07
Feb

Invitando ad approfondire ulteriormente il suo pensiero sulle implicazioni del GDPR grazie al testo scritto riportato qui sotto, al microfono di youmark Jean Canzoneri, Ceo and Founder di Ogury.

“Il Regolamento Europeo sulla protezione dei dati (GDPR – General Data Protection Regulation) entrerà in vigore nel maggio 2018. Questa normativa ha destato l’attenzione di tutti i player del mercato digitale per gli innumerevoli vincoli imposti per la protezione dei dati, ma offre agli editori che le sapranno cogliere delle buone opportunità.

Molte delle notizie circolate fino ad oggi sul GDPR si sono concentrate sulle sanzioni che il regolamento prevede. Sanzioni che, nei casi più gravi, arrivano fino a 20 milioni di euro o al 4% del fatturato totale dell’azienda colpevole. Sono regole che varranno per tutti coloro che decidono di fare affari in Europa.

Guardando con più attenzione la normativa, però, si scorge la possibilità di sfruttare il nuovo GDPR a beneficio degli editori in diversi settori. Nonostante le modifiche al regolamento siano state studiate chiaramente per proteggere gli interessi dei consumatori, c’è molto di cui essere fiduciosi.

Educare attraverso l’Opt-In

Per la stragrande maggioranza dei consumatori il meccanismo che regola il funzionamento della pubblicità sul proprio device, che sia attraverso il web o le app, è ancora sconosciuto. Infatti, mentre la tecnologia ha reso sempre più accurata l’identificazione e il targeting degli utenti, la conoscenza di questi ultimi sul modo in cui i dati vengono raccolti e utilizzati è ancora molto limitata. Una ricerca del 2017 condotta da Edelman e dall’Università di Cambridge ha rilevato che il 71% degli utenti ritiene che le aziende usino in modo illecito i loro dati personali.

I più cinici potrebbero pensare che gli intervistati abbiano avuto un’intuizione corretta. L’obiettivo di rassicurare i consumatori e conquistare la loro fiducia dovrebbe essere preso molto sul serio da un settore non particolarmente noto per la sua trasparenza. Le nuove regole introdotte dal GDPR riguardo al consenso esplicito per l’opt-in offrono quindi un’opportunità per affrontare alcune di queste preoccupazioni. Gli editori che saranno in grado di spiegare chiaramente ai consumatori come i loro dati vengono raccolti e utilizzati avranno una marcia in più rispetto ai competitor. Infatti, se queste spiegazioni saranno ragionevoli e di facile comprensione sarà possibile promuovere un rapporto di maggiore lealtà tra utente ed editore.

Arrestare lo sviluppo degli Adblockers

Essere più trasparenti con gli utenti finali – dando loro l’opportunità di scegliere se essere raggiunti o meno da ads targettizzati – permetterebbe di frenare la rapida proliferazione degli ad-blocker. L’anno scorso le indagini di Hubspot sull’uso del software di adblocking hanno rivelato che l’84% degli utenti era “d’accordo” o “molto d’accordo” sul fatto che gli annunci intrusivi generassero una cattiva opinione nei confronti sia dei siti, sia dei brand che li utilizzavano. Tuttavia, lo stesso studio ha anche dimostrato che il 77% degli utenti preferirebbe disporre di un sistema per filtrare gli annunci, anziché bloccarli completamente.

Cosa accadrebbe quindi se i dati raccolti attraverso gli standard Opt-in recentemente adottati potessero fare in modo che gli utenti ricevano più annunci di loro interesse e molti meno rispetto a quelli considerati intrusivi?

In un momento in cui molti plublisher fanno sempre più affidamento sulle entrate pubblicitarie per non chiudere i battenti, l’unico modo per incentivare gli utenti a togliere i ‘blocchi’ è pubblicare annunci veramente pertinenti. L’entrata in vigore del GDPR e la comunicazione relativa alla sua integrazione sono un’occasione perfetta per affrontare questi temi.

Annunci migliori per utenti più felici… e campagne di successo

Si può dire quindi che non esistono scorciatoie per ottenere risultati eccellenti dalle campagne adv: se non quello di mostrare ad utenti targetizzati solo contenuti pertinenti con quelli che sono i loro interessi. Dal 2018 in avanti si useranno dati raccolti eticamente e con il consenso esplicito degli utenti. Solo combinando questi dati con i sistemi di targetizzazione più sofisticati offerti dal mercato si potrà modificare il concetto di pubblicità, vista sempre più come “raccomandazione” personalizzata e non più come annuncio fastidioso e poco pertinente. Rendere gli annunci pubblicitari interessanti per i lettori tanto quanto i contenuti pubblicati deve diventare la nuova sfida per i publisher”.










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