Oggi assistiamo allo sbarco in Italia di Amazon Creative Agent, una soluzione che ha debuttato negli Stati Uniti lo scorso novembre. Si tratta dell’evoluzione dei precedenti strumenti di generazione di immagini e video, ora integrati in una logica ‘agentica’, per risolvere il problema del costo e della complessità della produzione video, vera soglia di accesso per la maggioranza delle PMI italiane. Ne parliamo con Jenny Liu, Senior Product Manager per Generative AI presso Amazon Ads.
Un domanda per iniziare: dall’esordio di ChatGPT più di tra anni fa, nel mondo si parla molto di intelligenza artificiale, ma voi sottolineate che Creative Agent, la novità introdotta oggi nel mercato italiano, è un’AI ‘agentica’. Cosa cambia concretamente per chi si occupa di pubblicità oggi?
È una domanda che ci sta molto a cuore perché segna il passaggio da uno strumento che esegue un comando a un partner che ragiona su un obiettivo. Mentre l’AI generativa tradizionale si limita a produrre un’immagine o un testo su richiesta, la nostra tecnologia agentica agisce come un vero coordinatore creativo. Abbiamo progettato Creative Agent affinché possa condurre ricerche autonome, elaborare concept in formato storyboard e gestire l’intera catena di produzione, dal voiceover alla musica. Non ci limitiamo a fornire un pennello digitale, ma offriamo un collaboratore digitale che comprende il contesto retail e accompagna l’inserzionista dalla prima idea fino al video finale pronto per la messa in onda.
L’Italia è un mercato celebre per il ‘Made in Italy’, fatto di estetica raffinata e piccole eccellenze. Come si sposa questa automazione con la necessità di mantenere un’identità di marca così specifica e curata?
Siamo consapevoli che per un brand italiano l’estetica non sia un optional, ma l’essenza stessa del prodotto. Proprio per questo non abbiamo creato un sistema che lavora nel vuoto, ma uno strumento alimentato dagli insight retail di Amazon. Creative Agent analizza le pagine prodotto, le immagini esistenti e i segnali d’acquisto per comprendere cosa renda unico quel determinato marchio. Abbiamo lavorato affinché l’agente non produca contenuti standardizzati, ma rispetti il ‘look and feel’ originale, permettendo anche alle piccole e medie imprese italiane di competere con produzioni video di altissimo livello che, fino a ieri, richiedevano budget e tempi proibitivi.
Alcuni professionisti delle agenzie creative potrebbero guardare alle innovazioni AI con un misto di curiosità e timore. Qual è il vostro punto di vista sul ruolo del fattore umano in questo nuovo processo?
Non vediamo affatto questa tecnologia come un sostituto del talento umano, ma come un suo potenziatore. Nel dialogo costante che abbiamo con le agenzie, riscontriamo spesso come i direttori creativi siano frenati da compiti ripetitivi e costi di produzione che limitano la sperimentazione. Con Creative Agent, vogliamo liberare queste energie: lo strumento permette di testare rapidamente decine di approcci diversi, lasciando ai professionisti il compito più nobile, ovvero la direzione strategica e la definizione del tono emotivo della campagna. Consideriamo l’agente come un assistente instancabile che accelera la messa a terra delle idee, ma il ‘gusto’ e la decisione finale restano saldamente nelle mani delle persone.
Entrando nel tecnico, la produzione di un video per il mercato italiano richiede un adattamento linguistico e culturale profondo. Come gestite aspetti come il voiceover e la musica per non apparire troppo ‘distanti’ dal pubblico locale?
Abbiamo posto un’attenzione maniacale sulla localizzazione perché sappiamo quanto il pubblico italiano sia sensibile alle sfumature. Creative Agent non si limita a tradurre, ma genera script, voiceover e musiche pensate per risuonare correttamente con i consumatori del nostro Paese. La forza del sistema risiede nella sua natura conversazionale: l’utente può interagire via chat con l’agente, chiedendo di modificare un tono di voce o di cambiare un’inquadratura dello storyboard se non la ritiene in linea con la sensibilità locale. Stiamo offrendo una flessibilità produttiva che prima d’ora era semplicemente impensabile a questi ritmi.
Qual è la traiettoria che avete immaginato per Creative Agent e come cambierà il modo di fare pubblicità su Amazon in Italia?
Il nostro obiettivo sul lungo periodo è creare un ecosistema dove la creatività sia finalmente scalabile. Immaginiamo un futuro prossimo in cui i brand potranno non solo creare campagne in pochi minuti, ma ottimizzarle costantemente grazie a un’integrazione sempre più profonda con i dati di performance in tempo reale. Crediamo che questo sia l’inizio di una nuova era per il mercato pubblicitario italiano, in cui la barriera tra l’avere un grande prodotto e il saperlo raccontare nel modo più corretto verrà definitivamente abbattuta, portando le storie di tutte le aziende a un pubblico globale con una velocità e un’efficacia mai viste prima.
di Massimo Bolchi