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Guerra dell’AI: l’Europa scarica Palantir a favore delle soluzioni comunitarie

La Spagna vieta nuovi contratti con Palantir e la Germania sceglie l’AI europea francese. Ma anche l’Italia sembra decisa, per una volta

Bandiere

Il rapporto tra i principali Paesi dell’Europa continentale e Palantir Technologies (il colosso statunitense dei big data e dell’IA applicata alla difesa e all’intelligence) sta vivendo una profonda e radicale trasformazione. Conseguenza anche dello stretto rapporto che è andato consolidandosi recentemente con l’amministrazione Trump: sia il co-Founder Peter Thiel sia il Ceo Alex Karp (storicamente un progressista che si è andato allineando con le parole d’ordine dell’universo MAGA) con stati tra i tech giant più attivi a proclamare la ‘grandezza’ degli USA.

Il cambio di rotta europeo

Di conseguenza, in Europa si è assistito a una vera e propria inversione di rotta geopolitica e tecnologica, tranne che nel il Regno Unito che ha continuato a stringere accordi con la società: l’ultimo nel dicembre 2025 con il Ministero della Difesa britannico. Le voci contrarie non accennano però a diminuire, e il recente cambio al vertice del partito laburista (e di conseguenza al governo) va proprio in questa direzione, tra le altre.

Dopo aver firmato contratti con la società americana a partire del 2015, in Europa continentale si nota invece in questi ultimi anni un’accelerazione sul concetto di sovranità digitale, che, insieme all’approvazione dell’AI Act, ha di fatto allontanato sempre più Palantir della gestione di dati sensibili europei, avviando una progressiva epurazione o limitazione del software americano. In particolare, dopo la pubblicazione di un controverso manifesto geopolitico in cui esalta lo hard power americano e lo sviluppo di armamenti autonomi guidati dall’AI.

Italia: una posizione più cauta e sfumata

Dato il repentino cambio di atteggiamento di Donald Trump nei confronti della premier Giorgia Meloni (si vede come esempio ‘l’ordine restrittivo’ evocato in questi giorni) la posizione dell’Italia sta cambiando sì più lentamente del resto dei paesi europei di pari stazza ma comunque in maniera decisa.

Nonostante la cooperazione con Palantir continui, l’Italia si trova infatti stretta nella morsa della nuova dottrina UE. Nel recente vertice bilaterale franco-italiano di Antibes (giugno 2026), i due Paesi hanno firmato un cronoprogramma di difesa comune (2026-2031) e accordi di collaborazione nello spazio e nella tecnologia. Questo spinge inevitabilmente Roma a dover bilanciare l’efficacia immediata del software di Palantir con le crescenti richieste europee di standard di sicurezza sovrani e lo sviluppo di un’architettura cloud e di AI interamente controllata a livello continentale.

Questa volontà è ovviamente in contrasto con gli accordi rinnovati di recente dal Ministero della Difesa (guidato da Guido Crosetto) per licenze legate a ‘Gotham’ e ‘Maven’, le piattaforme di punta di Palantir per l’analisi predittiva e l’incrocio di big data in ambito militare e di sicurezza.

Sull’approdo dei software di Palantir nei database della Polizia e della Digos (con il delicato nodo dell’accesso parziale al Sistema di Indagine – Sdi) Palazzo Chigi ha invece frenato sull’affidamento diretto: la linea del governo (anche per blindare l’operazione da eventuali ricorsi o polemiche europee) è quella di procedere nei prossimi mesi del 2026 attraverso una gara pubblica. Un politica del ‘doppio binario’ che non si sa fino a quando sarà sostenibile per il Governo nazionale.

Dalla Spagna, alla Moncloa si decide il blocco

Il governo spagnolo ha promosso la mossa più evidente, emettendo proprio il 6 luglio una direttiva formale tramite la SEPI (la holding di Stato che controlla le aziende pubbliche e strategiche), vietando tassativamente di stipulare nuovi accordi commerciali con Palantir. Il blocco colpisce direttamente lo sviluppo di progetti nei settori della difesa, delle telecomunicazioni e delle infrastrutture critiche, con colossi pubblici quali Indra, Telefónica e Navantia, e bloccando sul nascere alcune trattative in corso con la Guardia Civil. Resta per ora attivo, ma solo fino alla sua scadenza naturale a fine anno, il contratto da 16,5 milioni di euro siglato nel 2023 con il CIFAS (il centro d’intelligence delle forze armate spagnole).

Per ridurre la dipendenza da software di difesa straniero, il governo spagnolo sta accelerando gli investimenti in piattaforme tecnologiche nazionali a tutela della sovranità sui dati. L’esecutivo ha approvato di recente un investimento da 115 milioni di euro nell’azienda catalana Openchip, parte di un più ampio progetto di gigafabbrica da 5 miliardi di euro sostenuto dallo Stato, finanziato in gran parte appunto da SEPI Digital.

La svolta europea della Francia e della Germania

La Francia è stata il motore ideologico del distacco, nonostante la DGSI (l’intelligence interna francese) avesse iniziato a usare Palantir nel 2015 dopo la stagione degli attentati terroristici a Parigi, rinnovando poi i contratti per mancanza di alternative nazionali pronte.

Parigi ha così tracciato la strada per la sostituzione progressiva di Palantir con campioni tecnologici nazionali, finanziando e promuovendo la crescita di ChapsVision, una tech-firm francese fondata nel 2019 specializzata in data intelligence, analisi di big data e intelligenza artificiale agentica. Oggi ChapsVision è considerata il principale ‘campione nazionale’ europeo nel settore della cyber-intelligence e della sicurezza statale, avendo scalato rapidamente il mercato grazie a una aggressiva strategia di acquisizioni e si propone al mercato con il suo sw ArgonOS.

E a maggio 2026, anche il governo di Berlino ha impresso una svolta storica per la propria sicurezza nazionale, quando il BfV (l’agenzia di intelligence interna tedesca) ha deciso di non rinnovare le partnership con Palantir, preferendo una soluzione di intelligenza artificiale europea per l’analisi dei dati sensibili, affidandosi anch’essa alla tecnologia di ChapsVision.

di Massimo Bolchi