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Premio Film Impresa 2026 – 2a giornata, Ferrovie dello Stato e Lavazza si raccontano in modo diverso

Nell’Area Narrativa emergono due tendenze: la commedia come linguaggio per temi complessi e l’impegno sociale delle aziende su questioni come la violenza economica
PFI 2026 - Protagonisti programma speciale FS
PFI 2026 - Protagonisti programma speciale FS

Il treno e il cinema sono indissolubilmente legati. Il primo film della storia, infatti, è il treno in movimento dei fratelli Lumière. Ma pare che il primo esperimento degli inventori del cinema fosse l’uscita dei dipendenti dalla fabbrica Lumière. E così c’è un’assonanza anche tra loro e Film Impresa. Truffaut, in Effetto Notte, diceva che “i film sono come treni lanciati nella notte”, come ha ricordato Mario Sesti nella seconda giornata del Premio Film Impresa andata in scena ieri a Roma. È iniziata con Andata e Ritorno, il film realizzato da Gruppo Creativo Multimedia per il Gruppo FS, scritto e diretto da Roberto Campagna ed Elena De Rosa.  Va bene va bene così di Vasco Rossi sembra essere il filo conduttore perfetto di queste storie. Soprattutto per quella di Alex, un ragazzo con sindrome di Down che ogni mattina, si alza, segue alla perfezione gli orari in cui deve uscire, prendere il treno e andare al lavoro. Per lui è un po’ più difficile che per gli altri. Per lui non è stata sempre facile, è stato anche vittima di bullismo. Oggi ha una sua vita, il lavoro, il basket. E allora “va bene va bene così” sembra un mantra da ripetere soprattutto a se stesso. Ma possono dirlo tutti gli altri protagonisti del film, persone reali per cui il treno accorcia le distanze e li porta verso il loro lavoro e le loro passioni.  “Per noi è una sfida quotidiana. Usiamo moltissimo il linguaggio dell’audiovisivo” ha spiegato Alessandra Calise, Responsabile Comunicazione e Relazioni Esterne Gruppo FS. “Abbiamo due esigenze con la nostra comunicazione. Una è quella di tipo pubblico, informare il cittadino su tutti i cambiamenti che la nostra azienda sta portando al Paese, anche attraverso il linguaggio audiovisivo. Oggi siamo qui con un cortometraggio e un documentario, entrambi hanno l’obiettivo di raccontare delle storie che si sviluppano all’interno dei nostri treni. I protagonisti dei nostri racconti sono i viaggiatori, che ci forniscono ogni giorno materiale preziosissimo. Il mezzo audiovisivo ci permette di avvicinarci al pubblico in maniera più empatica e più calda, e permette al nostro pubblico di raccontarci la sua storia”. Dopo lo spot uscito questa estate e rieditato in occasione delle Olimpiadi, il film Andata e Ritorno è un passo ulteriore e racconta un altro tema. “Esiste una tirannia della distanza” riflette Alessandra Calise. “Spesso i posti di periferia sono lontani dai centri nevralgici. Ma, grazie al fatto che la rete funziona, questa distanza è alleviata. È anche una distanza culturale, perché, stando lontani dalle cose, a volte si perde la voglia. Con questo film raccontiamo come riusciamo ad abbattere molte barriere, anche culturali”.

Ferrovie dello Stato: in Andata e Ritorno non hai mai l’idea di assistere a uno spot

La chiave del film è “aver ripreso queste persone senza modificarle” come ci fa notare Roberto Campagna. “La regia è leggera”. Ma c’è una chiave importante nel rapporto tra il brand e il film. “Il treno entra per caso, ma in realtà è sostanziale” spiega la regista Elena De Rosa. “Quando nel film entrano i loghi, entrano per caso: abbiamo pensato all’emozione delle storie, “non ci chiedevamo se entrasse il logo”. “Il treno e le stazioni ci sono sempre” aggiunge Campagna. “Ma non hai mai l’idea di assistere a uno spot”. Ed è proprio questa la chiave di un perfetto esempio di branded entertainment.

PFI 2026 - Protagonisti programma speciale Lavazza
PFI 2026 – Protagonisti programma speciale Lavazza

Lavazza e Nuvola: non solo cinema, anche l’architettura è comunicazione

A proposito di cinema come mezzo per comunicare l’azienda, Nuvola, il docufilm ideato da Virginio Briatore, con direzione creativa di Francesca Molteni e regia di Luca Caon, prodotto da Muse Factory of Projects, è un gioco di scatole cinesi. Perché è un progetto di comunicazione potentissimo, un film di 50 minuti sull’identità di Lavazza oggi, che ne contiene uno ancora più potente, che è proprio Nuvola, un progetto architettonico, destinato a restare nel tempo, che comunica più che mai chi vuole essere oggi il brand torinese. È un progetto di rigenerazione urbana, con un grande senso per la comunità. Francesca Molteni, autrice, regista e fondatrice della casa di produzione MUSE Factory Of Projects, ci ha raccontato il senso del film. “C’è stata una lunga frequentazione di Nuvola e quello che le sta intorno” ha spiegato. “È Aurora, un quartiere molto particolare di Torino. Abbiamo voluto raccontare chi si è trovato a vivere questo posto senza per forza essere parte di Lavazza. Cosa succede quando si getta una moneta nello stagno? Tutto quello che c’è intorno viene toccato. Qui si cerca di includere, e non escludere, tutto quello che non è impresa”. Si sa che le imprese che insistono sul territorio ne fanno parte, diventano parte del paesaggio. Nuvola non ha chiuso l’impresa in se stessa, ma l’ha aperta alla collettività. Nuvola, di fatto, ha creato una destinazione: vengono a vederla persone da tutto il mondo. “L’altro tema grande è l’architettura che non è astratta, ma diventa il luogo della comunità, una nuova piazza” ha aggiunto Francesca Molteni.

Nuvola è stata un ‘operazione da 130 milioni di euro. “È stata una restituzione, il voler stare nel luogo” ha spiegato Alessandra Bianco, Direttore Corporate Communication del Gruppo Lavazza. “Gli azionisti hanno scelto di restare nella città. La coesistenza porta valore: Lavazza sa vivere bene nel territorio, vivere con la comunità e i dipendenti. Vivere bene fa lavorare in modo proficuo. Ci è piaciuta l’idea di farci vedere da fuori. Nuvola è diventata un luogo per i turisti, per i cittadini, e ha portato il centro di Torino oltre la Dora”. Che valore ha comunicazione come questa, diversa dal ritmo e dal tono dei commercial? “Ci potevamo permettere di raccontare la nostra storia” risponde Alessandra Bianco. “Il fatto di avere un museo, un luogo dove ospitare i nostri eventi ma anche quelli degli altri, è un modo per far passare decine di migliaia di persone. Passare da 40 minuti alle 2 ore in un museo dà a una persona una percezione diversa del marchio rispetto a uno spot. Tutto questo serve a restituire la reputazione, il ruolo sociale e anche la relazione con la città di Torino di Lavazza.  Raccontare l’immaterialità dell’impresa dà anche all’azienda un significato commerciale”. Prima di nuvola è stato proiettato il corto dall’Archivio Storico Lavazza, Lavazza, il piacere del cinema: dal racconto sensoriale del prodotto alla scoperta del cinema, a cura di Caterina Taricano.

Il senso di Save The Cut per la commedia

La giornata di ieri è stata anche quella dell’Area Narrativa del Premio Film Impresa. Una selezione così ricca che è impossibile raccontarla tutta. Abbiamo scelto di presentarvi due tendenze, una di linguaggio e una di contenuto. A livello di linguaggio ci sembra interessante l’idea di trattare temi seri in chiave comedy. Come ha spiegato Mario Sesti introducendo i progetti, si può parlare di un “Save The Cut touch”. La casa di produzione Save The Cut, infatti, ha dimostrato nei suoi film dei tratti comuni: unità di tempo e luogo nel racconto, grande attenzione alla recitazione, con un ottimo lavoro sugli attori, un tocco leggero e ironico.  In Mario in tHERApia, di Alessio Lauria, girato per Hera – con un grande attore, Mario De Biase – un tema importante come lo smaltimento dei rifiuti viene trattato in forma di commedia, con il formato di una webserie velocissima, con episodi di un minuto e mezzo. Mario è un uomo che è in analisi per sopportare i cattivi comportamenti della gente in materia di raccolta dei rifiuti. Il primo giorno – generazione talento di Daniele Barbiero è un corto girato per ELIS e Poste Italiane. È un dialogo simpatico e pieno di sorprese – in ascensore – tra una junior al primo giorno e un senior… su cui non sveliamo nulla. Tra figuracce, subito superate, e chiarimenti si valorizza il senso di lavorare insieme. E si capisce che “parlare è un bisogno ma ascoltare è un’arte”, come diceva Goethe.

Sensibilizzare sulla violenza economica

La seconda tendenza, di contenuto, è quella che vede le aziende usare i loro budget e le loro committenze per sensibilizzare su temi delicati. In questa edizione abbiamo visto due film dedicati alla violenza economica, un tipo di prevaricazione legata alla violenza di genere. Non è la violenza fisica, ma è ugualmente dolorosa e umiliante. Si occupano del tema Punti nascosti di Beatrice Baldacci, prodotto da Giffoni Innovation Hub e Anemone Film e Pane amore e libertà di Rovero Impiglia e Giacomo Cagnetti, prodotto da Guasco Per Magazzini Gabrielli. Punti nascosti, che ha tra i protagonisti una grande attrice come Paola Sotgiu, è un film in cui le storir di due donne che si riverberano l’una nell’altra, tra passato e presente: chi ha vissuto una violenza economica sa riconoscerla se accade agli altri. Il film ha una catarsi finale. E proprio il finale del film è qualcosa di importante. “L’azienda decide di abbracciare un discorso diverso dallo spot” commenta Luigi Sales, Head of Original Productions di Giffoni Hub. “E vogliamo rompere la logica, tipica dello spot pubblicitario, della continua approvazione. Io faccio approvare la sceneggiatura, ma poi il risultato lo faccio vedere solo alla fine. È un percorso diverso da quello dell’agenzia pubblicitaria, che di solito viene martirizzata dall’azienda. Qui comprano un autore di cinema e devono crederci. Le aziende si pongono dei problemi di natura sociale e per questo scelgono non il formato pubblicitario, ma la forma narrativa”. Pane amore e libertà segue un’iniziativa sul tema di Magazzini Gabrielli, consistita nella distribuzione di 200 buste di pane e di sensibilizzazione ai dipendenti. “Il controllo sulla spesa è una forma di abuso. I nostri figli ci guardano” racconta il film, che vede un fratello e una sorella che giocano alla spesa, ma riprendono i comportamenti del padre e della madre: lui la critica pesantemente, lei piange in silenzio. E i bambini ascoltano e ripetono le cose, anche se per gioco.

di Maurizio Ermisino