Mercato

Centromarca al Governo: meno vincoli e una visione industriale di lungo periodo

Nel corso dell’Assemblea 2026, il presidente Francesco Mutti richiama istituzioni italiane ed europee alla necessità di una strategia di lungo termine per sostenere competitività, investimenti e potere d’acquisto. Sullo sfondo, uno scenario segnato da tensioni geopolitiche, crescita debole e costi ancora elevati per energia, materie prime e logistica

Francesco Mutti
Francesco Mutti, Presidente Centromarca

La crescente instabilità geopolitica non è più soltanto una questione diplomatica, ma un fattore che incide direttamente sulla competitività delle imprese e sulle prospettive di crescita. È da questa premessa che ha preso avvio l’Assemblea 2026 di Centromarca, durante la quale il presidente Francesco Mutti ha chiesto alle istituzioni italiane ed europee una politica industriale di lungo periodo capace di sostenere una delle principali filiere del Paese in una fase segnata da crescita debole, tensioni internazionali e pressioni sui costi.

Tra instabilità geopolitica e rallentamento economico

Nel suo intervento, Mutti ha evidenziato come la stabilità economica sia oggi sempre più legata agli equilibri geopolitici mondiali. Le tensioni internazionali continuano infatti a incidere sulle catene di approvvigionamento, sui costi energetici e sulla logistica, imponendo alle imprese una costante gestione dell’incertezza.

Un quadro che, nel corso dell’assemblea, è stato approfondito anche dall’ambasciatore Giampiero Massolo, secondo cui la comunità internazionale sta attraversando una fase caratterizzata da una crescente contrapposizione tra Stati e da un progressivo indebolimento delle logiche di cooperazione che hanno sostenuto per anni gli equilibri globali.

In questo scenario di instabilità strutturale si inseriscono anche le più recenti previsioni macroeconomiche, che delineano un quadro di crescita contenuta per i prossimi anni. Per il 2026 il Pil italiano è atteso crescere dello 0,4%, mentre l’inflazione dovrebbe attestarsi al 2,9%. Rallentano la domanda interna e gli investimenti, con i consumi delle famiglie previsti in aumento dello 0,5%, contro l’1,1% registrato l’anno precedente. A pesare sono anche le tensioni sui costi: il prezzo del petrolio è passato da una media di 80 dollari al barile nel 2024 a circa 95 dollari nel giugno 2026 (+18%), mentre il costo dell’energia elettrica in Italia resta superiore del 226% rispetto ai livelli del 2020. Anche i noli marittimi per container hanno registrato un incremento del 18% nell’ultimo mese.

L’appello alle istituzioni: regole più semplici e certe

In questo contesto, Centromarca punta il dito contro la crescente complessità normativa che, secondo l’associazione, rischia di frenare la capacità competitiva delle imprese. Mutti ha parlato apertamente di eccesso normativo e frammentazione regolatoria, sottolineando come l’accumulo di norme e adempimenti finisca spesso per ridurre la certezza del diritto e rallentare l’attività produttiva.

La richiesta alle istituzioni è quella di costruire un quadro regolatorio più semplice e prevedibile, fondato su poche regole chiare, applicate in modo trasparente e accompagnate da un contrasto più efficace alle illegalità e alle pratiche di concorrenza sleale. Da qui l’invito rivolto sia al Governo sia alle istituzioni europee a definire una politica industriale coerente e coordinata, dotata di una visione di medio-lungo periodo.

Competitività, innovazione e potere d’acquisto

Secondo Centromarca, la tenuta dimostrata dal largo consumo negli ultimi anni non può essere considerata scontata. Nonostante il contesto complesso, il comparto continua infatti a mostrare una buona capacità di resilienza. Nel 2025 il mercato è cresciuto di circa il 2%, mentre i primi mesi del 2026 confermano una dinamica positiva (+1,6% ad aprile). Anche altri canali mantengono un andamento favorevole: l’eCommerce ha raggiunto un valore di 6,9 miliardi di euro e il fuori casa ha superato i 102 miliardi di euro di consumi.

Per consolidare questa capacità di tenuta, l’associazione ritiene necessario sostenere gli investimenti in innovazione, favorire la crescita dimensionale delle imprese e accompagnare la transizione ecologica con strumenti capaci di coniugare sostenibilità e competitività.

Nel corso dell’assemblea, Mutti ha inoltre richiamato il documento programmatico ‘I Perché della Marca’ e l’approvazione del nuovo Codice Etico di Centromarca, presentati come strumenti per rafforzare il ruolo dell’industria di marca quale motore di innovazione, presidio di legalità e fattore di sviluppo economico. In questa prospettiva, la marca viene indicata come un elemento capace di generare valore, fiducia e investimenti lungo l’intera filiera.

Il 30 settembre a Roma il Forum del Largo Consumo

Tra gli annunci della giornata, anche la seconda edizione del Forum del Largo Consumo, in programma il prossimo 30 settembre a Roma. L’obiettivo è coinvolgere l’intera filiera – dall’agroalimentare alla cura della persona, dalla distribuzione organizzata al fuori casa – per costruire proposte condivise sui temi della competitività, dell’energia e del potere d’acquisto.

Per Centromarca, il forum rappresenta un ulteriore passo nel dialogo con le istituzioni, con l’ambizione di superare la frammentazione delle posizioni e contribuire alla definizione di strategie di lungo periodo per una filiera che continua a rappresentare uno dei pilastri dell’economia italiana.

Le imprese: trasformare le crisi in opportunità

Nel corso della tavola rotonda conclusiva – moderata dal Vice Direttore del Corriere della Sera Daniele Manca – Alberto Dalmasso (Ceo e co-Founder Satispay), Giuseppe Lavazza (Presidente Lavazza), Antonio Marcegaglia (Presidente Gruppo Marcegaglia) e Giacomo Ponti (Presidente Ponti e Federvini) hanno condiviso una riflessione comune sul ruolo delle imprese in uno scenario sempre più instabile.

Pur partendo da esperienze diverse, gli imprenditori hanno evidenziato come le fasi di crisi e di discontinuità possano trasformarsi in occasioni di innovazione e crescita. Dalmasso ha ricordato come la pandemia abbia accelerato l’adozione dei pagamenti digitali, mentre Lavazza ha sottolineato come le crisi, pur essendo spesso dolorose, possano rappresentare un importante fattore di trasformazione. Marcegaglia ha richiamato la necessità per gli imprenditori di guardare oltre le difficoltà immediate, trasformandole in vantaggio competitivo, mentre Ponti ha ribadito il valore del brand come elemento di fiducia e continuità per le imprese e i consumatori.

di Monica Gianotti