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33 milioni di CTV e cresce la visione in streaming. Verso audience ibride, ma la polarizzazione anagrafica è forte: l’80% degli Heavy User della TV tradizionale sono ultra 55enni

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Il conflitto tra la televisione tradizionale, quelle broadcast e lineare, e la ‘nuova’ televisione, la TV 2.0, si va facendo sempre più evidente, con i giganti dello streaming e gli OTT che si ritagliano le fette più grandi. Questo è il messaggio che ha portato al convegno dell’Osservatorio Internet Media Fabrizio Angelini, CEO di Sensemaker, presentando una ricerca sulla modalità di fruizione del mezzo.

La concorrenza delle piattaforme di streaming si fa sentire, non su audience generaliste, ma su una porzione sempre più rilevante di spettatori. Perché è anche il mezzo che fa gli ascolti, e la crescita delle smart TV in Italia ha già superato i 18 milioni di unità. Connesse alla rete o utilizzanti gli appositi device per fruire delle app, da Google Chromecast ad Amazon TV ad Apple TV, queste CTV sono in diretta concorrenza con le tv tradizionali per conquiestare il tempo e l’attenzione degli spettatori. Soprattutto tra le generazioni più giovani, si vanno determinando anche nuove modalità di visione, dal binge watching agli highlight, i momenti cruciali di qualsiasi cosa venga trasmessa.

“Gli ascolti tramite smart tv”, ha precisato Angelini, “non sono ovviamente tutti rivolti ai programmi in streaming, ma sono comunque passati dai poco più di 11 milioni di cinque anni ai 33 milioni, includendo anche i device connessi, di maggio di quest’anno. Complice, come già accennato, la sostituzione quasi totale del parco installato, anche agevolata – non troppo – da misure governative e soprattutto dal passaggio alla codifica DVB-T2 . Nel nostro paese la parte più consistente dei consumi televisivi è ancora appannaggio delle reti tradizionali, ma si osserva un fenomeno nuovo, la cosidetta ‘polarizzazione delle audience“.

E qui si nota una dinamica ben segmentata in base all’età anagrafica dei fruitori televisivi. Il 30% della popolazione è responsabile del 66% del consumo totale di Tv tradizionale: nel 61% dei casi hanno più di 65 anni (oltre l’80%, se si considerano anche gli ultra 55enni). All’altro estremo, i ‘deboli consumatori’ guardano la Tv più saltuariamente (tre giorni alla settimana), e per quasi un terzo hanno un’età di 24 anni o meno.

Ed è proprio su questi deboli fruitori che si fa sentire maggiormente la concorrenza delle piattaforme: qui il consumo di streaming è ancora più concentrato. In questo caso i ‘forti fruitori’ di streaming sono responsabili dell’80% dei consumi complessivi. I fattori più rilevanti nell’orientare la visione verso la Tv tradizionale o verso lo streaming sono due. Da un lato i contenuti: lo sport per esempio (si pensi alla Champions o al campionato di Seria A) ha spostato masse di spettatori. Dall’altro la facilità di orientarsi  verso visioni sempre più ibride: il passaggio fra canali e piattaforme è ormai quasi inavvertibile.