Nell’era dell’intelligenza artificiale generativa, distinguere ciò che è autentico da ciò che è stato manipolato sta diventando una sfida sempre più complessa. Deepfake, video alterati e contenuti sintetici stanno mettendo in discussione uno dei pilastri dell’informazione digitale: la fiducia nelle immagini. Per affrontare questo problema, una società tecnologica britannica ha sviluppato una nuova soluzione che punta a certificare l’autenticità dei video fin dal momento della loro registrazione.
L’impronta luminosa
La tecnologia, chiamata Lightmark, utilizza un approccio innovativo: trasformare la luce presente in un ambiente in una sorta di firma invisibile capace di attestare in modo inequivocabile l’origine di un filmato. Durante la registrazione, le normali fonti luminose della stanza vengono modificate in modo impercettibile all’occhio umano, inserendo un particolare segnale che ogni videocamera riesce a catturare automaticamente, anche quando il video viene registrato con uno smartphone.
Questa impronta luminosa può poi essere letta da un software dedicato, che è in grado di verificare con precisione dove e quando il contenuto è stato girato. Secondo i suoi sviluppatori, il sistema presenta un vantaggio decisivo: il segnale non può essere aggiunto successivamente, eliminato attraverso filtri o compressioni né ricreato artificialmente tramite strumenti di intelligenza artificiale.
Le possibili applicazioni sono ampie: dalla protezione contro la pirateria delle trasmissioni in diretta fino ai settori della difesa e dell’intelligence, passando per la certificazione di contenuti nel settore pubblico e la tutela della proprietà intellettuale delle grandi produzioni audiovisive.