“Ti voglio mostrare che cos’è una banca” “Spiegare, vorrai dire”. “No, te la voglio proprio mostrare”. Sergio Castellitto e Pietro Castellitto entrano in una stanza buia, vuota, da cui partirà una serie di immagini, un viaggio nell’Italia che, grazie alla banca, lavora, produce, vive. E per una volta è Pietro, il figlio, a mostrarlo al padre. È A mano a mano, la nuova campagna istituzionale di Banca Intesa Sanpaolo, che è stata presentata oggi a Roma alla Villa Magistrale del Sovrano Militare – Ordine di Malta, l’edificio da cui, dal buco della serratura, si vede il Cupolone di San Pietro. Intesa Sanpaolo, invece di raccontare che cos’è la banca, fa vedere gli effetti concreti del proprio lavoro accanto ai clienti e al Paese: in una casa, in un’impresa, in una biblioteca, in un museo, in una sala di controllo. Il filo del racconto è affidato a Sergio e Pietro Castellitto, per la prima volta insieme nella regia. L’idea creativa è di MEP – Meta Europe Production, di Luca Josi e Allegra Scattaglia, la produzione è di THINK CATTLEYA, casa di produzione pubblicitaria del gruppo Cattleya e parte del broadcaster internazionale ITV Studios. La campagna partirà domenica 18 ottobre e prevede una pianificazione continuativa di circa tre settimane, con una copertura nazionale. La comunicazione utilizzerà un impianto multicanale con TV, stampa, radio, digital, affissione e cinema. “Per la prima volta si è deciso di raccontare come Banca Intesa Sanpaolo intende la banca” ha esordito Stefano Lucchini, Chief Institutional Affairs and External Communication Officer Intesa Sanpaolo. “Come per noi è importante il Paese, sono importanti le persone, i nostri clienti e quelle che lavorano in Banca Intesa Sanpaolo. Volevamo spiegare come Intesa Sanpaolo vede la banca. E abbiamo deciso finalmente di mostrarla”.
Una catena di mani
La storia è costruita come una catena di mani che attraversa l’Italia e i protagonisti sono clienti e persone della Banca. Una giovane coppia nella prima casa, un produttore di vino e un’azienda di arredi per grandi imbarcazioni, una studentessa che ha potuto proseguire gli studi grazie al prestito d’onore, Francesco “Ciccio” Graziani con i ragazzi della sua società sportiva di Arezzo. Roberto Bolle, étoile del Teatro alla Scala, ambassador di Intesa Sanpaolo, ritratto nelle sale di Galleria Borghese a Roma per il capitolo dedicato all’arte e alla cultura. Un ingegnere di Terna. Un nonno che investe i risparmi di una vita. Accanto a ognuno di loro, le persone di Banca Intesa Sanpaolo che rendono tutto possibile.
Luca Josi: “La nostra creatività parte dalla fase sonora”
Chi conosce Luca Josi, produttore televisivo di programmi come Passaparola e Sarabanda e oltre 5000 ore di prime time e poi alla guida della comunicazione di gruppi come TIM, sa che spesso costruisce i suoi format pubblicitari attorno a una canzone, una musica, un balletto. È stato così anche qui. Il filo conduttore è A mano a mano, scritta nel 1978 da Riccardo Cocciante e Marco Luberti e resa celebre da Rino Gaetano, qui reinterpretata da Mina. “Il nostro metodo di creazione delle campagne parte sempre dalla fase sonora” ci ha spiegato. “Ci sono molti progetti per cui si può andare a scegliere, in un momento successivo, una colonna che ci si incastri, ma è un processo molto più complicato. Invece in questo caso siamo partiti proprio dal brano e da subito abbiamo sentito la necessità di dare una vita nuova alla canzone. E la voce che ancora oggi è più potente e inarrivabile in Italia è Mina. Che ha sposato con entusiasmo il progetto. Avevamo già un’esperienza insieme e questo ha portato una certa fiducia” con riferimento alla canzone cantata da Mina negli spot TIM qualche anno fa. “La cosa più immediata che andava ricercata era il racconto visivo dei quadri di chi costruisce l’economia di questo Paese, che siamo tutti noi, famiglie o dei piccoli e grandi imprenditori. E’ un quadro molto semplice dove i protagonisti reali sono quelli che necessitano il rapporto con l’istituto bancario e quelli della banca che lo facilitano. Abbiamo optato per un’operazione verità, sono i protagonisti reali della banca, non c’è casting che non sia stato un casting interno. E gli interlocutori esterni sono i veri clienti della banca”. Un casting in qualche modo neorealista: “Una volta si parlava di attori presi dalla strada, ora si parla di attori presi dalla banca”, come ha fatto notare con un sorriso Sergio Castellitto.
Think Cattleya, il ruolo della produzione
Per Monica Riccioni, Founder e Ceo Think Cattleya, la complicità tra Sergio e Pietro Castellitto, alla loro prima esperienza pubblicitaria insieme, ha rappresentato un elemento decisivo per la campagna, guidando il lavoro di tutta la troupe. La loro cultura, raffinatezza e preparazione hanno contribuito alle scelte condivise, seguendo la leggerezza come chiave del rapporto padre-figlio. “Sono due persone estremamente raffinate, colte, preparate, questa cosa li univa nelle decisioni. La leggerezza, in questa relazione, è stata la linea che abbiamo seguito”. La produzione, complessa per il numero di set realizzati in soli cinque giorni, ha richiesto un coordinamento meticoloso e una collaborazione costante tra tutti i soggetti coinvolti, dal cliente al direttore della fotografia Davide Mardegan. “È stato un balletto di organizzazione, sincronizzato nei minimi dettagli. Un’esperienza di grande intesa, complicità, collaborazione a tutti i livelli, dal cliente al dop Davide Mardegan. È un’esperienza speciale, da non dare per scontata perché non sempre è così. Solo questo ti porta ad avere un risultato speciale”. Anche la regia ha seguito la stessa filosofia, niente movimenti di macchina fini a sé stessi o inquadrature virtuosistiche, ma uno sguardo essenziale che mette al centro le persone, le loro storie e i temi bancari legati alla quotidianità. “La macchina da presa non ha avuto nessuna velleità, nessun motivo per essere protagonista. I protagonisti erano le storie, i personaggi, i temi della banca che ci accompagnano nella nostra quotidianità. Non avevamo bisogno di costruire movimenti di macchina velleitari. Sicuramente la chiave di questa creatività è l’autenticità. E Pietro e Sergio la rappresentano al meglio”.
Sergio Castellitto: “Dopo il diploma feci 14 domande alle banche”
“In qualche misura non è che il mondo della finanza sia percepito dal pubblico con molto affetto. La prima cosa da scardinare era questa” ha raccontato Sergio Castellitto. “La grande idea è stata quella di mettere in scena gli italiani, le persone. E individuare che queste persone questo Paese lo tengono in piedi e accanto a loro hanno questo Istituto che aiuta e che finanzia”. L’attore svela anche un aneddoto. “Dopo il diploma, forzato da mio fratello maggiore, feci 14 domande alle banche: ci fosse stato qualcuno che mi abbia risposto… Ma il destino era che seguissi la mia vocazione”. “Il fatto di stare insieme ha contribuito a quella dimensione del gioco che ha dato un carattere emotivo al film” ha aggiunto Pietro Castellitto. “Abbiamo girato per cinque giorni, ma la mia sensazione è stata di aver girato molto di più”. Quanto al fatto di come abbiano preso le decisioni su un set in cui lui e il padre erano co-registi, Pietro ci ha detto: “Non sono bravo a comandare. Ma sono diventato bravo a convincere”
di Maurizio Ermisino