La swipe fatigue è diventata uno dei temi più ricorrenti nel dibattito sul futuro delle dating app. Sempre più utenti dichiarano di sentirsi esausti da un’esperienza percepita come ripetitiva, dispersiva e poco efficace.
In questo contesto, Tinder sta sperimentando un nuovo approccio basato sull’intelligenza artificiale, nel tentativo di ridurre il burnout e ripensare il modo in cui avviene la scoperta dei profili. Secondo quanto riportato da diverse fonti internazionali, l’app di Match Group ha introdotto Chemistry, una funzione AI-powered lanciata lo scorso trimestre e attualmente in fase di test.
Dalla quantità alla qualità dei match
L’obiettivo è chiaro: ridurre il numero di swipe e aumentare la rilevanza delle proposte, passando da un modello basato sulla quantità a uno più mirato. Chemistry utilizza l’intelligenza artificiale per conoscere meglio gli utenti attraverso una serie di domande interattive e, con il consenso esplicito dell’utente, l’accesso al Camera Roll dello smartphone. I dati raccolti servono a individuare interessi e tratti di personalità, per poi suggerire un numero limitato di profili selezionati, invece di presentare una sequenza potenzialmente infinita di match.
Il progetto è stato al centro anche della call sui risultati del quarto trimestre di Match Group, durante la quale un analista di Morgan Stanley ha chiesto aggiornamenti sulle prime performance della funzione.
In quell’occasione, il Ceo Spencer Rascoff ha spiegato che Chemistry è per ora limitata all’Australia, descrivendola come “un modo basato sull’AI di interagire con Tinder”. L’idea, ha chiarito, è permettere agli utenti di ricevere “una o due proposte curate”, evitando di dover scorrere decine di profili per trovare un potenziale match. Rascoff ha inoltre lasciato intendere che Chemistry rappresenta solo il primo passo di un utilizzo più ampio dell’intelligenza artificiale all’interno dell’app, anticipando nuove applicazioni future oltre all’attuale combinazione di Q&A e analisi del Camera Roll.
Un momento complesso per il mercato del dating
La spinta verso l’AI arriva in un momento complesso per Tinder e per l’intero settore. Nel quarto trimestre, le nuove registrazioni sull’app sono diminuite del 5% su base annua, mentre gli utenti attivi mensili hanno registrato un calo del 9%. Match Group parla di un lieve miglioramento rispetto ai trimestri precedenti, attribuendolo anche a raccomandazioni AI che modificano l’ordine dei profili mostrati, in particolare alle donne, e ad altri esperimenti di prodotto.
Parallelamente, il gruppo sta lavorando per rispondere ai principali pain point della Gen Z, tra cui rilevanza, autenticità e fiducia. In questa direzione si inserisce anche Face Check, il sistema di verifica basato sul riconoscimento facciale introdotto per ridurre la presenza di profili fraudolenti. Secondo l’azienda, su Tinder la funzione ha già portato a una riduzione di oltre il 50% delle interazioni con i cosiddetti ‘bad actors’.
Il possibile superamento del modello puramente swipe-based segna un passaggio simbolico per Tinder, che proprio su quel gesto ha costruito la propria identità. Se lo swipe ha contribuito a rendere il dating più rapido e accessibile, oggi mostra anche i suoi limiti, alimentando un’illusione di scelta che non sempre si traduce in connessioni significative.
Sul fronte finanziario, Match Group ha chiuso il trimestre con ricavi pari a 878 milioni di dollari e un Earnings Per Share (EPS) di 83 centesimi, entrambi superiori alle stime di Wall Street. Tuttavia, una guidance prudente ha inizialmente pesato sul titolo.
Nuovi investimenti in marketing e comunicazione
Per rilanciare l’engagement, l’azienda ha annunciato anche un investimento di 50 milioni di dollari in marketing per Tinder, con campagne creator-led su TikTok e Instagram pensate per rilanciare la rilevanza culturale dell’app.