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Premio Filmimpresa: dal 9 all’11 aprile, a Roma, è di scena il cinema che racconta le aziende. Presidente di giuria Gabriele Salvatores. Ci sarà un inedito di Ermanno Olmi girato per Dainese con Valentino Rossi

Da sn: Mario Sesti, Gabriele Salvatores e Giampaolo Letta
di Maurizio Ermisino

“Che cosa succede quando mettiamo insieme dei pesi massimi dell’imprenditoria e dei top player dell’arte cinematografica?” La risposta l’avremo il  9, 10 e 11 aprile prossimi alla Casa del Cinema di Roma, quando andrà in scena il Premio Filmimpresa, nato per raccontare come dialogano oggi il mondo del cinema e dell’industria.

La domanda con cui abbiamo iniziato, posta da Mario Sesti, Direttore Artistico di Filmimpresa, racchiude tutto il senso di questo premio, giunto alla seconda edizione. “Avvicinare questi due mondi è importante per il cinema e per l’impresa”, commenta Sesti. Il Premio Filmimpresa nasce su impulso di Unindustria Lazio, e da una constatazione. “Aver visto che tante aziende, piccole, medie e grandi realizzano non solo gli spot pubblicitari, ma anche film, corti o lungometraggi, in cui raccontano loro stesse, la visione degli imprenditori che le hanno create, il rapporto con il territorio, quei valori d’impresa che nella comunicazione non vengono valorizzati nella giusta maniera”, come ci illustra Giampaolo Letta, Presidente del Premio Filmimpresa. “Ci sono settori commerciali che vengono descritti in maniera non positiva, come i cattivi. Invece, attraverso questi racconti le aziende che vogliono raccontare se stesse hanno la possibilità di dire chi sono. I film e i documentari sono uno strumento importante per la diffusione dei valori di impresa”.

Il Premio Film Impresa è un’iniziativa ideata e realizzata da Unindustria attraverso il Gruppo Tecnico Cultura, Turismo e Grandi Eventi, con il supporto di Confindustria. Il suo obiettivo è valorizzare, esaltare e comunicare i valori dell’impresa e dei suoi lavoratori.

Il presidente della giuria sarà Gabriele Salvatores.

E il regista premio Oscar nel 1992 con Mediterraneo, in questo senso è una garanzia. I film saranno divisi tre categorie: film narrativi, documentari, e la sezione Innovation Image and Sound dedicata ai nuovi linguaggi. Sono previsti dei premi speciali a Ferzan Ozpetek e Francesca Archibugi, cineasti che hanno un particolare rapporto con la comunicazione d’impresa. Altri premi saranno dedicati a imprenditori meritevoli. Il primo è Renzo Rosso, patron della Diesel, che punta molto su un racconto audiovisivo nella sua comunicazione, e riceverà il Premio Speciale Film Impresa-Unindustria alla creatività. La seconda è Caterina Caselli, che da cantante è diventata imprenditrice, e sul rapporto tra musica e immagini ha costruito tanti successi, tanto che da Sugar Music è diventata Sugar Film, e riceverà il Premio Speciale Ferrovie dello Stato.

Ci sarà un premio del pubblico, assegnato con un voto on line e un premio speciale dell’Ente dello Spettacolo – Rivista del Cinematografo, che proietterà i film vincitori al Festival di Lecco. Ci sarà anche un’attenzione particolare al mondo dei giovani e della formazione, con iniziative in collaborazione con l’Università La Sapienza di Rom. CI saranno anche dei momenti di approfondimento dedicati al femminile curati da Caterina Taricano, dedicati all’evoluzione del rapporto tra le donne e il mondo del lavoro. Ecco le categorie: Miglior Film d’Impresa Umana – Area Narrativa – Scrittura, immaginario, messa in scena; Miglior Film d’Impresa UniCredit – Area Documentaria 1 – Storia, testimonianze, fatti; Miglior Film d’Impresa UniCredit – Area Documentaria 2 – Percorsi, testimonianze, fatti; Miglior Film Almaviva – Area II&S: Innovative, Image & Sound – Ritmo, luce, percezione.

Gli sponsor di Filmimpresa sono molti e prestigiosi

I partner sono Almaviva, Edison, Fondazione Eos – Edison Orizzonte Sociale ETS, Gruppo FS, Umana, e UniCredit, ai quali si sono aggiunti Università Campus Bio-Medico di Roma, Fondazione Policinico Universitario Campus Bio-Medico e Würth, tutti nuovi event partner 2024. Adnkronos è media partner. Non sono qui per caso: sono tutte aziende che lavorano e comunicano attraverso i contenuti audiovisivi, che producono non solo spot pubblicitari, ma vere e proprie forme di racconto.

La chicca: Ermanno Olmi racconta Dainese e Valentino Rossi

La chicca è un film inedito di 20 minuti. Ermanno Olmi, tra i diversi film d’impresa che aveva girato, ne aveva fatto uno con Dainese, famoso brand di articoli per motociclisti. È una bellissima intervista con Valentino Rossi, un bellissimo racconto sulla sicurezza in motociclette, con un’intervista molto intima e profonda. “Abbiamo uno dei grandi maestri italiani del dopoguerra. E un maestro Jedi della moto come Valentino Rossi”, commenta Mario Sesti. “Una cosa del genere farebbe gola a tutti i festival maggiori. Stava nel cassetto di Dainese, che aveva qualche riserva a rilasciarlo, perché pensava che Emanno Olmi volesse ancora ritoccarlo. Sono 20 minuti: vedere Ermanno Olmi che dialoga con Valentino Rossi è qualcosa di notevole. Olmi è un modello esemplare. È stato il regista che ha saputo raccontare la possibilità che tra tecnica e natura ci possa essere un’alleanza. Il Premio Olmi sarà assegnato a Francesca Archibugi che è stata una sua allieva”.

“È un esperimento di avanguardia di industria culturale”

Così definisce il Premio Filmimpresa il Direttore Artistico Mario Sesti. “Il linguaggio delle immagini e dei suoni, qualsiasi supporto si utilizza, è sempre lo stesso” continua. “La capacità di comunicare e di esprimersi in questo modo è qualcosa che ha a che fare con gli strati più profondi del nostro cervello”. Sesti si addentra poi nelle categorie. “Nell’area narrativa, in cui c’è lo storytelling che domina le nostre vite, si valorizza un lavoro importantissimo da fare: chi ha una storia da raccontare ha qualcosa di importante in mano. Nell’area documentario si premia la capacità di presa dal vero, la capacità di rendere trasparente ciò che si fa al lavoro. Image And Sound, la parte più sperimentale, è quella dove il cinema ha le parti più incandescenti. Questa tripartizione ci sembra stia funzionando”. “La nuova serialità ha finito per contaminare anche il film d’impresa”, ha spiegato poi Sesti, annunciando “un programma speciale dedicato alle web series”.

Gabriele Salvatores, Presidente della Giuria, ha già visionato i lavori.

Ed è il suo nome che è una garanzia di qualità e anche di capacità di muoversi tra i due mondi: ricordiamo infatti tutti il suo corto Stella, del 2009, legato al progetto PerFiducia di Banca Intesa. “Gabriele ha un peso straordinario nel cinema italiano, ma ha delle caratteristiche particolari, la plasticità e la versatilità”, spiega Sesti. “È capace di passare di dal film ballata al documentario, dal teatro al grande cinema internazionale. La sua capacità di innovare è il senso di quello che stiamo cercando qui”. “La cosa che più mi ha interessato è stato il fatto che, come diceva il primo direttore della fotografia con cui ho lavorato, Dante Spinotti, quando fai un film promozionale, hai due cose, la necessità di raccontare qualcosa in un tempo breve, e i mezzi a disposizione che non hai quando fai un lungometraggio”, commenta Salvatores spiegando il suo interesse evidente per queste forma di comunicazione.

“Cinema e pubblicità: è un’inversione di tendenza”

È questo che sta accadendo secondo Gabriele Salvatores. “I vecchi caroselli erano una cosa molto diversa, c’era un racconto a volte emozionale a volte divertente, gli attori venivano dal teatro e dal cinema si mettevano a disposizione per raccontare qualcosa che non era solo la promozione del prodotto, ma qualcosa di emozionante” spiega. “La pubblicità negli anni Ottanta e Novanta ha fortemente influenzato il cinema. Nata per il piccolo schermo, ha portato i primi piani, i dettagli, le inquadrature strette. E questo ha condizionato il cinema, perché prima non c’erano tanti primi piani e inquadrature strette”. “Adesso si inverte la tendenza” continua.

Le imprese si stanno rendendo conto che, con l’aiuto di nuove tecnologie, raccontare l’anima di un’impresa e non solo il punto d’arrivo è interessante perché il pubblico si sente coinvolto. Il cinema può dare un aiuto in questo senso, ha il potere di rievocare fantasmi, qualcosa che è già dentro di noi”. “Ma significa anche rivedere la posizione etica della macchina da presa, come diceva Bellocchio” riflette Salvatores. “Non può essere messa a caso, deve dire quello che l’autore vuole raccontare, è una scelta, e deve essere una scelta etica. Una mdp ha due obiettivi: uno verso l’esterno, uno verso l’interno di chi sta riprendendo. Così nasce un’opera d’arte”. Quanto alle opere selezionate per il premio Salvatores ha seguito questo criterio. “Il mio sguardo è deviato dal lavoro che faccio, sono andato a cercare qualcosa che potesse farmi imparare qualcosa per il mio lavoro”. L’ultimo pensiero è per il cinema, inteso come sala, oggi che un film si può vedere ovunque. “Dedicare due ore della propria vita a non essere interattivi, a non cambiare canale, a rallentare, stare al buio della sala cinematografica, oggi sarebbe importante per tutti”.