Una delle categorie da sempre più bistrattate ma allo stesso tempo invidiate è quella dei freelance. Tipologia trana nel suo essere, piena di personaggi indecifrabili. Ma chi è veramente il freelance? Difficile definirlo perché si ‘diventa’ tali per le più svariate ragioni. C’è chi non è in grado di lavorare in agenzia e avere a che fare con le gerarchie e decide di far da sé. Chi crede di essere così bravo da non esistere sulla terra una relatà capace di valorizzarne il talento. E infine chi, per meriti e dopo lunghe riflessioni, decide che è arrivato il momento di dire basta allo stipendio fisso e si lancia nella precarietà, tenendo sempre le dita incrociate. Ma il freelance è come un jolly, quando lo peschi dal mazzo sei all’ennesimo cielo perchè puoi farci di tutto e l’art o il copy di turno, frustrato dalla continua pressione psicologica del proprio creative director, decide che è arrivato il momento di vendicarsi. Tanto “lo paghiamo per fare questo”. Insomma, tutti vogliono fare i freelance, ma nessuno vorrebbe mai essere al loro posto. Abbiate fede e credeteci, siete la speranza dell’Italia, anche se è difficile sperare nell’Italia.
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