Campagne

Gwyneth Paltrow nello spot per un complesso di lusso in Israele, esplode la polemica sui social

Non si tratta di un caso isolato. Negli anni, infatti, sono state diverse le celebrity che hanno suscitato critiche per la loro partecipazione a campagne pubblicitarie

Doveva essere un commercial per valorizzare un nuovo progetto immobiliare, ma nel giro di pochi giorni si è trasformato in un caso mediatico. Al centro della vicenda c’è l’attrice e Premio Oscar Gwyneth Paltrow, scelta come volto di ’51 Park’, complesso residenziale di alta gamma che sorgerà a Herzliya, una delle località più esclusive a nord di Tel Aviv.

Nel video, girato a New York e on air su una serie di tv locali, un autista chiede all’attrice quale sia la sua destinazione. Alla domanda finale ‘New York’?, lei risponde sorridendo ‘No, Herzliya’.

Le critiche si sono concentrate soprattutto sul contrasto tra la promozione di questa tipologia di appartamenti e il contesto geopolitico che continua a interessare la regione, con il conflitto in corso a Gaza e le tensioni nel sud del Libano. Diversi attivisti l’hanno anche accusata di sostenere indirettamente le politiche israeliane. Insomma, una partecipazione fuori luogo e per giunta, a detta di molti, evitabile anche perché non dettata da necessità economiche.

Le star contestate

La Paltrow è in buona compagnia. Guardando al passato, infatti, sono diversi i personaggi famosi finiti al centro di polemiche per il contenuto dello spot, per il brand o il contesto politico, sociale o etico associato alla campagna.

Nel 2014, ad esempio, la collaborazione di Scarlett Johansson con l’azienda israeliana SodaStream generò forti contestazioni perché uno stabilimento operava in Cisgiordania. La vicenda portò anche alla fine della sua collaborazione con l’organizzazione umanitaria Oxfam.

Tre anni dopo, Kendall Jenner partecipò a uno spot PepsiCo. Mostrava la modella che, durante una manifestazione, risolveva le tensioni consegnando una lattina di Pepsi a un poliziotto. Fu accusato di banalizzare le proteste per i diritti civili e venne ritirato dopo poche ore.

Nel 2024 la tedesca adidas aveva rilanciato le sneaker SL 72 OG, modello originariamente creato in occasione delle Olimpiadi di Monaco del 1972, scegliendo come volto della comunicazione la modella palestinese Bella Hadid.

Una decisione che aveva innescato forti polemiche, legate al contesto storico dei Giochi di Monaco, segnati dall’attentato compiuto dal gruppo palestinese Settembre Nero, in cui persero la vita undici atleti israeliani, oltre a un poliziotto tedesco e a cinque membri del commando.

Sui social numerosi utenti e organizzazioni ebraiche avevano criticato adidas per la campagna, accusando il marchio di scarsa sensibilità rispetto a quella pagina della storia. Le contestazioni erano poi state amplificate dalla presa di posizione dell’ambasciata israeliana in Germania, che aveva chiamato in causa direttamente Bella Hadid, da tempo sostenitrice della causa palestinese.

L’azienda, a seguito della controversia, aveva deciso di ritirare la pubblicità, dichirando di aver commesso “un errore non intenzionale”.

Fino ad arrivare all’anno scorso, quando Sydney Sweeney è stata protagonista della campagna di American Eagle Outfitters intitolata ‘Sydney Sweeney Has Great Jeans’, un gioco di parole tra jeans e genes. Sui social alcuni utenti hanno interpretato il messaggio come un richiamo ambiguo a temi legati all’eugenetica e alla supremazia bianca, generando un acceso dibattito online.