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Bitcoin e blockchain al servizio della politica. Mentre la guerra dei dazi si allarga all’Europa

Attualmente le tensioni sui mercati economici sono molto evidenti: in particolare per le loro ricadute sugli andamenti correnti che assumono a volte andamenti quasi schizofrenici. Basti ricordare le chiusura FASE MIV della Borsa di Milano dei giorni scorsi: mercoledì meno 2,87%. meno 0,3% il giorno dopo. La caduta di mercoledì è stata contemporanea (o conseguenza) del via libera del World Trade Organization ai dazi USA verso l’Europa, a seguito dell’approvazione del ricorso a stelle e strisce per i sussidi illegali erogati al consorzio Airbus, presentato dal concorrente Boeing.
Un dato destinato forse a capovolgersi nel giro di qualche mese, quando il WTO dovrà esprimersi sul ricorso, per la medesima ragione – sussidi non permessi dagli accordi, presentato dal consorzio olandese contro il costruttore americano.

La rapidità di risposta del mercato ha sostanzialmente evidenziato che la spinta emotiva, al di là di così detti hard data (occupazione, PIL, investimenti) è quella prevalente in un contesto già fortemente innervosito’ dalla guerra tariffaria in atto tra gli USA e la Cina, o come alcuni preferiscono sottolineare, tra l’amministrazione Trump e la Cina.

Guerra che ora si è allargata all’Europa, in una sorta di tutti contro tutti dove gli USA stanno facendo pesare il loro ruolo di maggiore acquirente mondiale, ma gli avversari ormai tendono a ribattere colpo su colpo, e lo scenario futuro appare destinato a riservare non poche sorprese. Come i dazi annunciati, poi applicati ma sospesi, in un quadro di incertezze che va dal 5G, terreno di caccia esclusivo delle industrie cinesi alle app tecnologiche dove i competitori sono ormai molti.

Guardiamo ad esempio alla blockchain e alle criptovalute. A questo proposito va evidenziato l’andamento che continua a presentarsi irregolare della maggiore di queste, il Bitcoin, passata da 19.000 dollari e rotti della fine del 2017 ai 3.000 dollari (e poco più) dell’anno seguente per poi iniziare un andamento analogo, ma più contenuto, che è partito dagli 11.000 dollari di qualche mese fa per arrivare agli 8.000 di oggi. Ma questa variazioni riguarda anche altre valute basate su blockchain, i così chiamati altcoin il cui valore complessivo si riduce a tal punto da far predire a numerosi operatori economici una prossima estinzione di massa.

Né se la passa meglio Libra, la criptovaluta di Facebook, almeno a quanto è dato sapere, perché da Ginevra, sede dell’organizzazione, non traspare nulla. Tuttavia fonti di stampa, con il Washington Post in testa, parlano di due dei maggiori soci (Mastercard e Visa) che si stanno sfilando dal progetto, in vista delle forti opposizioni che registrano, dalla Federal Reserve al Congresso USA, alla Banca Centrale Europea.

Di converso però sembra procedere senza apparenti intoppi l’utilizzo della blockchain anche per scopi monetari (quando non c’è di mezzo il social network di Zukerberg), oltre che per gli altri utilizzi. Le stesse autorità americane, nella fattispecie la SEC (Securities and Exchange Commission), secondo quanto riferisce la newsletter di eToro, hanno dato via libera alla rete blockchain di Telegram, la TON (Telegram Open Network) destinata a far viaggiare il Gram, la criptovaluta di Telegram che dovrebbe essere disponibile alla fine del mese.

Più complicata, invece, nonostante i numerosi esperimenti effettuati, è quella di abbinare la blockchain al voto elettronico per semplificare e rendere meno costose le elezioni.

A livello mondiale, al di la di pochi test in Svizzera e in USA, e con l’eccezione dell’Estonia, il voto tramite blockchain presenta ancora un’inaccettabile incertezza, per quanto riguarda la reale corrispondenza del voto espresso con quello conteggiato. La blockchain può fare poco, poiché non garantisce questa corrispondenza ma interviene in una fase successiva, per controllare che tutti i voti registrati siano correttamente conteggiati.

Comunque in Uruguay, il Digital Party (Partido Digital) sta proponendo il suo impegno in questo ambito, alleandosi con una blockchain, aeternity, per permettere ai propri iscritti di votare digitalmente, sui quesiti interni, e di proporre iniziative da intraprendere.

Una versione un po’ più evoluta di quello che il Movimento 5 Stelle fa con la sua piattaforma Rousseau. Che dire? Buona fortuna al Cono Sur.