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La app Immuni rallenta nei download, ma c’è anche una nuova polemica sui terminali. Esclusi smartphone come Apple iPhone 6 e Samsung Galaxy S3

Si è un po’ rallentato il download della app Immuni, quella che dovrebbe occuparsi del tracing dei contatti con individui sospetti di Coronavirus: sviluppata da Beding Spoons, che ha già distribuito la prima patch per risolvere “alcuni inconvenienti minori”, come recitava la nota di accompagnamento, sta un po’ arrancando nella classifica degli scaricamenti, evidenziando, venerdì pomeriggio, un 500.000+ di download da quando, lunedì 1 Giugno, è stata resa disponibile a tutti.

Qui però non si vuole fare una classifica dei meriti, ma limitarsi a registrare che, se anche il download di Apple è stato effettuato in proporzione, che vede un 85% di Android e un 15% di iOS in Italia, il traguardo del milione di utenti non è ancora vicinissimo.

Perché, anche se non c’è uniformità sui numeri necessari perché la app sia efficace nel tracciamento – le stima variano dal 20% degli ottimisti (che sembra un valore oggettivamente un po’ basso) a un irraggiungibile 70% dei pessimisti – rimane il fatto che più gente ce la avrà sul proprio smartphone, maggiore sarà la sua efficacia. Sarebbe anche necessario effettuare subito dopo l’allerta automatica il tampone, per identificare immediatamente e eventualmente mettere in quarantena i contagiosi, evitando così gli arresti domiciliari presunti senza scadenza o far trascorrere a domicilio i 14 giorni teorici prima di un generico liberi tutti, ma questo è un argomento che ci farebbe entrare in altre più complesse discussioni.

Comunque, guardando alla penetrazione degli smartphone in Italia, siano un po’ sopra il 72%, un livello rassicurante da cui partire. Ma attenzione, perché non tutti gli smartphone sono tecnicamente in grado di scaricare e installare la app Immuni, e questo ha già fatto partire le accuse, dopo quelle sessiste di giovedì, di selezione sulla base delle capacità di spesa di ciascuno.

Sì, perché solo gli iPhone che posso adottare la versione 13,5 del sistema operativo iOS sono idonei alla app, e questo lascia fuori telefoni ancora ampiamente usati, come gli iPhone 6 (uscito nel 2014), gli iPhone 5s e 5 (rispettivamente usciti nel 2013 e 2012), per citare solo alcuni dei modelli più apprezzati dall’utenza Apple, che sono stati esclusi dall’aggiornamento a iOS 13.

Ancora più complessa la vicenda di telefonini Android, che necessitano delle versione almeno 6.0 Marshmellow del S.O. (si risale al 2015 quindi) ma anche della LE (Low Energy) per il Bluetooth e della versione 20.18.13 (almeno) per i Google Play Services, necessaria per garantire l’accesso alle impostazioni di privacy più recenti, l’autenticazione con i servizi di Google, ma anche l’utilizzo delle nuove Api (interfaccia di programmazione delle applicazioni). Sono esclusi quindi della app telefoni quali Samsung Galaxy S4 ed S3, usciti rispettivamente nel 2013 e nel 2012. I dispositivi di Motorola non supportati, invece, sono Moto G e Moto X (2013), Moto E (2014). Anche l’LG G2, uno dei modelli di maggior successo del noto brand coreano, uscito nel 2013, non ha ricevuto l’aggiornamento ad Android 6.

E poi bisogna fare i conti con l’embargo USA, imposto dal presidente Donald Trump a Huawei, che taglia fuori tutti gli smartphone più recenti, quali il P40, il Mate 30 e il Mate Xs, rilasciati sul mercato dopo il 16 maggio 2019, e i modelli di Honor, che come è noto è un sub-brand low cost di Huawei. A questo proposito, Bending Spooons ha fatto sapere di stare elaborando una versione di Immuni da caricare sull’app store di Huawei, così da abilitare anche questi telefoni a utilizzare la sua app, che dovrebbe essere disponibile nel giro di qualche giorno.

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