Dopo il lancio negli USA a maggio 2024 e dopo l’espansione al di fuori degli Stati Uniti ad agosto dell’anno scorso, i feedback raccolti da Google sugli AI Overviews sono stati estremamente positivi. La gente preferisce davvero usare la ricerca con le questa tecnologia e giudica i risultati della ricerca più utili.
Oltre un miliardo di persone in più di cento paesi usano attualmente AI Overview in tutto il mondo. Di conseguenza, pur scontando le diverse regolamentazioni – dal DSA/DMA all’AI Act – non era ulteriormente differibile lo sbarco nel Vecchio Continente, così ieri la ‘novità’ è stata portata anche in Europa, a cominciare da Austria, Belgio, Germania, Irlanda, Italia, Polonia, Portogallo, Spagna e Svizzera.
Un modo diverso di intendere il search
Grazie all’intelligenza artificiale generativa, la ricerca può fare ben di più che fornire una risposta formata da una serie di link: si può chiedere qualsiasi cosa si pensi o qualsiasi cosa si abbia bisogno di fare, dalla ricerca alla pianificazione al brainstorming, e Google si occuperà di elaborare un risposta esaustiva.
Tutto questo è reso possibile da un nuovo modello dell’AI Gemini personalizzato per Google Search. Questo modello riunisce le capacità avanzate di Gemini, tra cui il ragionamento in più fasi, la pianificazione e la multimodalità, con i migliori sistemi tradizionali di search. AI Overviews appare in pagina sopra i risultati tradizionali, con una risposta generata dall’intelligenza artificiale espressa in linguaggio naturale. Il testo include fonti, suggerimenti per approfondire e link diretti a siti web.
Tre diverse modalità di ricerca
Con questa evoluzione Google cerca di rispondere a SearchGPT di OpenAI e a Perplexity.AI, che stanno erodendo la predominanza di Mountain View nel search.
“Google sembra meno invincibile in questi giorni”, ha scritto il columnist del New Yourk Time Kevin Roose in un recente articolo. “Molti utenti si sono lamentati del fatto che i risultati delle loro ricerche su Google sono stati intasati da siti web di spam e di bassa qualità, e alcune persone hanno iniziato a cercare risposte in TikTok o Amazon, e perfino in Reddit”.
Uno scenario non ipotizzabile in un recente passato: per dire, uno dei numerosi ‘concorrenti’ di Google, Neeva, ha chiuso i battenti l’anno scorso dopo aver fallito nel tentativo di guadagnare attenzione da parte del pubblico. Così è accaduto a molti competitor, da DuckDuckGo a Yahoo, che hanno terminato l’attività o si sono limitati a vivacchiare ai margine dell’enorme ‘pascolo’ del search di Google.
AI Overviews non è ancora, come accade invece con SearchGPT e a Perplexity.AI, un vero AI assistant che risponde in una chiave conversazionale cercando sul web secondo le indicazioni o le richieste dall’utente, ma è una via di mezzo che fornisce una risposta in linguaggio naturale ‘prima’ di evidenziare i link si siti.
Questo sarà invece il compito di AI Mode, una soluzione attualmente ancora in sperimentazione negli USA, che sarà un motore di ricerca conversazionale dove, sostanzialmente, si navigano le informazioni del web chattando direttamente con Gemini.
La mannaia colpisce anche i siti di terze parti
La mossa è in primo luogo rischiosa per Google: si tratta di rivoluzionare il modo in cui le persone fanno una ricerca sul Web, Per le generazioni più giovani arriva probabilmente troppo tardi, la Gen Z e la Gen Alpha sono già abituare a chiedere direttamente a ChatGPT quello che vogliono sapere. Per schiodarle da quella che è ormai un’abitudine consolidata servirà ben più che un revisione del formato della pagina delle risposte. Servirà che Google dimostri ‘sul campo’ un’efficienza e una velocità di risposta come quelle di un tempo, e che attualmente non sono più tra i suoi punti di forza.
Per non parlare del modello di business, basato su search word e sponsored link. Dovrà essere ripensato a fondo, quando al 90 per cento (e oltre) dei richiedenti basterà la risposta elaborata da AI Overviews senza procedere ad aprire ulteriori link elencati in pagina. Ma Google ha molte altre frecce al proprio arco, da Gmail a Maps, e potrebbe anche farcela.
Che accadrà invece ai siti di terze parti, molto più in basso lungo la ‘catena alimentare’ o dispersi nella coda lunga? Dopo averli sfruttati per il proprio allenamento, l’AI – qualsiasi AI – rischia di far suonare la campana a morto per la quasi totalità di loro.
di Massimo Bolchi