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L’impatto dell’eCommerce B2C sulla sostenibilità ambientale: un tema centrale ma complesso, con molte possibili risposte. In arrivo a Novembre il Report dedicato

Cos’è meglio per la sostenibilità ambientale, comprare in negozio o comprare online? La risposta non è affatto scontata… Ne ha parlato Riccardo Mangiaracina, Responsabile Scientifico degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano durante la presentazione dell’Osservatorio eCommerce B2c dal titolo “L’eCommerce B2c: il motore di crescita e innovazione del Retail!”.

Tutti gli operatori dell’eCommerce sono al lavoro sul fronte della sostenibilità ambientale. Una delle funzioni più coinvolte è ovviamente la logistica: con l’aumento dei pacchi movimentati stanno infatti crescendo i dubbi dell’opinione pubblica sulle conseguenze ambientali. E cresce l’attenzione dei grandi player – Amazon, Asos, Kering e Zalando in primis – che si sono impegnati a diventare carbon free nel prossimo decennio.

La strada più seguita verso questo obiettivo combina modalità di consegna e packaging a basso impatto, con l’abbattimento dei consumi di CO2 e il mantenimento di un’elevata qualità del servizio. Diversi operatori stanno testando nelle grandi città la consegna con veicoli elettrici come van, furgoni e bici; altri sperimentano l’utilizzo di packaging eco-friendly, riciclabile, riutilizzabile o realizzato con materiale biologico.

Uno studio condotto dall’Osservatorio eCommerce B2c del Politecnico di Milano in collaborazione con il B2c Logistic Center, volto alla quantificazione dei kg di C02 equivalenti (kgCO2e) generati nei processi di acquisto online e offline, ha evidenziato come l’eCommerce B2c sia “mediamente” più sostenibile, dal punto di vista ambientale, rispetto alla vendita tradizionale.

Il risultato è infatti influenzato da una molteplicità di fattori, come la struttura della rete distributiva di riferimento, la distanza percorsa dal cliente nel processo di acquisto online, il numero di consegne effettuate in un giro di consegna, la superficie del negozio, la composizione dell’ordine, il tasso di reso e il settore merceologico.
Ad esempio, nell’abbigliamento l’impatto ambientale dell’acquisto online è circa il 20% più basso di quello generato dalla vendita tradizionale; nell’editoria e nell’informatica ed elettronica il risparmio arriverebbe a circa il 30%.
Questi risultati si verificano se gli ordini vengono assemblati in un magazzino centrale, lo stesso che fornisce il canale offline, e se vi sono due livelli di transit point tra il magazzino e il cliente finale.

Inoltre, i risultati si riferiscono all’applicazione in un’area urbana, considerando la distanza mediamente percorsa dal cliente nell’acquisto tradizionale (2 km) e la densità di consegna nel processo di acquisto online (40 ordini in un giro di consegna di 80 km). Per ottenere questa prima stima, si è supposto che l’ordine eCommerce sia composto da un numero di pezzi uguale a quello dell’acquisto tradizionale e non sono stati considerati nel canale offline acquisti contestuali di più merceologie diverse.
È naturale che i risultati cambiano al variare dei parametri più rilevanti e che quindi a volte è l’acquisto tradizionale a risultare più sostenibile.
Tutto ciò sarà oggetto di più ampie discussioni nel report “La sostenibilità ambientale nell’eCommerce B2c” che sarà disponibile nel mese di novembre.