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Amazon blocca i FLoC di Google sui propri siti alla vigilia del Prime Day: non vuole ‘regalare’ dati ottenuti in esclusiva al concorrente e sta preparando i propri ID(entifier) e DSP per il programmatic

Anche Amazon ha deciso di boicottare il FloC, il Federated Learning of Cohort di Google, che permetterebbe all’azienda di tracciare ai fini pubblicitari gli utenti di Chrome, visto che mancano pochi mesi alla deprecazione definitiva dei cookie di terza parte. Così all’elenco delle imprese che hanno già annunciato la propria posizione contraria a questo uso – un numero crescente, da Vivaldi a Brave, da DuckDuckGo e GitHub – si associa il gigante di Seattle, la cui presa di posizione riposerebbe però su motivazioni differenti e più concrete.

Prima è necessario però fare un passo indietro: un paio di anni fa Google annunciò l’iniziativa Privacy Sandbox con l’obiettivo di eliminare da Chrome il supporto per i cookie di terze parti e la sostituzione di questi con tecnologie più rispettose per la privacy degli utenti. Attualmente la più promettente sembrerebbe quella chiamata FloC, che prevede la creazione di gruppi di persone con interessi comuni.
A ogni gruppo viene assegnato un identificatore che permette di visualizzare determinate inserzioni pubblicitarie quando un utente del gruppo visita lo stesso sito (non avviene quindi il tracciamento cross-site del singolo utente).

Ovvio quindi che Amazon punti a mettere i bastoni tra le ruote di questa iniziativa di Google, a partire dalla competizione pubblicitaria, con Amazon che si sta sempre più collocando come terzo competitor del settore digital ad, insieme a Facebook e a Google stessa.

Poi Amazon vuole proteggere la propria proprietà intellettuale: i dati preziosi che mostrano quali prodotti le persone ricercano, recensiscono e acquistano online. Con un afflusso di acquirenti che dovrebbe inondare il sito durante il  Prime Day del 21 e 22 giugno, ora è il momento di mettere interno a essi una barriera elettronica che impedisca a Google di alimentare i propri FloC con quei dati. Già ora, come riportato dalla stampa specializzata USA nelle settimane scorse, le ad tech company stanno raccogliendo e analizzando i dati degli ID FLoC nella speranza di migliorare le capacità di targeting e identificazione. In parole povere, non è nell’interesse di Amazon consentire a estranei come Google o altre società tech di sfruttare i suoi dati sugli acquirenti.

Senza i visitatori di Amazon nel mix, i FLoC di Google potrebbero essere in difficoltà: se Amazon avesse scelto di non bloccare questi dati, la società avrebbe nei fatti aiutato il suo più temibile concorrente – eCommerce oltre che pubblicitario, non si dimentichi Google Shopping – consentendo di ottenere “risultati notevolmente migliorati di alcune coorti di acquisto”, ha affermato anonimamente il responsabile di una Ad tech intervistato dalla testata americana Digiday. “Quello che guardi e cerchi su Amazon rivela chi sei davvero”.

Infine, quella di bloccare FLoC è una decisione competitiva: con il decollo dell’attività della DSP di Amazon, l’azienda prevede di lanciare il proprio identificatore per il monitoraggio e la misurazione degli annunci in programmatic.

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