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C’è ancora domani per l’audiovisivo italiano? Le associazioni di categoria, c’è anche AIR3, chiedono risposte. Parliamo di una filiera di oltre 9.000 imprese, occupazione diretta per più di 65.000 persone e 114.000 nelle connesse. E che per ogni euro investito ne ritorna ben 3,54, tra ricavi diretti e indotto

di Maurizio Ermisino

“Vogliamo che ci sia ancora un domani per il cinema italiano” recita il claim della conferenza stampa indetta da tutte le associazioni di settore dall’audiovisivo che si sono riunite oggi a Roma, al Cinema Adriano. È stato un brusco risveglio: la narrazione di questi anni che mostrava un settore in grande crescita pare non corrisponda a verità e che l’audiovisivo italiano stia accusando, invece, una battuta d’arresto. Siamo un’industria che produce film, serie, documentari, animazione: opere che concorrono a costruire e definire un’identità e un immaginario culturale del Paese, nelle quali ci si possa riconoscere non solo come individui ma come collettività, e che contribuiscono a esportare l’immagine dell’Italia nel mondo. Oggi quest’industria si sta fermando – si legge nella nota diffusa dalle associazioni -.  Il primo trimestre 2024 ha registrato un arresto brusco della produzione cinematografica e audiovisiva, dovuto all’incertezza e al protrarsi del ritardo nell’attuazione delle misure di sostegno pubblico al settore. Da una situazione di piena occupazione e forte crescita in tutti i segmenti della filiera, siamo oggi di fronte a una vera e propria emergenza con molte produzioni rinviate o cancellate. I sindacati indicano che i livelli occupazionali stanno precipitando, con molti lavoratori costretti a ricorrere alla indennità di disoccupazione (NASPI) e molti teatri di posa vuoti se non per qualche produzione straniera.

La filiera cinematografica e audiovisiva italiana è composta da oltre 9.000 imprese.

E negli ultimi anni ha generato un’occupazione diretta di oltre 65.000 persone, e 114.000 occupati nelle filiere connesse. In Europa siamo il quarto mercato di riferimento, il terzo per produttività dopo Germania e Francia. Si tratta di un settore dinamico con elevata occupazione giovanile e femminile e con competenze digitali e linguistiche avanzate, che produce effetti economici e occupazionali importanti e qualificati, con un moltiplicatore industriale stimato in 3,54: per ogni euro investito se ne ricavano 3,54, tra ricavi diretti e indotto (fonte Cassa Depositi e Prestiti). Ora i rappresentanti di tutti i comparti che compongono questa industria hanno deciso di parlare con una voce sola, e chiedono di rafforzare il dialogo con il Governo, che ha saputo ascoltare ed è intervenuto a difesa degli investimenti nel cinema indipendente italiano nella recente revisione del TUSMA (Testo Unico sui Media).

“Vogliamo cambiare la narrazione sul mondo del cinema di oggi”.

Lo ha dichiarato Andrea Occhipinti, presidente dei distributori ANICA (Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Multimediali). “Chiederemo velocità alla Pubblica Amministrazione, che è andata in crash perché c’è stato un eccesso di produzioni” ha spiegato. “C’è stata una domanda enorme dovuta al post pandemia e all’attrazione di produzioni straniere. Ora questa domanda si è molto rallentata. Non stiamo accusando questo governo dei problemi, è una situazione dovuta anche a quelli precedenti. Vogliamo che ci sia una crescita omogenea. Non vogliamo che penalizzi i piccoli produttori. Vogliamo evitare una concentrazione di film e di diritti”.

Come si finanzia l’intervento pubblico

Il cinema in Italia è finanziato dagli introiti che lo stato riceve (IRES e IVA) dall’attività audiovisiva e da tutti i settori della comunicazione e delle telecomunicazoni. L’intervento pubblico ha un senso perché l’audiovisivo non solo contribuisce al PIL, ma crea occupazione, crescita, internazionalizzazione, ma soprattutto produce cultura, e per questo può godere degli aiuti di Stato, secondo trattati europei e internazionali. La tutela della produzione indipendente è un pilastro tanto del TUSMA che dalla legge cinema. I dati del Tax Credit alla produzione ci dicono che i finanziamenti sono distribuiti così: audiovisivo italiano 254,14 milioni (33,1%), cinema italiano 175,71 milioni (22,9%) e cinema e audiovisivo internazionale con ben 338,50 milioni (44%). Non risponde dunque al vero che l’investimento per il cinema italiano sia pari a 768,35 milioni.

La situazione oggi: il settore sta vivendo una situazione di emergenza

A fronte della contrazione del mercato e del blocco dei fondi pubblici molte produzioni italiane sono state sospese o rinviate per il ritardo di tax credit e dei contributi selettivi e automatici. È necessario che questi finanziamenti vadano sbloccati: in assenza di chiarezza su risorse, regole e tempistiche anche gli investimenti stranieri rischiano di essere dirottati in altri paesi. Siamo in attesa dei decreti attuativi sulla legge cinema.

Che cosa chiede il settore

Il mondo dell’audiovisivo chiede certezza delle risorse, delle regole e delle tempistiche, tutela della produzione indipendente e in particolare delle PMI, regole sul mantenimento della proprietà intellettuale e quote di diritti per produttori indipendenti, reintroduzione, per la distribuzione, di aliquote differenziate tra indipendenti e non.  E che il MIC dia trasparenza sugli investimenti degli operatori SMAV per le opere cinematografiche e audiovisive che hanno beneficiato di contributi pubblici (sul modello francese).

Il settore chiede inoltre che i contributi automatici dati alle imprese siano assegnati su dati oggettivi, come il successo dell’opera in sala, e su aspetti artistici, come partecipazione a festival e premi. Questi contributi sono fermi da 4 anni. Serve quindi una conferma del livello di risorse, sblocco e semplificazione dei meccanismi di assegnazione. Il settore chiede poi che i contributi selettivi siano assegnati con priorità ai film con un budget più basso, e la priorità alle PMI. È inoltre fondamentale che i membri della commissione che dà i contributi selettivi siano persone con curricula di provata competenza: sceneggiatori, registi, produttori, distributori, selezionatori dei festival e di mercato di coproduzione, lettori di sceneggiature per tv e piattaforme. E servono tempistiche certe di apertura delle 3 sessioni autunnali e riduzione delle tempistiche per l’assegnazione di fondi.

Quanto al TUSMA, nell’ambito del regolamento attuativo sugli obblighi di investimento, si chiede che le spese di distribuzione ed edizione non entrino nel computo delle quote di investimento, che non vengano concesse deroghe in maniera ingiustificata o estesa, che Rai Cinema renda pubblici gli investimenti sui singoli film e sui singoli diritti e che Agcom dia trasparenza sugli investimenti effettuati e sulle condizioni contrattuali impiegate. Serve poi una semplificazione degli adempimenti amministrativi e delle procedure, ivi incluso il PRCA e un contenimento dei costi di revisione che con le ultime modifiche normative sono esplosi. Quanto all’internazionalizzazione, serve un ripristino dei fondi destinati ai produttori indipendenti e alle società di vendite estere e l’adesione al Fondo Pilota Euroimages e alla convenzione europea sulla coproduzione europea di serie televisive.

La richiesta alle Media Companies.

I broadcaster e piattaforme non possono auto-distribuire tutti i propri prodotti attraverso le proprie filiali (RaiCinema, Medusa, Vision), ma devono lasciare sul mercato i diritti di sfruttamento per evitare una concorrenza sleale con i soggetti indipendenti privati. Rai, Mediaset, La7, Amazon, Apple, Disney, Netflix, Paramount, Sky non riducano gli investimenti, non chiedano deroghe ingiustificate e continuino a investire nell’audiovisivo italiano, in cinema, animazione e documentario. Alcune di esse hanno smesso di produrre: se fanno affari in Italia, se fanno utili in Italia, devono partecipare all’economia del Paese. Broadcaster e piattaforme di impegnino a garantire l’equa distribuzione dei diritti con i produttori originari.

Si chiede di dare un domani ai cartoni animati Made In Italy.

Senza l’introduzione nel TUSMA della sottoquota animazione, 6mila giovani saranno senza futuro e 50 aziende a rischio chiusura. Rai Kids è l’unica che investe e con un budget sempre più limitato non riesce più a sostenere il comparto per cui i produttori torneranno a produrre in Asia e migliaia di ragazzi formati in Italia non avranno spazio. Inoltre, il documentario italiano è seriamente compromesso da una politica inadeguata nel nuovo contratto di servizio Rai e dall’abolizione nel TUSMA della norma che prevedeva la possibilità di inserire sottoquote per il documentario, e dagli scarsi investimenti da parte di Cinecittà, a fronte di risultati industriali straordinari nel biennio scorso.

Alla protesta si sono unite le associazioni di attori e sceneggiatori.

La categoria degli interpreti – rappresentata da UNITA – è tutt’altro che privilegiata: si tratta di lavoratori che portano avanti vive professionali legate all’incertezza del lavoro che svolgono. Quella degli sceneggiatori – rappresentata da WGI e 100 AUTORI – ricorda che ci sono sceneggiature che vengono vendute per spiccioli, 100 euro, di giovani che scrivono di opere che non firmano. Ai registi esordienti si chiede di sacrificare tutto pur di finanziare il loro primo progetto. È una guerra di logoramento, non vince il migliore ma chi ha le risorse e la forza per resistere. Uno sceneggiatore under 35 ha un reddito minore di 10mila euro lordi l’anno, e la maggioranza degli sceneggiatori ha un reddito di 25mila euro lordi. “Per queste diseguaglianze così ramificate non è mai stato possibile nella storia del cinema lottare tutti insieme: non ricordo uno sciopero del cinema, dell’audiovisivo insieme” ha concluso il Maestro Marco Bellocchio. “Come disse Moro: restiamo uniti. Forse lo siamo già. In questo momento pre-catastrofico dobbiamo cercare di ridurre la nostra rabbia per confrontarci tutti uniti con la politica, che legittimamente comanda e ha il potere di decidere”.

Ecco le associazioni firmatarie dell’appello

100 AUTORI – Associazione dell’Autorialità Cinetelevisiva

ACMF – Associazione Compositori Musica per Film

AFIC – Associazione Festival Italiani di Cinema

Agenti Spettacolo Associati

AGICI – Associazione Generale Industrie Cine-Audiovisive Indipendenti

AIR3 – Associazione Italiana Regist

AMC – Associazione Montaggio Cinematografico e Televisivo

ANAC – Associazione Nazionale Autori Cinematografici

ANICA – Unione Esportatori Internazionali Unefa

ANICA – Unione Produttori

APA – Associazione Produttori Audiovisivi

APAI – Associazione del personale di produzione dell’audiovisivo italiano

Autori italiani Cinematografia

A.S.C. – Associazione Scenografi, Costumisti e Arredatori

ASIFA – Associazione Italiana Film d’Animazione

CARTOON Italia

Collettivo Chiaroscuro

CNA – Artigiani Imprenditori d’Italia | Cinema e Audiovisivo

DOC.IT – Associazione Documentaristi Italiani

LARA – Libera Associazione Rappresentanti di Artisti

RAAI – Registro Attrici Attori

UNITA

WGI – WRITERS GUIDE ITALIA