Lo sapevate che Paul Bettany, il famoso attore, ha un grande rapporto con l’Italia? Lo abbiamo scoperto guardando la sua ultima serie. C’è una scena molto divertente in cui Bettany recita in italiano, ed è un bell’effetto sentirlo parlare la nostra lingua. Ma, incontrandolo oggi nella conferenza stampa alla Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica, abbiamo scoperto qualcosa di più. “Conoscete mia moglie, Jennifer Connelly” esordisce per rispondere a una domanda. “Sì, so di essere fortunato” aggiunge subito, sorridendo, perché appena nomina l’amata attrice in sala parte un sentito applauso “Mia mogie parla l’italiano perché qui ha fatto due film di fila, C’era una volta in America di Sergio Leone e Phenomena di Dario Argento. Aveva 10 anni, un’età in cui si impara facilmente”. “Veniamo spesso in Italia” continua. “Se Dio è reale, credo che abbia dedicato 5 giorni solo a creare l’Italia e poi ha fatto tutto il resto. Mia moglie, ogni volta che provo a parlare italiano, prende il sopravvento perché è imbarazzata… Io per quel dialogo ho imparato le battute, le ho recitate, pensando che venissi doppiato da una bella voce profonda”. Invece hanno lasciato la sua voce. Ed è stato bellissimo così.
La terza parte di una trilogia
Paul Betttany, grande attore inglese naturalizzato americano che ha nel curriculum film come A Beautiful Mind, Il codice Da Vinci, Master And Commander, Wimbledon, è qui a Roma per presentare l’ultima serie Marvel, terza parte di una trilogia che comprende la bellissima serie WandaVision e Agatha All Along. La storia è questa. Visione, riavviato e sfuggito a coloro che volevano trasformarlo in un’arma, vive ormai nascosto. Alla ricerca di un nuovo significato per la propria esistenza, si rivolge alle personalità di intelligenza artificiale integrate nella sua programmazione, tra cui F.R.I.D.A.Y., E.D.I.T.H., J.A.R.V.I.S. e il famigerato Ultron. La sua vita nell’ombra viene sconvolta quando una taglia sulla sua testa lo costringe alla fuga insieme a Thomas Shepard, un misterioso ragazzo che potrebbe essere suo figlio reincarnato. Mentre cerca di sfuggire alla cattura, Visione dovrà confrontarsi con la propria natura, resistere all’influenza di Ultron e fare luce sull’enigma che avvolge il suo giovane compagno, se vuole riuscire a sopravvivere.
Pensavamo che WandaVision sarebbe stata una serie di nicchia per nerd
VisionQuest, come WandaVision, la migliore serie Marvel apparsa sui nostri piccoli schermi, fa parte del Marvel Cinematic Universe, ma è qualcosa di particolare, una serie più intima e fantasiosa. WandaVision era stata geniale per come viaggiava nel mondo dei format televisivi americani dagli anni Cinquanta in poi, per creare alla fine un senso, quello dell’elaborazione di un lutto. Ed era stata la serie che aveva avuto l’onore di inaugurare il mondo Marvel sulla piattaforma Disney+. “Credo che sia facile pensare alla Marvel come a una macchina infermale che sputa fuori prodotti” riflette. “È invece una specie di boutique: quelli con cui parlo dei progetti è un gruppetto ridotto. WandaVision è stata un’esperienza creativa e collaborativa. Pensavamo che sarebbe arrivata come seconda serie Marvel, pensavamo che sarebbe stata Captain America a lanciare Disney+. Pensavamo che la nostra sarebbe stata una serie di nicchia per nerd. Non abbiamo sentito la pressione, pensavamo di aver fatto un piccolo regalo… Quando abbiamo capito che avrebbe lanciato Disney+ siamo stati terrorizzati”.
Il pubblico dei supereroi è quello degli ousider
Ricordate come Martin Scorsese e Bret Easton Ellis avevano bollato i cinecomic? Bettany non è d’accordo. È chiaro che è come chiedere all’oste se il vino è buono. Ma la sua idea di questi film e serie ha un bel significato. “Credo che sia troppo facile guardare i film di supereroi dall’alto in basso” spiega. “In tanti mi hanno parlato di WandaVision: erano i ragazzini che ero io quando ero a scuola, quelli bullizzati, gli outsider. E che non trovavano il loro posto nel mondo. Ti rendi conto che sei in una grande chiesa. E che questa gente ha bisogno di essere vista”. Ecco perché sono importanti i supereroi. Guai a sottovalutarli.
C’è chi non va al cinema d’essai e parlare in un modo che li tocca è importante
Questo discorso continua anche quando si parla del suo personaggio, Visione, che nel MCU, tra film e serie, ha avuto tante versioni. “Non ne preferisco una” spiega. “Amo tutte le versioni: quando Visione nasce, si innamora, poi muore e torna in vita. Ma in WandaVision abbiamo trovato un luogo all’interno del quale nuotare, che era nostro, i cui ambientare una stria d’amore e di lutto. Per me questa versione di Visione che ha i suoi ricordi, ma non ha la possibilità di toccare le emozioni, che è in uno stato di negazione, è qualcosa che ha a che fare con l’identità. Visione deve sempre essere uno che cambia. È un accordo che ha fatto con il suo pubblico, che sono dei ragazzi, anche loro in fase di cambiamento. Ci sono persone che non vanno al cinema d’essai, e parlare a loro in un modo che li tocca è importante”.
Visione, Ultron e l’Intelligenza Artificiale
Come si può capire dalla storia, Visione ha a che fare con varie forme di Intelligenza Artificiale. È naturale allora chiedere che cosa ne pensi Paul Bettany. “Quando abbiamo girato la serie, un anno e mezzo fa, non ci pensavamo affatto se non tangenzialmente. Non volevamo essere datati. Marvel ha sempre parlato di AI da quando ci sono Ultron e Visione. Ultron è una visione grigia, brutta dell’AI, che vuole sottomettere l’umanità. Visione è una buona versione: vuole aumentare l’efficienza umana. Ma non è una dissertazione sul futuro del rapporto tra l’umanità e l’AI”. Ma anche questo è un motivo in più per vedere questa serie.
di Maurizio Ermisino