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La polemica nata sui social per i formati di pasta La Molisiana che celebrerebbero il colonialismo l’avrete letta tutti. Il pastificio si è formalmente scusato mettendo rimedio anche con cambio di nome ai formati incriminati: Conchiglie rigate, non più ‘Abissine rigate’. Farfalline e non più ‘Tripoline’, Mezze fettucce ricce e non più ‘Tripoline lunghe’. Ma all’associazione dei copy non è andato giù lo scarica barile contro l’agenzia

Scatenato dall’affermazione che Rossella Ferro, responsabile marketing di La Molisana, ha rilasciato nel corso di un’intervista a Eleonora Cozzella di Repubblica Sapori: “Siamo molto attenti alla sensibilità dell’opinione pubblica e in questo caso l’unico errore è stato non ricontrollare tutte le schede affidate all’agenzia di comunicazione. E invece è la conferma che non si può perdere di vista nemmeno un dettaglio. Ribadisco che per noi non c’è alcun sentimento di celebrare quel periodo storico.”

Di qui la presa di posizione dell’Associazione dei Copy, che a nome collettivo ribatte: “Le parole di Rossella Ferro feriscono. Feriscono non solo l’agenzia di comunicazione in oggetto, ma tutta la categoria di professionisti della pubblicità, del marketing, della comunicazione appunto, che per lavoro sono abituati a pesare le parole, e queste parole in particolare di peso ne hanno tanto, così come lo avevano quelle incriminate e poi eliminate sul sito lamolisana.it nell’ormai famosa scheda prodotto.

Un po’ noi pubblicitari siamo abituati a queste accuse: quando la campagna non va è colpa dell’agenzia. In questo caso addirittura il ‘barile’ viene ufficialmente scaricato su una testata nazionale. Ora – e chi fa il nostro mestiere lo sa bene – un lavoro di comunicazione, che sia uno spot televisivo o il testo di una scheda prodotto su un sito, normalmente parte da una richiesta del cliente a un’agenzia pubblicitaria, che lavora su indicazioni del cliente stesso, in un confronto continuo. Nel caso particolare, nessun copywriter professionista si sognerebbe mai di inventare un testo con chiari rimandi a un periodo vergognoso della storia italiana, senza che il cliente ne sia per lo meno informato. Ci stupisce quindi non poco, quindi, leggere le parole di una responsabile marketing che, a quanto pare, ignorava completamente i contenuti testuali del sito del Brand per cui lavora. Ci chiediamo: è possibile che l’agenzia di comunicazione non abbia sconsigliato il cliente di pubblicare un testo del genere? Eppure, le conseguenze erano ampiamente prevedibili. È possibile che nessuno si sia posto il problema? Ma soprattutto, è possibile che il Brand non sapesse che quel testo era sul suo stesso sito?

Noi dell’Associazione Italiana Copywriter siamo sconcertati di fronte a uno scarico di responsabilità così sfacciato e riteniamo molto grave questo episodio nei confronti di chi fa la nostra professione, oltre che, naturalmente, nei confronti dell’agenzia che segue La Molisana. Oppure solo a noi i clienti contestano anche le virgole”?

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