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Le sue room valevano quattro miliardi di dollari esattamente un anno fa… E ora?

Che cosa è successo a Clubhouse? Sì, Clubhouse: ricordate, quella voice only app che sembrava incarnare una svolta definitiva per il mondo dell’entertainment, con le sue Room popolate di gente e la presenza di speaker del livello di Elon Musk, di Mark Zuckerberg o di Oprah Winfrey? I fan correvano a carrettate e rendevano necessario moltiplicare le Room per poterli accogliere tutti…

“Boy, I think we grew way, way too fast earlier this year”, ha ammesso il CEO di Clubhouse, Paul Davison, in un’intervista a Bloomberg verso la fine dell’anno scorso, quando la app di Clubhouse aveva iniziato una decisa parabola discendente che l’avrebbe portata a risultare 35esima tra i social network downloadati sull’iPhone.

Perché, ormai, la app che dava a tutto il mondo il modo di esprimere la propria opinione, il proprio pensiero o la propria posizione stava veleggiando tra le retrovie del mercato USA, subito dopo Chispa, Skout, e Hit on Me!, un social video per ‘persone che cercano nuovi amici, specialmente single’ e vogliono ‘aumentare il numero dei propri follower’, ma che anche i meno smaliziati leggono ‘per sex worker.

Paul Davison, CEO Clubhouse

Non che questo voglia significare necessariamente che Clubhouse sia ormai condannata: lo stesso Davison, in un’altra intervista alla CNBC, ha sottolineato la necessità di ‘focalizzarsi sulla crescita nel medio periodo’, ma gli andamenti dell’app hanno visto un’alternanza impressionante di rapidissima crescita e di repentina caduta. Dalla valutazione di quattro miliardi di dollari di Twitter a Febbraio 2021 fino alle difficoltà attuali, nonostante un incremento – da 8 a 85 persone – della forza lavoro impiegata.

Con il senno di poi si possono però identificare in questo percorso alcuni momenti chiave che potrebbero rappresentare un lettura accettabile del cambio di direzione. Innanzitutto sono mutati i tempi: quando è stata lanciata Clubhouse, eravamo tutti o quasi chiusi in casa per la pandemia, e cercavamo ‘altre’ forme di intrattenimento. E l’audio only era al massimo dell’hype. Poi anche il meccanismo a inviti: c’era il desiderio di far parte di quello che veniva visto come un club esclusivo. Si contavano anche offerte di 400 dollari per ottenere un’invito! Un’esclusività ulteriormente rafforzata dal riservare l’app solo ai possessori di iPhone: una minoranza di utenti in tutto il mondo. In seguito è arrivata prima l’app per Android, poi è caduto il meccanismo a inviti: sono passati i mesi e la gente si è abituata alla nuova normalità. Chi aveva ancora voglia di ascoltare sempre più noiosi racconti di persone qualunque?

Perché qui si è creato il secondo ostacolo: si sono rarefatte (o scomparse) le presenze nelle Room dei tech giant o della celebrità, e il loro posto è stato occupato anche (o per lo più) da propagandisti di criptovalute, complottisti, o sostenitori di bizzarre teorie. Come ci si poteva interessare a questo genere di audio?

Perché non va dimenticato che la Gen Z ha un ‘attention span’ che si misura in decine di secondi, neanche in minuti, e Clubhouse, con il proprio modello, si era da subito già escluso dalla fruizione di questo genere di utenti. Mentre per gli altri la concorrenza si è da subito moltiplicata: soprattutto Twitter con Spaces, che offriva sostanzialmente le stesse cose di Clubhouse, appena un paio di mesi dopo l’offerta d’acquisto di 4 miliardi. A conferma che il modello era facilmente replicabile, come hanno confermato anche Facebook , con il lancio di Hotline, e Spotify, con Greenroom.

Il futuro di Clubhouse, al di là dell’ottismo mostrato dal CEO nella intervista, rimane ancora tutto da scrivere. Certamente le condizioni estremamente favorevoli alla sua nascita – la pandemia – non si replicheranno più, ma – azzardiamo un’ipotesi – non scomparirà. Dopotutto sono ancora online MySpace e Second Life. Troverà il suo spazio come app di nicchia, magari nella didattica per imprenditori e wannabe, o per le professioni STEM. Oppure potrebbe riflettere sugli errori commessi che l’hanno portata a questo punto, e ripartire con prospettive più sostenibili.

Perché non va dimenticato che, finora, Clubhouse non ha prodotto un soldo di utile, e che è stato sostenuto solo dai successivi round degli investitori. Anche questi difficilmente replicabili, ahimè…

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