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Il report evidenzia come i giocatori considerino sempre più il gaming un’estensione della propria realtà, e non soltanto una forma di evasione. In Italia, il 61% dei Prosumer ritiene infatti che il gaming non crei una personalità parallela, ma permetta di valorizzare il proprio modo di essere, un dato in linea con quello globale.
Con oltre 3,2 miliardi di giocatori nel mondo e un mercato dal valore stimato di circa 184 miliardi di dollari, il gaming esercita oggi un’influenza culturale che si affianca, e in alcuni casi supera, quella dei media tradizionali, contribuendo a ridefinire il mondo dell’entertainment.
Il ruolo dei brand: oltre la semplice presenza
In questo scenario, la presenza dei brand viene accolta quando offre un contributo all’esperienza di gioco. L’88% dei Prosumer italiani ritiene che le marche possano contribuire positivamente quando superano le logiche di semplice esposizione o interruzione pubblicitaria e assumono un ruolo utile all’interno delle community.
Il report individua in particolare due possibili direzioni per le marche. Da una parte i Rewarder, che premiano partecipazione, passione e risultati dei giocatori, una richiesta particolarmente sentita dalla Gen Z italiana: il 40% la indica come aspettativa, contro il 29% dei Boomers. Dall’altra i Protector, chiamati a contribuire alla costruzione di ambienti di gioco più sicuri, sani e inclusivi.

Per la Gen Z italiana il gaming è soprattutto connessione
Il mercato italiano presenta anche un tratto distintivo legato alla dimensione sociale del gaming. Per il 42% della Gen Z italiana, infatti, il gaming amplia le possibilità di connessione. Allo stesso tempo, le relazioni fuori dagli schermi continuano a mantenere un ruolo prioritario per il 31% dei Prosumer italiani. Il gaming si configura quindi come uno spazio che può affiancare, più che sostituire, le modalità tradizionali di socialità.
Tra evasione e sviluppo di nuove competenze
Per gli italiani il gaming rappresenta un’esperienza ibrida, capace di offrire intrattenimento ma anche occasioni di apprendimento e allenamento mentale. Il 36% dei Prosumer italiani considera il gaming un mezzo di evasione, una percentuale superiore al 12% rilevato nel campione globale. Allo stesso tempo, il 46% lo considera utile per sviluppare capacità di problem solving, contro il 41% a livello globale.
Benessere e rischi: cresce l’attenzione alla responsabilità
Accanto alle opportunità, la ricerca mette in evidenza anche una crescente attenzione agli effetti del gaming sul benessere. In Italia, il 68% della Gen Z riconosce ai videogiochi una valenza positiva per la salute mentale, rispetto al 38% dei Boomers. Ma emerge anche una forte consapevolezza dei rischi. Il 61% dei Prosumer italiani considera la dipendenza da gaming un serio problema di salute mentale, contro il 50% del campione globale. Anche molestie e sessismo sono percepiti come una criticità: il 57% dei Prosumer italiani indica questi fenomeni come un problema nel mondo del gaming.
Alessandro Tomaiuolo, Managing Director Havas Play
“Oggi il gaming è una delle espressioni più dinamiche dell’entertainment contemporaneo: uno spazio in cui le nuove generazioni non si limitano a giocare, ma costruiscono relazioni, identità e cultura. Per i brand rappresenta un territorio ad alto potenziale: la vera opportunità non è semplicemente essere presenti, ma contribuire a svilupparlo, riconoscendo il valore delle persone e delle community che lo rendono vivo”.
Scarica qui il Prosumer Report ‘Open World: The Cultural Expansion of Gaming’