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Quantum Computing, la Cina ha messo la freccia e imboccato la corsia di sorpasso

Un modello fortemente centralizzato, basato sugli investimenti pubblici, superiori a quelli dei singoli Paesi europei o della sola componente pubblica statunitense: la Cina si presenta con una focalizzazione sulle tecnologie con applicazioni militari e infrastrutturali a breve-medio termine
Quantum china

Si parla molto del Quantum Computing  con riferimento sopratutto agli Stati Uniti. Ma qual è lo stato di sviluppo del quantum computing in Cina, la principale rivale economica e militare (se si esclude la Russia per le testate nucleari disponibili) degli USA.

Poiché non abbiamo mai trattato questo argomento, se non episodicamente, ci riserviamo di fare un’analisi più lunga e complessa, divisa in più parti: questo articolo, che vuole fotografare a che punto si trova la Cina nel ‘percorso quantico’, e i successivi, che cercheranno di comprende in che modo e in che direzione sta spostandosi sul quantum computing il gigante asiatico, con le più immediate ricadute sulla decrittazione a 128 bit e quelle di più lungo periodo nella creazione di un futuro e futuristico ‘mondo quantico’.

La traiettoria cinese va dunque letta su due binari distinti ma complementari: da un lato un dominio evidente nelle tecnologie quantistiche applicate alle comunicazioni (QKD, reti terra-spazio, satelliti quantistici), dall’altro uno sforzo massiccio – ma ancora eterogeneo – nello sviluppo di computer quantistici general-purpose. Questa duplice strategia spiega perché la Cina appare oggi leader in alcune metriche (deployments infrastrutturali, carta brevettuale e output di pubblicazioni in comunicazioni quantistiche) ma non ancora egemone rispetto ai grandi player occidentali nei parametri di performance più ‘hard’ del calcolo quantistico (fidelity, tempi di coerenza misurati, roadmap verso correzione d’errore scalabile).

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Panorama tecnico-quantitativo

La Cina ha costruito un ecosistema fortemente centralizzato, finanziato dallo Stato e orientato alla traduzione rapida di ricerca in infrastruttura operativa. Sul versante delle comunicazioni quantistiche, il Paese ha già messo in campo una rete terrestre estesa (il cosiddetto backbone QKD) e capacità spaziali: la lunghezza complessiva del backbone è riportata nell’ordine di decine di migliaia di chilometri 12.000 km secondo analisi del 2024) e la costellazione/sistema spaziale: il satellite Micius (che risale addirittura al 2016) seguito da microsatelliti come Jinan-1 (2022), con ulteriori lanci negli anni seguenti. Questa integrazione terra-spazio è pensata per realizzare una rete QKD su scale nazionali e internazionali.

Nel computing, i traguardi pubblici cinesi più citati del periodo 2024–2025 includono due hit numeriche che è utile distinguere: il Wukong di Origin Quantum (superconduttore) – un processore commerciale da 72 qubit reso disponibile via cloud all’inizio del 2024 – e, in una seconda ondata, l’annuncio di un chip più grande (denominato ‘Xiaohong’ o Tianyan-504) con 504 qubit presentato a fine 2024. Oppure ancora il processore superconduttore a 105 qubit Zuchongzhi-3, presentato nel marzo 2025 dall’Università di Scienza e Tecnologia della Cina (USTC). Questo processore ha dimostrato la supremazia quantistica risolvendo un complesso compito computazionale molto più velocemente dei supercomputer classici, stabilendo un nuovo record. Queste cifre sono rilevanti come milestone d’ingegneria e come segnale politico-industriale, ma vanno contestualizzate: il solo conteggio di qubit non determina la capacità computazionale utile; contano anche gate fidelity, coherence times (T1/T2), crosstalk, architettura di controllo, stack software, e – soprattutto – progressi verso la correzione d’errore quantistica e l’integrazione del controllo cryogenico. I report e i comunicati cinesi indicano passi rapidi nell’ingegneria della scala dei qubit, ma la valutazione indipendente delle metriche di qualità rimane più prudente.

A livello di risorse, più fonti concordano su un impegno pubblico cumulato dell’ordine di 15 miliardi di dollari destinati a programmi quantistici (ricerca, infrastrutture, megaprogetti nazionali). Tale investimento pubblico è molto superiore alla sola componente pubblica negli USA o in singoli Paesi europei, anche se l’ecosistema americano compensa con volumi maggiori di capitale privato nel settore.

Caratteristiche proprie del sistema cinese

Il modello cinese è chiaramente guidato dallo Stato: istituzioni nazionali (National Lab for Quantum Information Science, università come USTC, poli regionali come Hefei/’Quantum Avenue’) dirigono l’agenda, mentre imprese (start-up come Origin Quantum, QuantumCTek e alcuni grandi nomi tecnicamente all’avanguadia) operano come canali di trasferimento tecnologico e integrazione industriale. Questo sistema produce due effetti tecnici concreti: capacità di deployment su scala (reti QKD, integrazione con le State-Owned Enterprise come China Telecom) e velocità nella creazione di prototipi/dimostrazioni engineering-level; ma dall’altro lato la centralizzazione e la minore partecipazione massiccia di capitale privato sembrano limitare la varietà di approcci sperimentali e la dinamica ‘di mercato’ che in alcuni casi accelera innovazioni radicali negli USA.

Un altro tratto distintivo è la focalizzazione su tecnologie con applicazioni militari e infrastrutturali a breve-medio termine (QKD, sensori quantistici, RNG quantistici) piuttosto che su un’unica scommessa esclusiva sul quantum computing general-purpose. Questa scelta è coerente sia con la priorità strategica di sicurezza che con l’orientamento verso prodotti che possono essere rapidamente industrializzati.

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Confronto tecnico con USA ed Europa

Nel confronto con gli USA, la differenza principale è nei livelli qualitativi degli indicatori di maturità del calcolo quantistico. Gli Stati Uniti vantano un ecosistema privato molto attivo (IBM, Google/Alphabet, Quantinuum, IonQ, Rigetti, ecc.) che ha registrato progressi misurabili su metriche come quantum volume, fidelità di operazione, e sviluppo di software/stack per il controllo e la correzione d’errore. Inoltre, gli attori USA possono spesso accedere a supply chain critiche (es. refrigeratori criogenici, elettronica RF avanzata) e a investimenti privati su larga scala che favoriscono prototipazione rapida. Negli ultimi aggiornamenti, aziende occidentali hanno comunicato record di performance (es. progressi sostanziali in fidelity o quantum volume) che vanno oltre la semplice dimensione dei qubit.

Quanto all’Europa, invece, questa resta forte nella ricerca fondamentale e in gruppi d’eccellenza (cone quelli dell’austriaco e Premio Nobel Anton Zeilinger e altri simili), ma fatica a tradurre questa ricerca in deployment industriale e in catene di fornitura consolidate: iniziative come EuroQCI sono recenti e puntano a colmare il gap sulle infrastrutture di comunicazione quantistica, ma l’Europa ha finora meno progetti su scala nazionale comparabili alla backbone cinese. Inoltre, l’Europa è molto attiva su politiche industriali e controlli sulle esportazioni di tecnologie critiche (dilution refrigerators, componentistica cryo), con impatti indiretti sulla velocità di diffusione tecnologica internazionale.

Limiti e ambiguità nelle comparazioni

Va sottolineato che la trasparenza dei dati è una variabile critica: mentre molte imprese occidentali pubblicano benchmark, paper peer-reviewed e dataset, la Cina combina pubblicazioni numerose (in particolare in comunicazioni quantistiche) con una pratica più opaca su metriche sperimentali dettagliate per i sistemi di computing (T1/T2, fidelities misurate indipendentemente, circuit depth eseguito con successo). Pertanto, paragoni basati solo su ‘qubit nominali’ rischiano di sovrastimare capacità pratiche; per una valutazione affidabile servono benchmark come il quantum volume, risultati riprodotti e misurazioni di error-rates su circuiti utili.

Un’ultima considerazioni infine: questo testo è stato ricavato integrando tre report: il NED/National Endowment for Democracy; l’analisi ITIF ‘How Innovative Is China in Quantum?’ (settembre 2024) e il rapporto MERICS (China Tech Observatory, 2024) con altre news sul lancio di Wukong e sul Tianyan-504, nonché con fonti sulle dinamiche internazionali (contratti, SBIR, export controls). Per incapacità personale di leggere in lingua originale analoghi report di fonte cinese, questo testo può essere dunque accusato di unilateralità nella visione complessiva.

di Massimo Bolchi