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L’estate dei viaggi spaziali e del ‘criptoturismo’: scenari quasi (im)possibili di un settore in trasformazione

Turismo spaziale: un’espressione che ha trovato il proprio posizionamento in questi giorni, con le due ‘uscite’ (dall’atmosfera terrestre) di Sir Richard Branson e di Jeff Bezos con i rispettivi mezzi, la Virgin Galactic e la Blue Origin (o meglio la New Shepard). In realtà, analizzando i percorsi si tratta di poco più di lanci pubblicitari, sul confine della linea che separa l’atmosfera terrestre dallo spazio vero e proprio – la linea di Kármán (80 km di quota) – per Branson, poco più in su – 100 km – per Bezos.

Più seria la sfida del terzo concorrente, Elon Musk, che con la Space X – al di là degli immaginifici obiettivi di sbarcare su Marte – ha in programma obiettivi più concreti, dall’orbitare intorno alla Luna al rifornimento della Stazione Spaziale.

Lasciano da parte per un momento la disputa sul costo delle singole missioni – si va dai 250/500.000 dollari di Virgin Galactic alle aste ‘benefiche’ per decine di milioni di dollari per un posto du Blue Origin o Space X – il fatto concreto rimane che lo spazio è al momento (ma fino a quando?) una riserva di caccia americana. E lo dimostra la ‘guerra’ tra i sistemi per l’internet satellitare già scoppiata tra il sistema di Starlink firmato da Musk e quello di Bezos, il Kuiper ancora in fase di sviluppo teorico, circa il posizionamento dei satelliti, con il primo che ha richiesto di poterli mutare di orbita e il secondo che si è appellato alla Federal Communications Commission, l’Agenzia federale statunitense, perché gli sia impedito. Altro che innocui viaggi alla conquista dello spazio…

Ma oltre al turismo spaziale, vi è anche un’altra definizione che sta affermandosi in questa strana estate, in mezzo alle difficoltà di collegamenti aerei tra gli Stati: il così detto criptoturismo: prenotare un hotel, una crociera, comprare un biglietto aereo usando criptovalute. Quest’anno infatti sarà possibile spendere direttamente criptomonete per le vacanze. Non si tratta di esperimenti ‘pour épater le bourgeois’ ma della concreta possibilità: che si tratti di vacanze in Italia, in Europa o in luoghi decisamente più esotici, è permesso organizzare una vacanza dove delle vecchie monete nazionali non ve ne sarà traccia.

E la cosa, sull’onda di stati come El Salvador, che ha annunciato che una criptomoneta diventerà valuta avente corso legale durante la prima settimana di settembre (e da quel punto in poi dovrà essere accettata praticamente ovunque), il Bitcoin e le sue sorelle meno note, a partire de Ethereum, stanno vivendo uno dei loro sempre più frequenti ‘hype‘, nonostante l’elevato valore di cambio (siamo intorno ai 32.000 dollari per il bitcoin nel momento in cui scriviamo) che li rende complessi da utilizzare per le spese correnti.

Comunque, in attesa della codifica di una valuta frazionaria che ne semplifichi l’utilizzo, sono varie le soluzioni attive per prenotare e saldare il proprio hotel utilizzando criptomonete: Travala, ad esempio, in questo ha fatto da apripista. Nata nel 2017 da una piccola start up di prenotazione vacanze, oggi è in assoluto leader mondiale per i pagamenti in criptovalute, e la più attiva con il maggiore reach in particolare per le location americane. Ma anche Booking, attraverso una collaborazione con Maps, include anche un wallet digitale, così da garantire un cashback sulle prenotazioni di alloggi, versati in criptovalute direttamente nel wallet digitale di Maps.me. Inoltre prevede uno sconto del 25% ai clienti che decidono di effettuare la transazione usando la moneta virtuale.

Altro caso emblematico è rappresentato da Pavillon, primo gruppo internazionale di boutique hotel al mondo ad accettare pagamenti in criptovalute. Ciò è stato possibile grazie alla collaborazione con il gateway di pagamento crittografico globale Coindirect che accetta il pagamento in Bitcoin presso tutti gli alberghi della sua catena.

Oltre all’hotel è possibile comprare anche un biglietto aereo in criptovalute. Il sito web AlternativeAirlines permette di accedere a tutti i principali vettori del mondo e di saldare il pagamento del biglietto in BTC e in poche altre criptovalute, o l’agenzia di viaggi online BTCTrip, l’equivalente di Lastminute o Expedia, accetta pagamenti in criptovalute, stessa cosa per l’ungherese More Stamps Global o per l’australiana WebJet Exclusive, che garantisce voli e crociere. Anche la compagnia aerea ‘all-you-can-flySurf Air da qualche anno accetta pagamenti in Bitcoin ed Ethereum per i suoi servizi di abbonamento mensili, mentre per chi può davvero spendere c’è la compagnia britannica Berkeley Travel, specializzata in viaggi di lusso.

E qui le due storie, quella del turismo nello spazio e quella del cripturismo in qualche modo si uniscono, perché dietro allo space tourism in questi primi voli suborbitali parabolici (in particolare quelli di Virgin Galactic) c’è molto altro, compresi i futuri e rapidissimi viaggi intercontinentali. Un superbusiness da far impallidire quello del turismo come lo conosciamo oggi, senza dimenticare le questioni geopolitiche: domina chi ha il controllo del cielo e da adesso si espande assai la quota contesa di esso.

Negli Usa, come abbiamo visto, ci sono già almeno tre società private che fanno concorrenza alla NASA; in Cina – fedeli ai vecchi insegnamenti dell’Unione Sovietica di un tempo – prima fanno le cose, poi le annunciano: in Europa c’è l’ESA, ente pubblico che raggruppa 22 paesi per ‘maximize the benefits of space for the society and the UE economy’, come recita la strategia spaziale dell’Unione. Basta solo che non ci si ritrovi schiacciati tra i due litiganti, come è già accaduto con il GPS, il GLONASS e il nostro sistema GALILEO, più efficiente ma arrivato con troppo ritardo in un mercato già colonizzato dagli altri sistemi.

Comunque, per quest’estate, mano al wallet (chi può) per una criptovacanza tutta da scoprire.

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