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Le parole legate alla disabilità e alla sindrome di Down vengono ancora utilizzate come insulti o per suscitare ilarità. Termini nati in ambito medico, come ‘ritardato’ o ‘mongoloide’, sono oggi superati e considerati obsoleti, ma continuano a essere usati con un significato offensivo, contribuendo ad alimentare stereotipi e discriminazioni.
È da qui che parte la nuova iniziativa di CoorDown: riflettere sul linguaggio e sulla responsabilità delle parole che utilizziamo nella vita quotidiana. In occasione dell’11 ottobre, Giornata Nazionale delle persone con sindrome di Down, viene lanciata la campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi ‘È ora di evolvere!’, accompagnata dal messaggio ‘La parola con la M appartiene al passato’.
Il film si apre con una cena tra amici. Uno dei presenti, rivolgendosi a chi non riesce ad aprire un barattolo, scherza con una battuta offensiva. La scena si interrompe e compare Noah M. Matofsky, attore con sindrome di Down e protagonista del film, che ricorda come un tempo quella parola potesse essere utilizzata senza che nessuno si interrogasse sul suo significato. Da qui parte un viaggio attraverso alcune usanze del passato oggi considerate assurde o inaccettabili: lavare il bucato con l’urina, portare animali a processo o vendere la propria moglie al mercato.
Il confronto serve a mettere in discussione ciò che la società ha ormai lasciato alle spalle e a chiedersi perché alcune parole offensive continuino invece a sopravvivere nel linguaggio quotidiano. Il film arriva così alla conclusione che usare ancora ‘la parola con la M’ significa mantenere in vita un’abitudine che dovrebbe appartenere al passato.
Nato dalla collaborazione con SMALL di New York e prodotto da Indiana Production, il film è stato realizzato in una versione italiana a Milano. Il doppiaggio di Noah M. Matofsky è affidato a Francesco Romanelli, giovane attore con sindrome di Down di 23 anni. Per rendere il risultato più naturale, l’intelligenza artificiale è stata utilizzata per riallineare i movimenti labiali degli attori al parlato italiano.
Un agente AI per trasformare le intenzioni in azioni
La campagna si estende anche online attraverso JustEvolve.org, dove CoorDown ha sviluppato con FAIRFLAI un agente AI dedicato al tema del linguaggio e dell’inclusione. Lo strumento accompagna gli utenti attraverso esempi, attività e suggerimenti pratici, con l’obiettivo di tradurre la riflessione sul linguaggio in comportamenti concreti nella vita quotidiana, a scuola, sul lavoro e nelle relazioni. Il progetto punta a coinvolgere aziende, media, scuole e insegnanti, famiglie, associazioni e gruppi di amici, creando una rete di soggetti chiamati a contribuire al cambiamento culturale.
La campagna arriva nelle piazze
Il messaggio sarà protagonista anche dell’appuntamento annuale promosso da CoorDown nel weekend dell’11 ottobre, quando i volontari delle associazioni aderenti al coordinamento nazionale saranno presenti in oltre 200 piazze italiane. Insieme a persone con sindrome di Down, familiari e amici, i volontari distribuiranno il ‘messaggio di cioccolato’, realizzato con cacao proveniente dal commercio equo e solidale, sostenendo così progetti dedicati alla partecipazione attiva delle persone con sindrome di Down e le campagne di comunicazione promosse da CoorDown sul territorio.
Le persone coinvolte nelle iniziative di piazza saranno inoltre a disposizione per incontrare i sostenitori, fornire informazioni e raccontare la destinazione dei fondi raccolti. L’elenco delle piazze coinvolte è disponibile sul sito di CoorDown.
Martina Fuga, Presidente CoorDown
“In Europa e nel mondo vediamo segnali di involuzione che minacciano le fondamenta dell’inclusione delle persone con sindrome di Down e con disabilità: dal ritorno a classi e scuole separate agli attacchi alle politiche di inclusione liquidate come woke, fino all’uso della disabilità come caratteristica da ridicolizzare o strumento per offendere. Siamo convinti che sia necessario e fondamentale dare vita a un forte movimento che chieda di smettere di usare parole come MONG***IDE a scuola come insulto tra studenti, al lavoro come scherzo tra colleghi, nello sport come sinonimo di incapacità. Ogni volta che si legittimano queste parole con un’alzata di spalle, con un sorriso o semplicemente con il silenzio si produce un danno reale nella vita delle persone con sindrome di Down e si demoliscono i loro diritti. Non è vero che non si può più dire nulla: si può scegliere un linguaggio che non danneggi le altre persone. E oggi evolvere è la risposta più forte a chi vorrebbe tornare indietro”.