People

Marchelli/Reckitt Benckiser: dobbiamo aumentare la consapevolezza negli stakeholder. La responsabilità sociale deve essere ‘pretesa’ da tutti. Obiettivo, aziende e prodotti sostenibili, anche per profitto. E la comunicazione serve a diffondere cultura

Enrico Marchelli, Regional Director Italia, Grecia e Israele RB Hygiene Home

In occasione della conferenza stampa Reckitt Benckiser che ha presentato il progetto #GreenRB, youmark ha intervistato Enrico Marchelli, Regional Director Italia, Grecia e Israele RB Hygiene Home, per approfondire l’approccio della multinazionale alla sostenibilità.

Iniziavate il vostro percorso verso la sostenibilità nel 2012. Quanto l’evoluzione è stata influenzata dall’aumento della sensibilità sociale verso la tematica?

“L’accelerazione ovviamente c’è stata, soprattutto negli ultimi anni, R&B ha dovuto fare focus veloce sull’emissione di gas serra, sul risparmio delle risorse idriche e sull’utilizzo di componentistiche che fossero il meno dannose possibili. Un grande passo si è fatto soprattutto sul fronte plastiche.

Abbiamo lavorato molto perché i singoli brand della holding non fossero solo impeccabili nella soddisfazione di un bisogno, ma riuscissero a trasmettere di più. Il consumatore, infatti, non è più solamente interessato a capire se un prodotto funziona, oggi vuole capire anche che cosa c’è oltre. L’aspetto valoriale dei nostri brand gioca un ruolo molto più importante che in passato. Specie giovani e millennial, sono esigenti, vogliono avere più informazioni possibili su cosa ci sia dietro ogni prodotto che acquistano”.

Appurata dunque la necessità di rendicontare il proprio impegno pro sostenibilità, come trasformarla in opportunità, così che il bilancio sociale diventi proficua occasione di dialogo con consumatori e mercato ai fini di trasferire tutti gli aspetti valoriali intrinsechi in prodotti e azioni?

“L’obiettivo del nostro progetto e delle numerose azioni svolte dalla società a tal fine, è trasmettere e dare visibilità e consapevolezza, quindi valore, al grande sforzo iniziato nel 2012. Siamo consapevoli sia percorso strategico, percorso però connesso al business, perché il fine è essere responsabili senza snaturare la propria natura di azienda che ha anche nel profitto il suo must”.

L’impegno sociale intuitivamente riporta a un concetto di vicinanza, di territorio. Ma quando protagonista è una multinazionale come la vostra, come si conciliano esigenze globali e locali, chi vince in termini di proiorità nella scelta dei progetti?

“La sostenibilità, ha un’unica direzione, la preservazione delle risorse. Avendo un gruppo Global che ha sposato questa direzione ci rende tutto più semplice. La cosa importante è fare in modo che un progetto globale corporate abbia poi concretezza di declinazione e azione nei singoli Paesi. Il rischio è di fermarsi a una mera dichiarazione d’intenti. Adattare il progetto globale in quelle che sono le specificità territoriali è l’obiettivo. Perché, ad esempio, la water preservation non è certo priorità in Uk, ma diventa fondamentale in Italia”.