Eventi

Intelligenza artificiale e capitale umano, a Conn@ctions 2026 il confronto sul valore delle persone

All’evento romano ideato da Buono & Partners, e che si è svolto presso l’Università degli Studi Link, si è parlato di leadership, innovazione, infrastrutture e relazioni strategiche

Il tema del convengo è stato ‘Creare valore nell’epoca dell’incertezza’. Uno dei fattori che sta creando incertezza è senza dubbi l’Intelligenza Artificiale. Se ne è parlato, ad esempio, a proposito di infrastrutture, nel panel ‘Innovazione, infrastrutture e AI’.

“Una riserva di umanità deve essere sempre assicurata quando si parla di AI”, spiega Giorgio Vercillo, professore dell’Università Link. “È uno strumento ci può aiutare a prevenire determinati eventi, ma il decisore ultimo deve essere sempre l’uomo. Da avvocato che costruisce la strategia processuale, devi essere tu il professionista a gestire la risposta. L’AI cambierà il modo di concepire le professioni, ma la responsabilità spetta all’uomo”.

Il termine ‘riserva di umanità’ è stato coniato in America nelle sentenze su cause riguardanti l’uso degli algoritmi nella pubblica amministrazione. E rende bene l’idea. Partendo da questo assunto, e parlando di infrastrutture, l’AI è già perfettamente tra noi, e in questo settore è decisamente importante. Ad esempio per la costruzione del nuovo ponte di Genova. È il fiore all’occhiello del gruppo WeBuild e di tutta Italia per i tempi di realizzazione e le tecnologie utilizzate” spiega Elizabeth Salini. “Ci sono due robottini che fanno 25mila fotografie ogni 8 ore per monitorare l’opera”. L’AI è fondamentale anche pe la manutenzione predittiva delle ferrovie. “Usiamo l’AI applicata alla diagnostica attraverso una generazione di algoritmi che possano apprendere dagli eventi” spiega Fabio Senesi RFI. “Lo stiamo mettendo in campo sui treni che aiuteranno a migliorare l’infrastruttura: la miglior diagnostica è proprio quella che viene dal treno che osserva ogni giorno l’infrastruttura. I nuovi algoritmi di AI ci stanno permettendo una semplificazione e ci aiutano nelle decisioni”.

L’AI nelle risorse umane

Di AI si è parlato anche a proposito di risorse umane e recruiting nel panel “Capitale umano’. Secondo il World Economic Forum, sono stati trovati un milione e 300 mila nuovi posti di lavoro grazie all’AI: i recruiting manager dicono di essere stati aiutati a trovare talenti grazie a questa tecnologia. Oggi si dà per scontato che ognuno sappia usare le AI. Ma c’è il rischio che chi non ha conoscenze in merito sia tagliato fuori? “Tra 5 anni, anzi meno, il 70% delle competenze necessarie per svolgere il nostro lavoro cambierà, e dovremmo evolverci anche se non cambiamo lavoro, capire quali competenze rispetto all’AI dovremo acquisire” ha spiegato Stefania Romeo di LinkedIn. “In una ricerca sul tema, oltre il 50% degli intervistati ha dichiarato di non sentirsi completamente soddisfatto delle sue competenze in ambito AI e di dover studiare per apprenderle”. A proposito di ricerca del lavoro, e di un portale come LinkedIn che fa di questo il suo core business, ci si chiede però: le persone valgono per quello che sanno fare o conta di più come si raccontano? “Su LinkedIn la ricetta della diffusione del contenuto dà importanza al network” spiega Romeo. “È la rete, è l’ambiente di lavoro che crea una fiducia reciproca. Si tende a riuscire a creare uno spazio credibile dove il network ci sostiene. Il nostro profilo LinkedIn non deve essere visto come un curriculum vitae ma come la rappresentazione digitale di come vogliamo essere percepiti”. Il paradosso è che, proprio per rappresentarsi su LinkedIn, si usi l’AI, e in questo modo si rischi di essere tutti omologati. “In tanti post che leggo, dalle prime due righe capisco che sono scritti da AI” spiega Nicolò Andreula di Disal Consulting. “Invece si funziona essendo se stessi. Simone Guzzardi è il co-fondatore dell’agenzia di PR ed employer branding L45, che lavora proprio nella formazione dei dipendenti delle aziende perché diventino ambassador sui social media. “Si capisce quando una cosa non è spontanea, fatta dall’AI” spiega. “Ma anche da una persona che usa molto la retorica. I leder usano tanta retorica all’interno di tutti i contenuti. Magari il dipendente racconta storie che solo lui può sapere perché solo lui le ha vissute. Nella formazione insegniamo alle persone a utilizzare l’AI e allo stesso tempo a rimanere autentici e profilati. Le storie che raccontano sono scritte da loro: dall’AI devono solo farsi aiutare”.

I giovani e le aziende: chi deve cambiare?

Il discorso sul capitale umano non è solo legato all’AI ma è generale. È un periodo di grande crisi per la ricerca del talento: il 75% dei recruiter non trova i professionisti di cui ha bisogno e i professionisti dicono di non trovare le giuste opportunità per il loro percorso lavorativo. Per cui si sta cambiando strategia. “Si sta usando un approccio skill first” spiega Romeo di LinkedIn. “Si sceglie non per il job title, ma per il mix di competenze. È qualcosa che permette di risolvere il problema e apre il bacino di talenti di 10 volte. E favorisce le donne. Le aziende stanno creando delle academy per sviluppare le competenze interne. Per attrarre il giusto talento serve non pensare solo alle competenze, ma trasmettere valori”. “Ci sono sempre meno giovani” commenta Andreula. “I ragazzi sono pochi e possono permettersi di essere indecisi. Le aziende devono cambiare, devono prendere le raw skills e poi formarle al loro interno”. “I giovani fanno fatica a essere inseriti in organizzazioni rigide” commenta Guzzardi. “Ma le aziende hanno bisogno di avere un’organizzazione. Come fanno allora le aziende ad attrarli? Incontrandosi, parlando, creando spazi dove farli esprimere. Dobbiamo formarli. Ma dobbiamo anche farci formare. Bisogna dare regolamenti ma anche dare spazi in cui dire ‘vai’. Non tutto il tempo deve essere passato in azienda, ma anche in spazi in cui far creare qualcosa di nuovo”.

di Maurizio Ermisino