei censori del web? Esempi del genere ce sono stati – e numerosi – in ambiti culturalmente elevati, quali dovrebbero essere gli studi universitari.