Youmark

Chi l’ha visto? Direttore Creativo cercasi. Chi è oggi il Direttore Creativo? Mi chiamo Vincenzo Pastore e oggi faccio il freelance. “Quando cambia il Direttore Artistico di una casa di moda, le persone hanno paura che le collezioni non saranno più quelle di un tempo. In agenzia, invece, spesso se ne accorge solo lui”

VINCENZO PASTORE
VINCENZO PASTORE

“L’obiettivo è cercare voci per continuare la discussione di questa figura spesso discussa o in evoluzione quando non estinta. Mosso da un irrefrenabile desiderio di mettermi nei guai, magari dicendo cose poco piacevoli e di sicuro banali e scontate, mi sono d’un tratto bloccato. Ho cominciato a pensare, cosa rara.Alla fine la richiesta di Youmark è precisa: DIRETTORE CREATIVO (cercasi). Cioè state cercando proprio uno che sul contratto, sul biglietto da visita, sui credit e sul posto auto riservato, porta e riporta la dicitura DIRETTORE CREATIVO.  Non VICE, non CCD o qualche altro codice fiscale post-moderno creato per dare l’illusione di esserci quasi arrivato.

No. Allora mi sono detto che non cercava me. Da FREELANCE quale sono è difficile spacciarsi per DIRETTORE CREATIVO, anche se sul mio vecchio bigliettino da visita avevo messo qualcosa del genere e anche se in passato mi è capitato di farlo.

Di esserlo oggi non lo so. Sono rimasto bloccato, perché da un lato sono un COPY ma dall’altro sento di essere anche un DIRETTORE CREATIVO.

E meno male che ho solo due lati e non sono un endecagono.È raro che mi chiamino per fare il DIRETTORE CREATIVO. In genere mi cercano per fare il Copywriter Freelance. Nei periodi di vacca grassa, il Creativo Freelance. Ma DIRETTORE CREATIVO è difficile.

Mosso da questo dubbio amletico se essere o non essere, mi sono posto un’altra domanda per cercare di venirne a capo: MA ALLA FINE COS’È UN DIRETTORE CREATIVO? Magari rispondendo a questa domanda sarei riuscito a capire meglio. Cos’è…dov’è l’ho visto l’ultima volta…eppure l’avevo lasciato lì…

Perché per cercarlo bisogna capire bene cosa si sta cercando, no? Ok, oggi il DC non è più quello di una volta, si è evoluto (o involuto, dipende), ha cambiato piumaggio e penne (se copy), si destreggia su innumerevoli formati ma, mi sono detto, si evolve solo se si è qualcosa prima.

Questo perché è cambiato il suo habitat rispetto a qualche anno fa.  Allora ho cominciato a frugare nei miei ricordi, quelli ancora non spariti.  Ho trovato una vecchia definizione costruita sul campo e non letta sui vari manuali. Il DIRETTORE CREATIVO non era quello al quale volevo fregare la poltrona ma è sempre stata per me l’asticella con la quale mi sarei dovuto confrontare ogni giorno.

Quello cattivo in carcere da picchiare, così poi stai tranquillo. Almeno fino a quando non arriva uno nuovo che picchia te che sei diventato, nel frattempo, il più cattivo. Il DIRETTORE CREATIVO non era quello che mi avrebbe segato ogni cosa per far passare le sue idee (è capitato, certo), ma era quello che avrebbe aiutato me a rendere quell’idea ancora migliore.

Il DIRETTORE CREATIVO non era quello che avrebbe firmato ogni campagna pure senza aver mosso un dito ma era quello che avrebbe difeso l’idea ai piani alti.  Una sorta di DIRETTORE ARTISTICO che traccia la strada da seguire, che non rinnega il DNA dell’agenzia ma che è capace di renderlo attuale ogni volta. Uno che deve dare sempre l’impressione di stare un passo avanti, anche se bluffa. Che riesce a valorizzare il suo gruppo di lavoro, cercando di non lasciare nessuno indietro.

È quello dal quale imparare e che vorresti ascoltare per carpire (da napoletano direi “rubare”), tutti i segreti del mestiere non scritti da nessuna parte. Una figura presente ma non onnipresente, capace di farti crescere e non di tarpare le ali. E poi è quello che nelle foto si mette sempre di 3/4 oppure, se sono due, uno guarda da una parte e uno dall’altra.

Questo è il DIRETTORE CREATIVO nel mio mondo delle favole. Quando cambia il DIRETTORE ARTISTICO di una casa di moda, le persone hanno paura che le collezioni non saranno più quelle di un tempo. Spesso in agenzia, quando cambia il DIRETTORE CREATIVO, se ne accorge solo lui.

Comunque, venendo al dunque, mi sono detto: ma queste frasi utopiche sono valide anche oggi? Cioè quel professionista capace di gridare TERRA quando gli altri vedono ancora e solo onde (non necessariamente di acqua), esiste ancora?

Sono frasi ancora valide quelle che mi porto dentro? E perché non dovrebbero esserle?! C’è stato un ricambio generazionale in agenzia negli ultimi tempi, anche violento in alcuni casi.

Una volta ci si poteva fregiare del titolo di DIRETTORE CREATIVO solo dopo aver combattuto diverse battaglie e vinto diverse guerre. Oggi basta spulciare in giro per scoprire che ci sono più DIRETTORI CREATIVI che brief. Si finisce la scuola e si è come per magia DIRETTORE CREATIVO. Si apre il proprio studio, magari senza aver fatto gavetta, è si è DIRETTORI CREATIVI. Si è amici del cliente e…vabbè questa è un’altra storia.

Le moderne tecnologie (leggasi IA), i moderni media, le nuove generazioni non cambiano di un millimetro la natura del vero DC, a mio modesto e discutibile parere.

Un DIRETTORE CREATIVO, moderno o invecchiato in barrique, dovrebbe sempre stimolare gli altri a dare il massimo. Dovrebbe sempre difendere il DNA d’agenzia e non scimmiottare quello degli altri, facendo perdere quell’unicità che poi deve restare un punto di forza. Dovrebbe stimolare, coinvolgere, fare squadra.

Qui entra di nuovo in campo la mia esperienza: purtroppo da giovane non ho incontrato DIRETTORE CREATIVI stronzi e questo ha influito sul mio modo di pensare e di comportarmi. Magari al DC serve anche un lato oscuro.

Ricordo che ai tempi i vari DC avevano una sorta di aurea che li circondava. Erano esseri per metà creatività e per metà bonus.  Oggi meno, soprattutto per i bonus credo. Forse prima per diventare DC ci volevano troppi anni mentre oggi forse ne occorrono troppo pochi.

Una volta i DC non li staccavi dalla sedia manco con la fiamma ossidrica mentre oggi basta vendere uno yogurt in meno e succede un casino. Le nuove generazioni, così multitasking, così pronte a correre ma non a camminare, così (spesso) poco conoscitrici del passato di un’agenzia, sono la vera sfida che un DC deve affrontare. Non tanto il futuro e le nuove tecnologie ma la fauna che popola questi luoghi. Il team che gestisce è cambiato, è meno interpretabile e questo deve dare una scossa a chi è chiamato a gestirlo quel team.

Prima ci voleva un pochino di tempo per capire che forse eri più bravo del tuo capo. Oggi basta presentarsi al colloquio per avere quella certezza che poi non ti abbandona più. Non penso serva avere un punto di vista nuovo su di un ruolo che per sua natura evolve costantemente. O dovrebbe.  Che si lavori in agenzia o fuori, che si lavori in CDP o altrove, un punto di riferimento in mezzo a tanti punti interrogativi penso sia ancora un punto fermo.

Forse da Freelance è proprio questo che mi manca (oltre ai buoni pasti, alla 13ma e alla 14ma): il confronto tra persone che vogliono crescere e che costringono anche te (DC) a farlo. Perché, come detto, si evolve solo se si è qualcosa prima. Direi che questo sfogo inutile che non porta nulla di nuovo alla discussione possa anche terminare. Torno a fare il Freelance”.

Chi è Vincenzo Pastore

Sono nato lo scorso millennio a Napoli, nella stessa stradina nella quale è nato il Principe Antonio de Curtis in arte Totò. E questa nota rappresenta anche la massima vetta mai raggiunta dal sottoscritto.  Ho lavorato per oltre 20 anni in agenzie italiane e internazionali, vincendo poche volte qualche premio. Ho fatto tutto il percorso da Copy Junior a Direttore Creativo, cercando di sporcare e di dare fastidio il meno possibile. Sono riuscito a convincere milioni di persone (anche tu che leggi), a guidare o a prendere dagli scaffali (o dal frigo), i prodotti che di volta in volta gli suggerivo.

Nel 2010, con la vittoria del Premio Troisi per la miglior scrittura comica, ho rovinato del tutto la mia vita di uomo qualunque faticosamente costruita. Ho insegnato ai futuri ex creativi e da alcuni anni sono un freelance a tempo indeterminato, lavorando sia per agenzie che per clienti diretti.

Leggo Youmark da quando avevo 12 anni.

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