In occasione dell’incontro media e cinema d’impresa promosso da Fondazione AEM e da Fondazione Corriere della Sera youmark intervista Domenico Calopresti, regista, sceneggiatore e attore.
L’Italia è ricca di bellissime storie di aziende da raccontare, ma hanno bisogno dell’autorialità. A che punto è il rapporto tra media-cinema e impresa?
Il cinema è una grande azienda. Dico sempre che storie di bellezza, racconto del paese, forse il rapporto tra il cinema e il resto del paese è sfasato rispetto al periodo storico, alle cose che si raccontano eccetera, ma forse perché manca soprattutto una parte meno calcolabile dal punto di vista economico ma fondamentale per questo lavoro che è la creatività, cioè riuscire a capire quanto vale il processo creativo per creare una storia, per creare un momento di comunicazione importante è molto difficile. Qualche volta è dispersivo, ma fondamentale per riuscire ad arrivare alla verità, alla verità storica, a un racconto non realistico ma a un racconto di verità, di quello che siamo, di che paese siamo, di che persone siamo. Ecco, il cinema racconta le persone e le loro storie, tante storie e tante persone, e quindi è difficile allineare tutto, è difficile allineare la produzione, il racconto, la parte creativa. È un’arte difficile da inserire nel contesto economico ma fondamentale perché parte di tutta una storia del paese di cui non si può fare a meno.
Nell’era dello storytelling e del brand entertainment come riuscire a creare un sodalizio win win pro cinema pubblico e aziende?
Trovare il modo per cui il cinema si allinei con il resto del paese, rispetto al momento storico, alle capacità produttive, anche all’economia, rispetto anche a fasi di crisi profonde come abbiamo vissuto. Mi sembra che l’unica possibilità sia essere molto onesti, nel raccontarci per quello che siamo, per le risorse e le capacità che abbiamo di raccontarci, senza mentire, cercando di dare il massimo di noi stessi, perché se noi che ci raccontiamo, siamo capaci di dimostrare di avere l’energia necessaria per continuare a esistere, a essere presenti, a essere attivi e non passivi, allora è più facile creare linee di sviluppo. Se noi partiamo sempre un pochino da chi sta indietro, da chi ha paura, da chi non ha coraggio, è difficile superare i momenti di difficoltà. Credo che mai come in questo momento, ma da sempre nella mia vita, sento parlare di crisi, e sempre mi sembra che uno strumento come il cinema sia capace di essere avanti, di superare la crisi, fare un salto oltre questo ostacolo per continuare a guardare al futuro. Questo è interessante, cioè essere capaci sempre di guardare al di là della situazione reale, avere la capacità di affrontarla con grande coraggio.
Come evitare il rischio dell’omologazione dei format o dei contenuti eccessivamente promozionali, che non sortiscono efficacia per nessuno? Bisogna agire in senso “culturale”, servono nuove organizzazioni dell’industry o semplicemente basterebbe iniziare a fare davvero sistema?
Fondamentale è la capacità di sviluppare le proprie capacità creative individuali. Più ci sono capacità individuali e creative dentro il sistema, più il sistema riesce a svilupparsi secondo me. Senza averne paura, di questa creatività. Sappiamo che quando qualcuno deve raccontare, deve affrontare un momento storico, per esempio, lo sa cosa c’è davanti, ma il coraggio di mettere i piedi nella situazione è già la prima grande risposta, secondo me. Molte volte mi viene in mente quello che è stato il nostro neorealismo, che ha raccontato il momento forse peggiore del paese. C’era una guerra, c’erano macerie, c’era una popolazione disgregata, non c’era più comunicazione a nessun livello, ecco in quel momento il cinema è stato capace di salire su questi cumuli di macerie, di affrontare la realtà, raccontarla e soprattutto guardarla rispetto alla grande trasformazione che stava avvenendo dopo la crisi. Secondo me bisogna guardare sempre al cambiamento nella vita delle persone è quello che ci deve guidare per far bene il nostro mestiere, al di là dei meccanismi, al di là delle strutture, al di là di tutto. Se siamo capaci di mettere al primo posto l’umanità di tutti, facciamo dei grandi passi avanti.