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Il contributo viene applicato per ciascuna voce doganale dichiarata e, almeno formalmente, è a carico dell’importatore o della piattaforma che gestisce la spedizione. L’incognita riguarda la possibilità che il costo venga assorbito dagli operatori o trasferito, almeno in parte, sui prezzi finali.
I numeri alla base della riforma
A spingere Bruxelles è soprattutto l’esplosione delle spedizioni di basso valore. Secondo i dati europei, nel 2025 sono arrivati nell’Unione circa 5,9 miliardi di articoli, pari a oltre 16 milioni di spedizioni al giorno, con più del 90% proveniente dalla Cina. Si tratta di un flusso che rappresenta la quasi totalità delle importazioni in termini di volume, ma una quota minima del loro valore economico.
Una crescita che, secondo le istituzioni europee, ha messo sotto pressione il sistema doganale e reso più complessi i controlli sulla conformità dei prodotti, in particolare in categorie come giocattoli, elettronica, cosmetici e integratori alimentari.
L’effetto sui marketplace
Al di là dell’importo del contributo, resta da capire quali strategie metteranno in campo gli operatori dell’eCommerce. Marketplace come Temu, Shein e AliExpress potrebbero decidere di assorbire almeno parte del nuovo costo per mantenere competitivi i prezzi, oppure rivedere alcune politiche commerciali, ad esempio introducendo soglie minime di acquisto, consolidando le spedizioni o accelerando il ricorso a magazzini localizzati in Europa. Per i retailer tradizionali, invece, il provvedimento rappresenta un tentativo di riequilibrare uno scenario competitivo profondamente cambiato negli ultimi anni dall’affermazione dell’eCommerce ultra low cost.
Il nodo italiano
In Italia il Governo ha nel frattempo rinviato al 1° ottobre 2026 il contributo nazionale da 2 euro previsto per le spedizioni extra-UE, evitando una sovrapposizione immediata con il nuovo sistema europeo. Una scelta che va nella direzione auspicata da Netcomm, che già nei mesi scorsi aveva evidenziato il rischio di creare disallineamenti tra disciplina nazionale e normativa europea, chiedendo un coordinamento tra le due misure.
L’impatto sui consumatori secondo il Codacons
Secondo il Codacons, se il nuovo contributo venisse integralmente trasferito sui prezzi finali, l’impatto per i consumatori europei potrebbe arrivare a circa 17,7 miliardi di euro l’anno. L’associazione segnala inoltre che il contributo, in quanto diritto doganale, entra nella base imponibile IVA: in Italia un importo di 3 euro diventerebbe quindi pari a 3,66 euro con aliquota al 22%.
Verso la riforma doganale europea
Ma il contributo rappresenta una soluzione temporanea nel percorso di riforma del sistema doganale europeo. Secondo i chiarimenti forniti dalla Commissione europea, il dazio fisso sarà applicato per ciascuna voce merceologica e non per singolo pacco, e resterà in vigore fino al 1° luglio 2028. A quella data è prevista l’entrata in funzione dell’EU Customs Data Hub, il nuovo sistema digitale per la gestione delle importazioni e del commercio elettronico, destinato a modificare in modo strutturale le modalità di calcolo dei dazi e dei controlli sulle merci provenienti da Paesi extra-UE.
Immagine realizzata con ChatGPT