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Le dinamiche demografiche sono lente e inesorabili, ma si può intervenire attivamente per mutarle. Per il bene della società (e dell’economia). Parola di Francesco Billari a Linkontro 2024

Francesco Billari, Rettore dell'Università
Francesco Billari
di Massimo Bolchi

Secondo giornata del Linkontro: apertura con il rettore della Bocconi, il demografo Francesco Billari, che disegna uno scenario per l’Italia e il mondo a venire, ricordando le parole del demografo francese Alfred Sauvy, che negli Anni Quaranta aveva concepito la celebre metafora dell’orologio: la lancetta dei secondi indica il tempo della politica, quella dei minuti il tempo dell’economia, e quella delle ore il tempo della demografia.

“Sembra che il profilo demografico di una società non si muova per nulla, tanto sono lenti i cambiamenti”, ha spiegato Billari, “In realtà, in assenza di interventi finalizzati a cambiare le cose, sappiamo già ora quale sarà lo scenario che ci si presenterà davanti tra vent’anni. Perché la demografia ha questo di particolare: che il suo ‘futuro’ non è già prederminato, può essere cambiato, ma richiede uno sforzo attivo per ottenere questo risultato”.

Il quadro che attende l’Italia è contraddittorio: ottimistico da un certo punto di vista, con passaggio dell’aspettativa di vita dai 30 anni del 1860 ai 50 anni circa del 1922 fino agli attuali 80,5 anni per gli uomini e gli 85 per le donne. Ma pessimistico andando a leggere i dati correnti: la società attuale ha un deficit di nascite, con il tasso di fecondità tra i più bassi del mondo: 1,20 figli in media per donna, ben al di sotto del tasso di sostituzione; e un deficit di laureati, con una percentuale del 30%, ben inferiore a quella della Corea del Sud, che come noi fa pochi figli, ma ha una percentuale di laureati che sfiora il 70%.

“I fenomeni globali, lo spostamento di masse di popolazioni nella migrazione più grande che si sia vista, possono interferire con le previsioni”, ha ripreso Billari, “I suoi effetti sono già visibili sulle dinamiche demografiche, che hanno sostituito la vecchia ‘piramide’, con i bambini alla base, con una sorta di ‘nave’ che vede la popolazione numericamente più rappresentata diventata quella dei ‘baby boomer’, gli attuali sessantenni. L’apporto della nuova generazione di immigrati, che hanno superato oramai l’8% degli abitanti, deve essere vista non come una emergenza, ma come una opportunità insostituibile. Semmai ci si deve rammaricare che le nuove generazioni di ingegneri indiani (un esempio a caso) non ci scelgono come luogo di elezione, preferendo altri paesi come il Canada e l’Irlanda”.