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Blockchain in Italia nel 2019, grandi aziende e piccoli investimenti

Alla presentazione del Rapporto sulla Blockchain del Politecnico di Milano spiccava, pur in quadro generale segnato da notevoli chiaroscuri, la fotografia dell’Italia, seconda in Europa per numero di progetti attivati, ma responsabile di investimenti totali che nel 2019 hanno raggiunto la cifra modesta di 30 milioni di euro, sia pure in crescita del 100% rispetto all’anno precedente.

Il basso numero di progetti operativi in Italia non è da imputare solamente a una mancanza di fiducia nelle tecnologie, ma anche alle scarse conoscenze, competenze e limitate risorse allocate per la gestione di progetti che richiedono alta complessità. Da un’indagine dell’Osservatorio su 75 grandi aziende italiane con qualche esperienza su queste tecnologie emerge che il 52% ha sviluppato una visione strategica, conoscendo la tecnologia e comprendendo la portata rivoluzionaria, ma solo il 9% ha già definito persone e risorse economiche.

Il 45% ha attivato sperimentazioni o progetti operativi, mentre il 55% non ha ancora realizzato nulla: le principali barriere all’adozione riscontrate da chi non ha implementato progetti sono le difficoltà a individuare i benefici, sviluppare delle competenze e allocare risorse.
Viceversa, i principali benefici riscontrati dalle grandi aziende che hanno già progetti (34) sono il migliore rapporto con partner e fornitori per condividere informazioni (evidenziato dal 35%), la riduzione di frodi e manipolazione dati (29%) e una migliore riconciliazione di dati e pagamenti (29%). Poi vengono la maggiore fiducia verso partner e fornitori (26%), una maggior fiducia da parte dei clienti (26%) e l’automatizzazione dei processi (26%).

Nell’avvio dei progetti di Blockchain e Distributed Ledger risulta fondamentale il ruolo del top management che spesso è principale promotore delle sperimentazioni (è così nel 69% dei casi). Le sperimentazioni però poi sono tendenzialmente portate avanti da unità di innovazione con il supporto dei sistemi informativi, con un ruolo importante del marketing.

Tra le aziende che hanno attivato progetti di blockchain nel 2019 si collocano alcune delle grandi del mercato, come FA, Lambrecchini, Banca di Asti, MISE, SIA, società sportive (Fiorentina e Uve) e altri attori quali Panini, Regione Lombardia, alcuni comuni, consorzi alimentari e università.
Una eterogeneità che, considerando anche la modestia delle risorse investite – 30 milioni nell’anno – , rischia di tradursi in un pluralità di iniziative che, seppur valide in sé, difficilmente avranno un rilevante impatto sul mercato di riferimento e, ancor meno, su quello complessivo.

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