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La ‘5G Revolution’ conferma la sua attualità anche nel corso della pandemia globale. Ma l’Italia resta indietro e l’Europa dovrebbe pretendere la parità con gli USA impegnati nel confronto globale con la Cina

Il 2020 (e la cose stanno proseguendo anche nel 2021) è stato un anno straordinario, per la pandemia e per le sue conseguenze che hanno costretto la società italiana a farvi fronte: con la digitalizzazione, innanzitutto. Non vi è stato settore che non ha visto un incremento – e che incremento – nelle applicazioni digitali: home workimg, didattica a distanza, eCommerce, streaming video, tutto è stato ripensato alla luce della nuova realtà.

Paradossalmente, tuttavia, è calata l’ombra, o quasi, sull’implementazione del 5G, la tecnologia che oggi è per lo più citata – a sproposito – quando di parla di vaccini e vaccinazioni, invece che parlare, e spiegare, degli effetti della rivoluzione prossima ventura che il 5G determinerà sull’intera società, perché il 5G non è il semplice sviluppo di uno standard di rete, ma è un cambio radicale, che migliora a tal punto la connessione in termini di velocità, latenza, densità dei terminali e consumo di energia da aprire la strada a nuovi servizi e da abilitare nuovi utenti, non umani stavolta.

Quindi, l’interesse verso 5G non è solo nei nuovi telefoni e nell’interfaccia, ma in ciò che sta dietro questa interfaccia: rete core, edge cloud e cloud: tutte le funzionalità che risiedono negli strati superiori a quello fisico. L’unione di questi due abilitatori, nuova radio e rete software, darà luogo (anzi sta già dando luogo) a un cambiamento considerato epocale. Anche in termini di competenze richieste ai tecnici del settore, e non solo a loro. Innanzitutto la connettività del 5G è una componente fondamentale nell’adozione su larga scala di soluzioni di tecnologia XR, che offrono un’esperienza visiva fluida, migliorata, unita a contenuti personalizzati, con tempi di risposta più veloci e applicazioni mobile: una customer experience immersiva capace di creare momenti indimenticabili, nuovi emotional touchpoint, nuove opportunità di servizi e di fidelizzazione al brand.

Inoltre, in un periodo come il presente di alta volatilità dei mercati, diminuzione dei margini e cicli di vita dei prodotti sempre più brevi, l’unione tra la tecnologia di rete 5G e la tecnologia IoT aiuterà le aziende a migliorare in modo significativo l’efficienza e la propria redditività. Secondo uno studio di ABI Research, la tecnologia 5G ridurrà i tempi di produzione di 10 volte rispetto al 4G.

Poi una connessione internet fluida e affidabile permette la collaborazione da remoto e la possibilità di andare oltre le teleconferenze: le tecnologie XR sono così avanzate che i partecipanti potranno sentirsi nella stessa stanza anche se geograficamente distanti. Dipendenti altamente qualificati saranno in grado di eseguire le proprie attività da remoto, risolvendo così il problema della carenza di personale in alcuni settori.

Infine la tecnologia 5G sarà alla guida di un mondo iperconnesso con un numero crescente di dispositivi che comunicano tra loro. Questo, a sua volta, creerà nuove opportunità di business orientate all’IoT, basate sui dati, e casi d’uso commerciali che sfruttano il potenziale dei dati in tempo reale.

Lo scenario in cui si incastrano le parole chiave del 5G è legato ai 209 miliardi attesi all’Italia dai fondi del Next Generation EU. Di questi, oltre 40 miliardi dovranno essere spesi nel digitale sia nelle infrastrutture che nei servizi. E gli investimenti per il 5G sono stati indicati dalla Commissione europea come prioritari insieme alle nuove reti in fibra fino a casa, FTTH – Fiber To The Home.

Ma tutti gli indicatori ci vedono in fondo alla classifica per competenze digitali e materie STEM. La sfida del 5G passa anche per questo divario. C’è solo da attendere un aggiornamento delle competenze, con l’applicazione di tecnologie abilitanti: se svogliamo che si sviluppi la medtech, il biologo e il medico deve avere strumenti cognitivi che consentano di maneggiare i dati e l’IoT.

Intanto, mentre le infrastrutture italiane sono ancora un progetto altrove, come in Cina, il 5G è già una presenza, come è una presenza concreta la contrapposizione tra Cina e Stati Uniti, che ha già portato all’estromissione da molti mercati mondiali di Huawei e ZTE, i due colossi del Dragone su cui pende il sospetto indotto della legge cinese che li obbliga, se richiesti, a rivelare tutti i dati al governo di Pechino.

E basta rileggere le cronache sportive dell’Inter e la chiusura del club cinese di Jangtzu da parte di Suning per scoprire quanto possa essere persuasivo un ‘suggerimento’ governativo in Cina. Ecco allora che il 5G può essere il terreno su cui il confronto vede un ruolo attivo dell’Europa, che deve quindi pretendere che lo sviluppo delle tecnologie e dei servizi del 5G avvenga su un piano di partità, tanto più che le multinazionali europee – quali Ericsson o Nokia – sono altrettanto avanzate di quelle cinesi in questa tecnologia.

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