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Webranking: 2022, fieri dell’ambiente e del modello che abbiamo costruito. Abbiamo scelto la qualità come cifra del nostro lavoro e del posizionamento che vogliamo avere

Nereo Sciutto

Nereo Sciutto, CEO e Co-Founder di WEBRANKING

Sta finendo il 2022. Che anno è stato per voi?

Davvero molto positivo. Webranking è cresciuta del 25% e abbiamo continuato a generare lavoro, portando l’organico sopra i 210 collaboratori. Va detto che il 2022 ha presentato sfide notevoli e sovrapposte, come sappiamo tutti molto bene. La nostra non è stata quindi una crescita scontata e devo riconoscere che siamo riusciti a sfruttare molto bene la nostra capacità di leggere il mercato e di saperci adattare per rispondere efficacemente a una domanda sempre nuova.

Quali gli obiettivi raggiunti di cui andate più fieri?

Ogni anno facciamo mente locale e ci chiediamo cosa sia successo in soli 12 mesi, cosa siamo stati in grado di fare. E la risposta è sempre sorprendente, anche per me. Fra tutte queste iniziative, andiamo davvero fieri dell’ambiente e del modello che abbiamo costruito e che ci ha visto accelerare su diverse scelte importanti, dalla pandemia in poi. L’obiettivo che abbiamo raggiunto – ma che sappiamo va difeso nel tempo – è quello di aver costruito un ambiente lavorativo davvero unico per le nostre persone. Obiettivo che ci è stato confermato da Great Place To Work che ci ha inserito nell’elenco dei migliori ambienti di lavoro in tutta Europa.
Questo è solo uno dei riconoscimenti che abbiamo ricevuto, ma anche senza di esso, percepisco ogni giorno di lavorare insieme a persone positive, respiro l’ambiente collaborativo, inclusivo, energetico e ne sono orgoglioso. Perché è questa la ricetta del nostro successo: creando un ambiente favorevole e non comune, riusciamo sia a crescere professionalmente – raggiungendo risultati migliori per i nostri clienti – sia a essere attrattivi verso i talenti di oggi e di domani. Questo ci fa apprezzare ancora di più dai nostri clienti che capiscono il valore dei professionisti e dell’ambiente che siamo riusciti a costruire.

Contingenza a parte, che cosa augurate al vostro comparto per il nuovo anno, insomma quali gli ambiti sistemici su cui lavorare pro tutti?

Una delle cose che ho capito in questi 25 anni, è che non possiamo cambiare il sistema o il mercato in cui operiamo. E quindi neanche vogliamo farlo. L’Italia non è un paese in cui è facile fare sistema e alla fine ogni agenzia o cliente è a sé stante e decide di muoversi individualmente.
Sapendo che ognuno può controllare solo le proprie leve, non ha senso lamentarsi di cosa succede fuori da noi ma possiamo e dobbiamo invece concentrarci sul ruolo che vogliamo avere, sulla nostra visione del mondo e sulle nostre decisioni. Il sistema delle gare è spesso additato come pessimo. Non riusciremo a cambiarlo e non esiste nessun organismo che possa imporre delle regole a chi non le vuole rispettare. Quindi, per aumentare il nostro valore complessivo, preferiamo concentrarci sulla scelta di quali gare valgono il nostro tempo e sulla costruzione di un ambiente che valorizzi energie e competenze delle persone.
Una sola nota dissonante: il tema della politica e del pubblico nella regolamentazione dei mercati. Ad esempio, la competizione geopolitica che è in atto fra EU e Stati Uniti sul tema della privacy che rischia di utilizzare quest’ultima come arma politica, danneggiando enormemente la stabilità delle regole nel quale tante imprese si muovono ogni giorno. Su questo possiamo fare poco, ma se devo fare un augurio al mercato, è quello di risolvere questa diatriba il prima possibile. Il digitale è – di per sé – un settore che cambia continuamente: se anche le normative si mettono a cambiare così di frequente, risulterà sempre più incerto. E non ne abbiamo davvero bisogno.

In che direzione va il rapporto con i clienti, su cosa state ragionando per vestire meglio le loro esigenze, a quali ambiti, nuovi servizi, visioni?

In seguito alla crescita dimensionale avevamo bisogno di una maggiore chiarezza di struttura: ci siamo quindi riorganizzati in tre divisioni molto più focalizzate e comprensibili dal mercato, alle quali si unisce Daimon, il nostro brand experience studio.
La prima divisione è una Consultancy agency tradizionale e segue tutti i servizi di consulenza come SEO, Digital Analytics, CRO e UX/UI. Su questi servizi siamo spesso top of mind, ad esempio sulla SEO per progetti internazionali e di alta complessità, così come per l’Analytics su piattaforme enterprise come Google e Adobe, per implementazioni complesse e critiche.
La seconda è la Media agency, cioè il centro media che rappresenta oggi uno dei grandi player del mercato italiano per amministrato e per clienti. Abbiamo un previsionale sul 2023 di almeno 150 milioni di euro di investito digitale, al quale contiamo di aggiungere una quota ulteriore di offline che abbiamo integrato nelle nostre pianificazioni nel corso di quest’anno.
La terza è la Martech agency, il cuore tecnico e abilitante di tutto il resto dell’azienda oltre che dei clienti. Segue le implementazioni del mondo cloud, il machine learning e tutto il data management in ambienti enterprise. Oggi non si può fare digital marketing o pianificazione pubblicitaria se non si padroneggiano dati e piattaforme. Ad esempio CDP o marketing mix model in machine learning sono soluzioni che i clienti ci chiedono ma che richiedono ingegneri per poter vedere la luce.
La nostra visione è semplice e segue quello che è già realtà negli altri grandi mercati europei: il progressivo passaggio dei clienti dal mondo dei network e delle agenzie più tradizionali, verso i player più agili, efficaci e consulenziali.
Tipico più del mondo delle indipendenti, anche se non necessariamente. Noi siamo in prima fila nel nostro mercato e confidiamo che la domanda si evolva così come è successo in tutto il resto dell’Europa e in US. Persino la Spagna ha fatto questa evoluzione e si sta muovendo con fondamentali migliori di quelli italiani.

La vostra prossima sfida?

La prima grande sfida è mantenere il modello che abbiamo costruito e continuare a fornire la qualità che abbiamo scelto come cifra del nostro lavoro e del posizionamento che vogliamo avere. Siamo la dimostrazione che si può essere più efficaci, dedicare maggiore attenzione ai progetti e ai nostri clienti, pur riuscendo a essere produttivi e profittevoli. Ed è grazie a questo modello che possiamo reinvestire nel nostro team e, di conseguenza, sui risultati dei nostri clienti che sono i critici ultimi del nostro lavoro.