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Google raggiunge un accordo con sei editori francesi sul compenso per i loro articoli indicizzati sul motore di ricerca. Ma in ballo non ci sono solo i ‘Droits Voisins’

A fine novembre è arrivato in Francia l’atteso accordo tra Google e alcuni editori che concordano sulla pubblicazione di estratti dai propri contenuti in cambio di un compenso in funzione della notorietà dei pezzi, le visualizzazioni degli stessi e in generale, il ‘contributo che l’editore dà all’informazione politica e generalista’. Gli editori oggetto dell’accordo sono tra i più importanti dell’Esagono: Le Monde, Le Figaro, Liberation, L’Express, L’Obs e Courier International.

Parrebbe, a prima vista, un vittoria degli editori della stampa sul gigante del search, tanto più che stanno proseguendo le discussioni con l’Alliance de la Presse d’Information Générale e con numerose altre testate per raggiungere ‘un accordo-quadro collettivo prime della fine dell’anno’, scrive Google sul proprio blog.

Un cambiamento netto rispetto alle dichiarazioni, ribadite ancora a fine ottobre, da parte di Richard Gingras, Responsabile delle News di Google, che “il fait valoir l’énorme trafic que Google apporte aux sites de presse, ainsi que ses nombreux outils mis gratuitement à disposition”. Una posizione ribadita in più di una sede, sostenendo che in caso di mancato accordo alla cessione ‘barattata’ con questa valore, il motore si sarebbe limitato a elencare online il titolo dell’articolo e il relativo link, senza sommario e senza foto.

Una posizione che aveva già fatto breccia nel fronte dei contrari, tra i quali ad esempio Le Monde, che avevano concordato, il 23 ottobre scorso, la pubblicazione gratuita nelle ricerca di Google delle proprie vignette e dei sommari/estratti di tutti gli articoli.

Ma era parso subito chiaro che la posizione del Governo Francese era ben differente, nei confronti di chiunque avesse utilizzato i contenuti della stampa: non solo Google, ma anche motori quali Bing o Yahoo, o aggregatori come Apple News, o i social media, in prima fila Facebook e Twitter. Ma per Google il pericolo era molto più serio, data la denuncia alla Authority francese delle Comunicazioni per la ‘posizione ultradominante di Google tra i motori’ e la richiesta di interventi al riguardo a livello dell’Unione Europea. Una posizione ribadita poi anche nei colloqui tra il Presidente Macron e la Cancelliera Merkel.

Questa non è più la questione della tassazione favorevole dei profitti da parte dell’Irlanda o di un altro stato con cui sono stati raggiunti accordi al riguardo. Questo è un colpo basso, che peraltro risuona anche Oltreatlantico dove le accuse di posizione dominante e le richieste di uno scorporo forzoso sono presenti da tempo, non acquietate dalla nascita di Alphabet, il conglomerato che controlla Google e società satelliti (da Calico a Google X, a Google Venture) nel 2015.

Di fonte a una minaccia di questo genere, può andare bene accettare – in Francia per il momento, poi probabilmente anche altrove – l’obbedienza formale alla legge sui ‘diritti connessi’ (les Droits Voisins come li chiamano oltrealpe). Dopotutto, non è stato reso noto l’importo che Google pagherà agli editori con i quali ha raggiunto un accordo, ma se si considera la somma stanziata per un triennio di collaborazione con la stampa – un miliardo di dollari per il progetto ‘Google News Showcase’ – si nota subito l’esiguità dell’esborso per una azienda in grado di generare ricavi – stimati per il 2020 – nell’ordine di 160 miliardi di dollari, e utili che viaggiano al di sopra dei 40 miliardi. L’anno, si noti bene. Val bene la pena di sborsare poco di più e magari tentare di acquietare una fonte continua e fastidiosa di voci contrarie: se non puoi batterli, fatteli amici…

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