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Che, fresco della riorganizzazione Grey, che oggi lo vede presidente esecutivo, e del nuovo battesimo, è scomparso United, ha dedicato al tema una chiacchierata con youmark, che noi così sintetizziamo.

Tutto parte dall’eliminazione dell’ego. Non parole ma fatti. E a noi viene da partire in primo luogo dal nuovo nome. United, infatti, rappresentava l’orgoglio degli esordi, con quel fatidico 1861, che già da un po’ non c’è più. Ovvio, il passato c’entra, eccome. Resta nel dna, nell’anima, nel consolidato di chi però oggi guarda al futuro. E’ il senso di una nuova italianità, forte della tradizione, ma senza restarne vittima, senza usarla a comodo alibi, frustrante per innovazione, talenti, capacità.

Certo, lo tsunami che ha travolto lo scenario di riferimento ha messo un po’ tutti alle strette, costringendo gli attori del mercato a ragionare mappe stravolte dal digitale, ma non tutti hanno ancora saputo reagire a partire dai processi. Ossia modificando meccanismi, schemi organizzativi e operativi e soprattutto modalità di leadership.

“In questo Nuovo Mondo mai così vacillante, fluido, incerto, volatile, dove i bit si muovono al posto degli atomi, e la conoscenza condivisa viaggia alla velocità della luce, la leadership di un tempo, così come il modello piramidale, roccioso e fin troppo ordinato che le sta sotto, non ha più senso di esistere. Né in agenzia, né in azienda”, spiega Rozzi. Oggi, per riuscire a vivere all’interno di un contesto dove il cambiamento è condizione standard serve un sistema evoluto di comando, che potenzi il team, una forma di conoscenza socializzante, dove un gruppo dinamico di persone allarghi il proprio know how individuale, agevolate da modelli orizzontali, piatti e ampi.  

Il controllo eccessivo e la leadership verticistica fanno male alla progettualità (ne ha parlato anche HBR Italia in un recente articolo e in merito ai reparti creativi ce ne eravamo occupati anche noi in una sorta di indagine tra i lettori). Rinunciando a ogni forma di dominio o controllo diretto, invece, il modello vincente si limita a supervisionare l’autonomia di processi spontanei all’interno dell’organizzazione. 

Lo stanno con successo già facendo le aziende della new economy e i centri di innovazione tecnologica. Perché è provato, maggiore autonomia e indipendenza permettono a ognuno di esprimere meglio il suo potenziale, creando valore aggiunto per l’intero sistema, soprattutto oggi che il digitale ha reso fluida la circolazione di informazioni.

Insomma, conclude Rozzi,dobbiamo imparare a muoverci e relazionarci in una società ego free. Dobbiamo spostare gli orizzonti verso un bene più grande e comune. Dobbiamo riconoscere il dissenso come forma costruttiva. Non dobbiamo considerare la vulnerabilità e l’umiltà come delle debolezze”.










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