Il modo in cui tutti noi cominciamo una nuova avventura è un colloquio. Chi lavora in questo campo sa che generalmente un colloquio creativo è tutto fuorché formale e per fortuna non dobbiamo essere o far finta d’essere ingessati. D’altro canto però proprio questo modo di porci ci frega. Andiamo per gradi. Già quando si riceve la mail di risposta al proprio portfolio si leggono cose strane del tipo ‘Ciao, ho visto il tuo portfolio e l’ho trovato molto interessante, non che ci fosse nulla di speciale dentro, ma potresti avere un non so che di particolare. Noi non stiamo cercando nulla al momento ma se ci vediamo per un colloquio poi chissà magari qualcosa salta fuori’. Quindi si arriva al colloquio generalmente straniti, senza aver il minimo indizio su cosa stiano cercando, perché e per quanto. Arrivati in sede e conosciuto il direttore creativo o (molto più raramente) l’HR di turno si viene sempre accolti con un’ovazione da stadio e si comincia a pensare ‘wow, aspettavano solo me, sono un figo allora’. Poi comincia il colloquio vero e proprio e quello che succede il 90% delle volte è ‘Bene, noi cercavamo qualcuno con un’esperienza da senior da schiavizzare e sottopagare. Ci stai?’ E il 99% delle volte la risposta è ‘Sì’ perché se ci rifiutassimo che gusto ci sarebbe a lamentarsi di come vanno le cose in Italia?
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‘Inside an Agency’ by Gl. Capitolo 6) Il colloquio
25 Marzo 2013