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Negli Stati Uniti la Connected TV è il media che vede crescere più rapidamente gli investimenti pubblicitari: 9 miliardi di dollari nel 2020, 13,4 miliardi nel 2021 e raddoppio per il 2025

La pubblicità sulla TV Connessa (CTV) ha beneficiato, in questo periodo, dell’accelerazione del digitale in genere, e negli USA si conferma uno dei canali in più rapida crescita per gli investimenti pubbliciteri: l’anno scorso, l’importanza della TV lineare è diminuita per gli inserzionisti, poiché anche il ‘Cable Cut‘ aveva accelerato, mentre l’inventory programmatico della CTV era diventato ancora più disponibili, vista la conparsa di nuovi operatori.

In sintesi, i consumatori hanno trascorso più tempo con il video streaming degli OTT, e naturalmente, gli inserzionisti hanno seguito questi spettatori sul nuovo canale media. Non solo la pubblicità CTV è cresciuta durante la pandemia, ma è anche aumentata a tassi che erano tra i più rapidi per qualsiasi settore del mercato degli annunci digital degli Stati Uniti, in parte grazie alla maggiore disponibilità delle sue offerte targetizzate attraverso opzioni di acquisto programmatic, in parte grazie alla maggiore flessibilità che ha offerto rispetto alla TV lineare.

Secondo le stime raccolte da eMarketer, gli investimenti in CTV negli Stati Uniti siano cresciuti del 40,6% anno su anno nel 2020, fino a oltre 9 miliardi di dollari. La crescita accelererà anche quest’anno quando la spesa raggiungerà i 13,41 miliardi di dollari, una cifra che sarà più che raddoppiata entro la fine del periodo di previsione, nel 2025.

Tra i marketer statunitensi che hanno i video streaming all’interno proprio budget media, il 60% ha affermato di aver spostato gli investimenti pubblicitari dalla TV lineare alla CTV (e sugli OTT), secondo i risultati di una ricerca del novembre 2020, condotta dall’Interactive Advertising Bureau USA (IAB US). Sebbene sia previsto che che la spesa pubblicitaria sulla TV lineare riprenda quest’anno, rispetto ai minimi dello scorso anno negli Stati Uniti, il rimbalzo non sarà sufficiente a coprire completamente dal calo del 12,5% dell’anno scorso, né vi sono realistiche speranze di raggiungere ancora, in tempi brevi, i livelli pre-pandemici.