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L’eCommerce corre verso la prevalenza nel consumer retail, e gli annunci ‘shoppable’ si ritagliano una fetta sempre maggiore degli investimenti dei brand

Sono un po’ l’ultima moda, sviluppatisi soprattutto negli USA dopo aver conquistato l’Asia. Gli annunci ‘shoppable’ consentono agli utenti di passare dalla scoperta all’acquisto in un istante, portando a maggiori profitti per i brand: d’altro canto, mentre lo shopping tradizionale continua a calare sulla scia della pandemia e viene sempre più sostituito da formati emergenti e consumer-friendly di eCommerce, gli shoppable ads stanno crescendo in maniera tangibile in tutto il mondo.

Il successo di questa forma di retail non è sorprendente in quanto combina il meglio di entrambi i mondi: la soddisfazione dell’esperienza di acquisto come in negozio e la comodità degli acquisti online. Quando le persone non possono uscire per comperare, possono invece facilmente andare online e guardare un persona, o un programma, che mostra gli acquisti fatti o suggerisce novità interessanti tra i prodotti in vendita.

I live streaming con contenuti commerciali costituiscono forse la quota maggiore di shoppable ads oggi. Amazon Live è iniziato nel 2019 e continua a crescere guadagnando slancio. Anche Facebook e Instagram stanno aumentando i loro volumi in quest’ambito. In Asia Pacifico, in particolare, questa tendenza è più evidente, con gli annunci shoppable che rappresentano il vero pilastro del retail ormai da tempo in Cina.

Google Shopping, da parte sua, ha reso le schede degli acquisti gratuite, il che ha abbassato le barriere di accesso per i retailer online. In più ha anche introdotto l’app Google Shopping e il relativo sito web che riunisce rivenditori online e brand in un’unica piattaforma con annunci acquistabili. E ci si può aspettare presto l’integrazione di YouTube, convertendo i video di YouTube in annunci efficaci per acquistare.

Facebook ha invece lanciato Checkout che va anche su Instagram e WhatsApp: sebbene sia ancora soprattutto presente e attivo negli Stati Uniti, si sta lentamente espandendo nel Regno Unito e in altri mercati. Esistono poi anche altri servizi come Jumper.ai che consentono ai rivenditori online di vendere sui social media in tutto il mondo senza doversi connettere tramite sistemi nativi, come invece richiede Checkout e – in misura minora – Google.

Anche i codici QR (in TV, in streaming e in DOOH) possono essere – e sono – utilizzati per suggerire i prodotti acquistabili, con il marchio che assume un ruolo più rilevante, a parziale discapito dei contenuto creativo del mezzo.
Ci si può attendere che i codici QR vengano visualizzati in futuro sempre più frequentemente sui cartelloni pubblicitari o anche sulla stampa, perché possono rendere ‘shoppable’ qualsiasi mezzo, collegandosi a una pagina di prodotto o a un chatbot. Molto diffusi e utilizzati in Asia da tempo, l’uso dei codici QR sta iniziando a prendere piede in questa versione nei mercati come gli Stati Uniti che si trovano ancora in un fase di crescita.

Vi è infine il segmento degli annunci vocali che possono essere utilizzati nei podcast e nella radio per collegare gli ascoltatori direttamente a un assistente digitale o effettuare acquisti tramite una chat: particolarmente utili per i guidatori che possono reagire a un annuncio vocale nel corso di un programma radiofonico o di un digital audio.

Vi sono vantaggi significativi nell’uso degli annunci ‘shoppable’. In termini di formati, ad esempio, i codici QR consentono una più corretta attribuizione degli annunci alla carta stampata, alla televisione o alle affissioni e, una volta scansionati, i loro log possono essere utilizzati per registrare i dati degli utenti e misurare efficacemente l’impatto generato. Inoltre si osserva una riduzione dell’importanza di cookie e del retargeting, poiché gli annunci shoppable consentono agli utenti di passare dalla scoperta del prodotto all’acquisto dello stesso in un istante, portando – risultato tutt’altro che secondario – a profitti potenzialmente maggiori per i brand.

In particolare, il suggerimento chiave per quegli operatori di marketing che mirano a entrare negli ‘shoppable ads’, è che dovrebbero iniziare in piccolo e sperimentare passo a passo. Non dover iniziare con un investimento importante è uno dei vantaggi degli annunci shoppable, in particolare quelli basati su una chat. Qualsiasi chatbot creato può essere gradualmente migliorato e sviluppato in funzione delle esigenze, a differenza di una campagna pubblicitaria che potrebbe non essere più pianificata dopo un insucesso al lancio.

Man mano che lo shopping online diventa sempre più presente, un altro motivo per i retailer online di far conto sugli shoppable ads sono le interazioni più umane che tali annunci possono emulare. I formati di live streaming e chat consentono una comunicazione bidirezionale con i consumatori, mentre i formati di annunci tradizionali come gli spot tv sono solo unidirezionali. Un’area ancora in gran parte sconosciuta da scoprire e coltivare.

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