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Bottega Veneta chiude tutti i profili social. Solo una mossa a sorpresa o un vero ‘social detox’ destinato a trovare imitatori?

La notizia è la svolta antisocial di Bottega Veneta, brand di proprietà della holding del lusso Kering: il marchio ha chiuso tutti i suoi profili, abbandonando i propri account Instagram, Facebook e Twitter.

Il tutto è avvenuto in maniera improvvisa e senza che l’azienda fornisse le motivazioni di una scelta che, secondo alcuni osservatori, potrebbe anche rivelarsi temporanea e foriera di qualche colpo di scena.

Ma potrebbe anche essere parte di una nuova strategia, all’insegna del ‘social detox’, inaugurata dal direttore creativo Daniel Lee, che aveva mostrato di seguire strade inaspettate anche in occasione della presentazione dell’ultima collezione S/S 2021, quando la maison aveva privilegiato la scelta low profile e ultra-selezionata di uno show a porte chiuse per un numero molto limitato di ospiti, per poi svelare i modelli della linea, tenuti segreti per alcuni mesi prima di essere mostrati al grande pubblico attraverso un progetto editoriale dell’artista concettuale Rosemarie Trockel al Sadler’s Wells di Londra, un teatro sede delle esclusive sfilate.

Le decisione relativa ai social network, comunque, rappresenta un ‘prima volta’ per una maison del lusso che decide di abbandonare completamente questo canale. Va detto però che sono molti gli influencer che promuovono i prodotti del luxury brand, i cui social non sono stati oscurati, e che, con ogni probabilità, continueranno a farlo egualmente in futuro. Potrebbe trattarsi, cioè, di una riedizione in chiave fashion del vecchio ‘detto’ morettiano “Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?”.

L’attuale presa di posizione, se confermata, potrebbe in ogni caso riportare al centro dell’attenzione del business i negozi fisici, che diventerebbero l’unico luogo dove i fan del marchio potrebbero ammirare ‘dal vero’ i prodotti disegnati da Daniel Lee, un passo in netta controtendenza rispetto alla corsa all’eCommerce che, con le varie declinazioni, sembra aver investito anche questo settore e prima vista refrattario.

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