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C’era una volta la criptovaluta Libra di Facebook, poi è arrivata (pare) la Libra-valuta fiat. E adesso che cosa succede?

L’annuncio dell’avvio del progetto Libra è stato dato a tutto il mondo con grande stile, ben attenti a tenere Facebook in secondo piano. Addirittura terzo piano, perché la sua presenza nel consorzio di gestione è mascherato da Calibra, la società di servizi che dovrebbe occuparsi dei pagamenti con la criptovaluta.

La Libra Foundation, la fondazione che si occuperà delle criptovaluta Libra, anzi dello stablecoin Libra, ha iniziato a lavorare a Ginevra: ovviamente i progressi sono stati e sono riservati, ma da subito c’è stata l’impressione che agli annunci non corrispondessero i fatti concreti.

E quando alle obiezioni delle Autorità di regolazione finanziari e della Banche Centrali, tutto sommato attese, si sono aggiunte le prime defezioni, tra i 28 soci fondatori originari, questa impressione è diventata più concreta. MasterCard e Visa si sono chiamati fuori, Paypal ha dichiarato di ritirare il suo supporto a Libra, degli altri soci che sarebbero dovuti arrivare – si parlava lo scorso giugno di un totale di 100 aziende che avrebbero fatto parte della Libra Foundation, previo l’esborso di 10 milioni di dollari cadauno – si sono perse per ora le tracce.

E domenica scorsa è arrivato da Washington l’annuncio, da parte di David Marcus, il responsabile del progetto in Facebook e numero uno di Calibra, che “invece di avere una sola valuta sintetica potremmo avere una serie di stablecoin che rappresentano le valute nazionali”. In altre parole, Libra potrebbe nascere come una serie di monete legate alle singole valute nazionali, una Libra-dollaro, una Libra-Euro, una Libra-sterlina.
Un deciso cambiamento, rispetto a quanto dichiarato alla presentazione, ma “quello che ci interessa è la missione e ci sono diversi modi per affrontarla”, ha spiegato Marcus, ribadendo che il debutto del giugno del 2020 potrebbe slittare a causa degli ostacoli normativi.

Intanto Mark Zuckerberg è stato ufficialmente chiamato a testimoniare davanti all’House Financial Services Committee del Congresso USA oggi alle ore 10 del mattino, per chiarire i suoi piani relativi a Libra, preparata all’interno del già citato consorzio di aziende e istituzioni, con sede legale in Svizzera, al di là – formalmente – del controllo dei congressisti statunitensi.
Sarà l’occasione, forse, per mettere a fuoco gli obiettivi reali di Libra, oltre a quello, non dichiarato ma molto concreto, di trovare altre forme di monetizzazione dai due miliardi mezzo, malcontati, di iscritti, oltre alla pubblicità, come mostrano anche le più recenti iniziative, ultima in ordine di tempo negli Stati Uniti il servizio di Dating.

Calano invece la preoccupazioni del social network per la prossima nascita della valuta cinese Digital Yuan, la digital currency che sarà sostenuta dalla Banca Centrale cinese. Innanzitutto perché è, appunto, una valuta digitale, non un concorrente della stablecoin di Facebook, poi perché il suo uso sarà molto probabilmente ristretto al mercato cinese, dove i pagamenti digitali, in primis con WeChat, sono già moltissimo diffusi, con una penetrazione quasi totale.
E poi c’è da considerare gli avanzatissimi studi cinesi sul riconoscimento facciale: una volta messo a punto il meccanismo, sarà sufficiente premere un bottone per far “scomparire” un persona. Priva del digital wallet rilasciato dal Governo, priva di denaro contante (che non varrà più nulla), priva della possibilità di accedere a internet (che è già pesantemente controllato dalle Autorità), che potrebbe fare? Ma questo è un futuro distopico a cui non vogliamo credere. Oppure sì?

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