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arteficegroup: strategic digital planning è evitare che contenuti pensati più in base alla struttura dei touchpoint digitali che non a quella dei brand svuotino progressivamente la marca, azzerandone la personalità. Nasce IDÌA, la Digital Division del Gruppo

da sinistra: Alessandro Butti, Luca Cavallini, Marco La Cava

In uno scenario che vede il superamento della separazione fra la dimensione digitale e quella fisica, l’idea di ARTEFICEGROUP è infatti esaltare nella comunicazione digital l’identità di marca coerentemente con la sua differenza e la sua unicità.

Facciamo un passo indietro, cosa intendete quando parlate di Strategic Digital Branding?

 Luca Cavallini, managing partner arteficegroup:

“Un brand, prima di ogni altra cosa, è un’identità, cioè un oggetto complesso. È la manifestazione dei valori, delle emozioni e delle relazioni con le persone di cui si è fatto interprete nel tempo. Rispettare questa identità, esserne i custodi, valorizzarla, in qualsiasi territorio la marca si trovi a vivere e agire, è il nostro ruolo di comunicatori. La capacità di farlo al meglio, sempre e dovunque, definisce il livello della nostra professionalità.  Le brand identity hanno confini che ne definiscono la forma, oltre i quali perdono consistenza e credibilità. L’idea di mettere la strategia di branding al centro della comunicazione digital in teoria è ovvia, banale. Ma nella realtà può capitare che le esigenze tecniche dei touchpoint digitali finiscano per orientare decisioni che non sono allineate alla personalità di marca. Capita più spesso di quanto si creda”.

Questo è il motivo per cui da diversi anni lavorate per sviluppare un’area digital interna? 

Alessandro Butti, partner arteficegroup e Ad IDÌA:

“Certo, arteficegroup ha da anni una vocazione digitale forte che si sostanzia in un team interno di tutto rispetto dedicato alla comunicazione digital. Cito come esempio il progetto che abbiamo realizzato per Atkinsons 1799, un rebranding che ha rinnovato la marca e l’ha portata sui social con successo. Senza perdere una virgola di quella che è l’identity che il brand ha costruito, questo è proprio il caso di dirlo, nei secoli.

Al progetto digital, infatti, era affiancato anche un progetto di rebranding che ha organizzato e attualizzato un enorme patrimonio iconico. I vantaggi di una regia unica in comunicazione sono difficilmente sottovalutabili.

Ma proprio perché per fare le cose al meglio è importante la specializzazione, crediamo anche che ci siano situazioni in cui è indispensabile la collaborazione con chi nasce con un cuore digitale. È per questo che, insieme ad Idea Docet, agenzia nativa digital con cui lavoriamo da anni, abbiamo dato vita ad IDÌA.

IDÌA è una New.Co che nasce dalla fusione di due rami d’azienda, cioè la unit digital di arteficegroup e quella di Idea Docet.
Ha come obiettivo un’idea di branding estesa sempre più efficace e contemporanea, in grado di integrare le nostre rispettive competenze specifiche. IDÌA è nei fatti la nuova digital division del Gruppo”.

Più nello specifico, quali sono i dettagli di questa nuova IDÌA?

Marco La Cava, founding partner di Idea Docet e Ad di IDÌA: 

“È stato un processo lungo e meditato. Abbiamo cominciato a collaborare un paio d’anni fa. Lavorare insieme è il miglior modo per conoscersi, capire le rispettive dinamiche di approccio ai progetti, definire pratiche comuni. Da una parte il tempo e la collaborazione sul campo, dall’altra la complementarietà dei know-how sono stati la chiave di questa New.Co.

IDÌA nasce per unire due skill set diversi e complementari all’interno di un sistema unico, con l’obiettivo di diventare un punto di riferimento sul mercato per il digital branding strategico. Nasce dall’aver trovato una sintonia che non vogliamo sprecare. E dal desiderio di aumentare le possibilità di sviluppare progetti sempre nuovi e diversi”.

Dunque, oggi è stata data una forma societaria ad una collaborazione di fatto che dura da tempo. Su quali progetti state lavorando?

La Cava: “Un progetto che rappresenta molto bene il potenziale delle intersezioni dei saperi che caratterizza IDÌA per esempio è ioformo.it.

Un lavoro che né arteficegroup, né Idea Docet avrebbero potuto portare a termine da sole. ioformo.it è un marketplace che raccoglie corsi qualificati di formazione di moltissime tipologie. E si rivolge a tre differenti target: chi cerca un corso di formazione, chi si propone come formatore e le risorse umane delle aziende in cerca di personale.

Il progetto per ioformo.it ha previsto la realizzazione del design UX e UI dell’interfaccia utente dei tre target che accedono secondo modalità e percorsi diversi. Per ioformo.it è stato realizzato anche il set completo per la costruzione dell’identità di marca: posizionamento strategico, restyling del logo, visual identity system, brand book, brand manifesto, profili sui canali social, PED, digital media planning, una campagna promozionale per la registrazione del profilo degli utenti sul portale.

C’è anche un progetto retail con integrazione digitale, che consente di accedere in modo virtuale ad un numero di prodotti molto ampio non fisicamente presenti sul punto vendita. Questo scaffale digitale è fruibile attraverso device, in grado di fornire informazioni dettagliate sugli articoli e di far vivere all’utente un’esperienza di acquisto completa.
Si tratta di un progetto che stiamo sviluppando per una grossa catena di retail nel mondo dell’elettronica di consumo.

Per quanto riguarda la parte social media, abbiamo stretto una collaborazione con il cliente Citterio per la gestione dei canali social e delle campagne digital”.

Butti: “Stiamo inoltre sperimentando da tempo il cambio nella creazione di contenuti e delle relative forme di comunicazione digitale di marca, da una dimensione bidimensionale a quella in 3D. Questo riguarda quindi sperimentazioni sul metaverso, realtà aumentata – anche nei punti vendita – e digital Out of Home.

Stiamo vivendo giorno per giorno l’evoluzione della AI applicata alla generazione di contenuti, dove l’apporto umano rimane comunque fondamentale. Avere un approccio di tipo test-and-learn è imprescindibile in questi contesti”.

Che tipo di risposta vi aspettate dal mercato rispetto a questa nuova iniziativa?

Cavallini: ”La cosa veramente importante è che tipo di risposta ci aspettiamo da noi stessi. Dai prossimi sviluppi dei nostri progetti. Dalla nostra capacità di lavorare in maniera sempre più integrata, coerente, professionale. Quello che vogliamo evitare ad ogni costo è che i touchpoint digitali diventino una forma di omologazione delle diverse identità di marca. Basta guardare i PED sui profili social di alcune marche per capire di cosa sto parlando.

Un brand deve potersi spostare da un territorio di comunicazione all’altro restando fedele a sé stesso. Mantenendo intatta la sua identità. Esprimendo contenuti interessanti e affini alla sua personalità. Noi ci aspettiamo di farlo succedere, sempre, nel migliore dei modi possibili. Perché nel digitale il mezzo tende spesso a uniformare messaggi e brand. Vista la moltiplicazione dei media, mezzo e messaggio non possono più permettersi di coincidere, il rischio è la frammentazione dell’identità di marca.

Più i territori di azione della marca sono vasti più servono coerenza e capacità di orientamento. La regia delle azioni di marca è responsabilità nostra. E ce la prendiamo volentieri”.